giovedì 16 luglio 2015

Per non cadere nell’illusione di Prometeo



Identità personale e appartenenza al creato nell’enciclica «Laudato si’».

(Rino Fisichella) Questa è un’enciclica che entra direttamente nel merito della vita quotidiana delle persone, che non permette di assumere scusanti né attenuanti per il mancato rispetto nei confronti della natura e che impone un serio esame di coscienza per ripensare lo stile di vita necessario per guardare al futuro con speranza. L’obiettivo di fondo che si coglie, sembra essere proprio questo: il desiderio di incutere speranza per il futuro. Papa Francesco più volte è ritornato su questo tema. Le parole nette: «Non lasciamoci rubare la speranza» (Evangelii gaudium, 86) sono una eco costante nel suo insegnamento. Si tratta di una speranza pensata e vissuta sotto lo sguardo carico di quella peculiare certezza che proviene dalla fede e che permette di andare oltre i limiti e le contraddizioni dei nostri giorni per farsi carico del futuro dell’umanità e del creato.
«Basta un uomo buono perché ci sia speranza» (Laudato si’, 71). Questa semplice espressione, tipica del linguaggio e della visione di Papa Francesco, afferma che la certezza per la speranza dipende da un piccolo passo che si può compiere, preludio di un cammino che l’intera comunità degli uomini è chiamata a percorrere. Nonostante le contraddizioni, permane una convinzione di fondo: «Gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. A ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle» (Laudato si’, 205). Ecco perché la parola di Papa Francesco è in ogni caso sostenuta dalla forza positiva della fede: «Camminiamo cantando! Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza» (Laudato si’, 244).

Questa premessa era necessaria per immettersi con la dovuta prospettiva nell’analisi di alcune tematiche presenti nell’enciclica. Quando il teologo si pone dinanzi a un testo come Laudato si’, percepisce subito che si tratta di quelle Grenzfragen che costellano spesso gli interventi del magistero negli ultimi decenni. Il termine vuole indicare quelle questioni frontiera che comportano diversi interrogativi sia sul contenuto trattato sia sull’intervento della Chiesa in proposito. Pur non avanzando alcuna pretesa sulla definitività delle proprie posizioni in proposito, ma consapevole di instaurare un vero dialogo tra le diverse istanze (cfr. Laudato si’, 164-188), per giungere a «soluzioni partecipate» (Laudato si’, 164), la Chiesa, comunque, sente il diritto di intervenire su questa tematica perché vi è in gioco il futuro della creazione e la dignità delle persone.
Come si nota, Papa Francesco non tergiversa nel chiarificare subito quanto la tematica ecologica sia un contenuto prettamente connesso con la fede e, pertanto, richieda un intervento specifico da parte del vescovo di Roma. Si ritrova, infatti, una connessione importante tra ecologia ed etica, stile di vita dei credenti e formazione della coscienza, impegno per l’unità del genere umano e critica verso ogni forma di povertà causata dall’individualismo sprezzante di chi intende porre come primato il solo interesse economico. Insomma, le pagine di questa enciclica sono a pieno titolo nel solco della dottrina sociale della Chiesa così come è stata pensata e costruita nel corso degli ultimi due secoli.
Se si vuole, ciò che viene inteso da Papa Francesco è il tema dell’identità a cui nessuno può sfuggire. Su questo tema così determinante, l’enciclica ritorna più volte (cfr. Laudato si’, 46.84), per far comprendere che in gioco vi è un valore fondamentale per la dignità della persona quale l’identità personale, che non sfugge comunque da quella comunitaria e sociale con la quale è strettamente connessa. Il tema dell’identità non può lasciare indifferenti in un periodo come il nostro che vede in atto una massiccia confusione in proposito. Tolta l’identità, infatti, si perde la relazione con se stessi, con gli altri e con il creato perché manca l’essenza stessa della relazione. Non ci si può nascondere che alcune tendenze culturali odierne sono sopraffatte dall’ansia di uniformare tutto. La tenacia del «paradigma tecnocratico» (Laudato si’, 102), a cui Papa Francesco fa spesso riferimento, spesso consiste nel portare con sé proprio la tendenza alla massificazione dell’informazione e della relazionalità, creando spazi di vuoto impressionanti. La mancanza di identità e quindi di autentica relazione interpersonale, spinge a compensazioni che si limitano a essere di pura impronta consumistica. Alla stessa stregua, continua il Papa, si cade in un “attivismo” che spinge verso una sfrenata corsa individualistica priva di ogni responsabilità sociale (cfr. Laudato si’, 236). Come si nota, all’orizzonte si delinea la cultura dell’appartenenza ormai spesso relegata a un’illusione virtuale.
Qui, comunque, non si tratta di contrapporre identità ad appartenenza come se l’una fosse alternativa all’altra. È vero il contrario. Più cresce l’identità personale e maggiormente si rafforza il senso di responsabilità verso il bene comune come espressione di appartenenza a una comunità, a una cultura, a una religione, a uno stile di vita. Obbligare alla sola appartenenza senza il valore dell’identità appesantisce la responsabilità e la fa cadere nell’intolleranza e nel rifiuto, limitando solo al rapporto della convenienza sociale. In questo senso, l’insegnamento di Papa Francesco appare importante per la sua capacità di voler coniugare identità personale e appartenenza al mondo e al creato come un rapporto imprescindibile di realizzazione reciproca.
Ne deriva l’insistenza per uno stile di vita nuovo, capace di creare una cultura in grado di superare le difficoltà e contraddizioni del momento.
Ciò che viene proposto è uno stile di vita tale che permetta di superare l’attuale crisi culturale. Il pensiero di Papa Francesco appare chiaro in proposito: la cultura è anzitutto uno stile di vita. Prima di ricorrere ai grandi sistemi di pensiero è determinante puntare sull’esperienza vissuta perché incide nelle relazioni e perché permette di trasformare il pensiero stesso. Prendere coscienza di questo è la «rivoluzione culturale» (Laudato si’, 114.123), che dovrebbe rendere partecipe l’umanità di oggi per farle riscoprire il tema della bellezza, della verità e dell’unità. Questo è il vero “potere” che l’uomo ha nelle sue mani.
Ritornano con forza in queste pagine le illuminanti e profetiche intuizioni di Romano Guardini nel suo Das Ende der Neuzeit — più volte citato — e Die Macht — non espressamente citato ma fortemente presente con la sua tematica — a cui Papa Francesco attinge a piene mani per provocare una riflessione che incuta forza e dia sostegno al desiderio di cambiamento, in particolare sulla capacità di puntare alla vera libertà e a una decisione creatrice di futuro (cfr. Laudato si’, 108). Insomma, si tratta per l’uomo di oggi di scoprire il vero proprio posto all’interno del creato per non vivere nell’illusione di un ruolo e di un potere che non gli appartiene. Come l’uomo si pone dinanzi a se stesso così di conseguenza si pone dinanzi alla natura, agli altri e a Dio.
Se egli vive perennemente dell’illusione prometeica, cadrà nella perenne tentazione di voler dominare il creato. Se, invece, prende coscienza del suo ruolo di “amministratore responsabile”, allora la relazione con la natura assume una visione di promozione e protezione di ciò che ha ricevuto come dono da custodire e tramandare (cfr. Laudato si’, 116). Si giunge, in questo modo, al nodo della questione ecologica.
Papa Francesco sembra delineare tre percorsi importanti per affrontare la questione, oltre la frammentarietà delle proposte, e tenendo conto di tutta la complessità che essa possiede. Il primo passo consiste nel riconoscimento delle cause; il secondo nel progetto; e il terzo nella sintesi finale.
L'Osservatore Romano