
Sintonia tra sinodo dei vescovi e giubileo.
(Lluís Martínez Sistach, Cardinale arcivescovo di Barcellona) È stato presentato recentemente l’Instrumentum laboris, ossia il documento di lavoro della prossima assemblea ordinaria del sinodo dei vescovi che si riunirà a Roma dal 4 al 25 ottobre prossimi. Questa assemblea ha creato grandi aspettative in tutta la Chiesa. Già l’assemblea straordinaria dell’ottobre dello scorso anno aveva suscitato molto interesse. Noi partecipanti ai lavori ne eravamo pienamente consapevoli. Quell’assemblea è stata come un esercizio preliminare di discernimento e — in termini sportivi — di “riscaldamento”. Alla prossima assemblea spetta il compito di riunire i frutti del lavoro realizzato finora e plasmato nella Relatio synodi, pubblicata per volere del Papa e sinteticamente raccolta nell’Instrumentum laboris presentato ai media.
L’interesse che entrambe le assemblee sinodali stanno suscitando ha una spiegazione. Tutte e due, per decisione del Papa e del segretario generale del sinodo, il cardinale Lorenzo Baldisseri, sono state precedute da un’ampia consultazione di tutto il popolo di Dio. Sentirsi chiamati a esprimere la propria opinione suscita interesse e coinvolge le persone che si considerano in una certa misura corresponsabili delle decisioni che si potranno prendere.
Credo che la lettura dell’Instrumentum laboris riaffermi la volontà della Chiesa di proclamare dinanzi al mondo di oggi il “Vangelo della famiglia”; vale a dire i valori che la visione cristiana del matrimonio e della famiglia propone alle persone e alle società. In questa ottica è prevedibile che il prossimo sinodo confermi il bisogno di sostenere tali valori fondamentali, sottoposti a una forte erosione nella cultura attuale, ma che dimostrano la loro validità e fecondità perenni.
La maggior parte della popolazione mondiale vive oggi in grandi città, come è stato messo in evidenza nel recente congresso internazionale sulla pastorale delle grandi città tenutosi a Barcellona e conclusosi a Roma, con la presenza del Papa. La vita nella grande città è segnata dall’isolamento, dalla solitudine, dalle difficoltà di comunicazione e dal suo costo elevato, a volte anche dalla paura e dalla violenza. Durante il congresso si è osservato che tra la gente esiste una crescente mancanza di fiducia nelle istituzioni, ma con due eccezioni, che sono la famiglia e la religione.
Nella vita urbana la famiglia offre alla persona accoglienza e compagnia; la persona è amata per se stessa, e non solo per quello che fa o per quello che ha. Nella famiglia la persona vive il senso della propria identità: in situazioni di crisi economica e di mancanza di lavoro, la famiglia offre alla persona un sostegno dinanzi alle difficoltà. Per la Chiesa la famiglia cristiana è la prima “scuola di fede”, in cui i figli vivono le prime esperienze cristiane attraverso la testimonianza dei genitori e dei fratelli. La famiglia è stata giustamente considerata dal concilio Vaticano II come una «Chiesa domestica». Per questo il concilio ha affermato che «il bene della persona e della società è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare» (Gaudium et spes, n. 47).
Il compito del sinodo non si può però limitare a questa affermazione del “Vangelo della famiglia”. La fedeltà alla Parola di Dio sul matrimonio e sulla famiglia dovrà essere accompagnata da un impegno a stare, come Chiesa, più vicino alle famiglie, ad aiutarle maggiormente nella loro formazione — prima e durante la vita matrimoniale e familiare — e a sostenere i coniugi che attraversano situazioni particolarmente dolorose.
I lavori preparatori della prossima assemblea sinodale sono intensi. A essi si unisce la preghiera del popolo di Dio affinché risultino fecondi. Infatti, per volere del Papa, la basilica della Sagrada Família di Barcellona, insieme a quelle di Nazaret e di Loreto, è stata indicata come santuario di sensibilizzazione e di preghiera per le famiglie e per i lavori del sinodo. Nella sola basilica progettata e iniziata da Antoni Gaudí, negli ultimi quindici mesi gli oltre tre milioni di visitatori hanno preso con sé ben 982.820 copie del testo della preghiera di Papa Francesco alla Santa Famiglia, edita in sette lingue.
Il sinodo deve unire due valori: quello della fedeltà e quello della misericordia. Pochi giorni dopo la chiusura dell’assemblea sinodale inizierà l’anno santo straordinario per il quale Papa Francesco ha proposto il motto “Misericordiosi come il Padre”, ispirato alla frase evangelica: «Siate misericordiosi come il Padre vostro celeste».
La Chiesa è madre e maestra, come ricorda la frase che tanto stava a cuore a san Giovanni XXIII, che la prese come titolo per una delle sue encicliche. Il suo insegnamento fedele della tradizione perenne della Chiesa deve essere accompagnato dalla comprensione profonda e dalla tenerezza materna. Il beato Paolo VI, nel chiudere il concilio Vaticano II, applicò il messaggio della famosa parabola del buon samaritano alla Chiesa e la propose come il paradigma dell’attuazione della Chiesa nel mondo contemporaneo. La Chiesa deve prendersi maternamente cura delle famiglie ferite, dei separati, dei divorziati e dei divorziati risposati, tema che è stato al centro dell’attenzione dello scorso sinodo straordinario. È urgente trovare parole e procedimenti che — fedeli ai valori perenni del pensiero cristiano — siano anche significativi per queste persone, che non sono e non devono sentirsi come se fossero “scomunicate” ed escluse dalla Chiesa e dalle sue cure.
«La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini», dice Papa Francesco nella Misericordiae vultus (n. 12), la bolla di indizione del giubileo straordinario, che inizierà l’8 dicembre di quest’anno, nella solennità dell’Immacolata Concezione, data in cui ricorrono i cinquant’anni dalla chiusura del Vaticano II.
Dopo una lettura attenta dell’Instrumentum laboris e di quanto affermato dal Papa nelle recenti udienze generali del mercoledì, la mia impressione, e anche la mia speranza, è che il prossimo sinodo sia in sintonia con l’anno santo della misericordia e, in particolare con lo spirito della Misericordiae vultus, offrendo alle famiglie di tutto il mondo un volto veramente misericordioso. Così facendo l’assemblea sinodale farà onore al concilio Vaticano II, nel cinquantesimo della sua chiusura, e in particolare alle solenni parole iniziali della Gaudium et spes, la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
L'Osservatore Romano,