lunedì 20 luglio 2015

Il segreto della conversione cristiana. Incontri che cambiano la vita



(Maurizio Gronchi) Conversione è un termine caro alla tradizione cristiana, col quale viene indicato un nuovo orientamento della vita, la trasformazione della mentalità, una direzione diversa del proprio agire, che sorgono dall’incontro con la persona di Gesù Cristo, scoperto e creduto come Signore da seguire e al quale obbedire. Basta volgere lo sguardo alla trama evangelica per riconoscere come molte persone avvicinate da Gesù si siano sentite attratte da lui, dalla sua parola e dai suoi gesti, dal fascino della sua incomparabile forza interiore. Anche a distanza di tempo, da quasi venti secoli, capita che la presenza delicata e potente del Signore Gesù raggiunga, attraverso innumerevoli strumenti, sotto la guida dello Spirito Santo, persone di ogni cultura, latitudine, condizione di vita, suscitando — e lasciando emergere — un desiderio di novità che appunto si trasforma in conversione, per la quale avvengono effettivi cambiamenti.
A prima vista si potrebbe pensare a un impulso che domanda di volgersi indietro, di riprendere la strada buona abbandonata, di tornare all’osservanza della legge trasgredita. Saulo di Tarso, che aveva consuetudine con la legge mosaica, in realtà, una volta folgorato da Gesù sulla via di Damasco, comprese che era chiamato a compiere un passo in avanti, senza più voltarsi indietro. Cominciò a considerare la vita passata come quella dell’uomo vecchio e la novità di Cristo lo fece diventare uomo nuovo. In tal modo all’apostolo Paolo non sembrò di avere perso qualcosa, ma di aver trovato tutto ciò che stava cercando senza saperlo. Un’esperienza simile è narrata da Agostino nelle Confessioni
Oggi parlare di conversione suscita spesso sentimenti contrastanti, sia in senso generale che in senso religioso. Da una parte vi è la diffusa convinzione che il proprio modo di pensare e di percepire l’identità, faticosamente acquisita e da difendere a ogni costo, sia qualcosa di intangibile, che non può sopportare cambiamenti. Dall’altra, è non meno diffusa la sensazione di incertezza e di incompiutezza, che favorisce una certa fluttuazione tra venti contrari, cui segue una navigazione a vista, senza grandi decisioni radicali e durature. Considerando poi la questione direttamente religiosa — grazie anche al ravvicinato contatto tra fedi diverse — pare che il tema della conversione divenga del tutto marginale, in ragione della feconda tensione tra dialogo e testimonianza. Ora, evidentemente non si tratta di sminuire il valore del rispetto, della tolleranza e dell’accoglienza della altrui identità religiosa, quanto di riflettere sul significato attuale che la conversione può rivestire. 
Nel magistero di Papa Francesco risuona con una certa insistenza l’invito alla «conversione pastorale e missionaria» (Evangelii gaudium, 25), alla «conversione ecologica» (Laudato si’, 216-221), «alla conversione che si rivolge con ancora più insistenza verso quelle persone che si trovano lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita» (Misericordiae vultus, 19). Si tratta di un appello a cerchi concentrici, che va dalla Chiesa intera a tutti gli uomini di buona volontà, con particolare attenzione alle donne e agli uomini che appartengono a gruppi criminali, alle persone fautrici o complici di corruzione.
Che cosa può avvenire nel cuore e nella mente di chi sente rivolto a sé questo invito, avvertendone l’urgenza e al tempo stesso la difficoltà? Si tratta forse di derogare a ciò che siamo, per avventurarci su sentieri sconosciuti e incerti? O non, piuttosto, di riconoscere che il profondo anelito che spinge il cuore ad ascoltare, rimanendo in attesa di una parola che doni speranza e fiducia, può davvero trovare accoglienza e risposta nel Vangelo?
Sono gli incontri che cambiano la vita, e quello che avviene tra le persone nel nome di Gesù Signore continua a essere il più sorprendente. Perché non determina il cedimento di uno a un altro, di uno che la pensa in un modo e si arrende a chi lo convince dell’errore. Il calore di un abbraccio, la delicatezza di un silenzio, la dolcezza di una carezza sono talvolta gli spazi miracolosi in cui avviene un cambiamento, persino una conversione. Attraverso di essi, la grazia di Dio è capace di vincere la sordità, di dissipare la cecità, di spargere il suo profumo, di toccare il cuore rendendolo ardente del desiderio di pace.
Nelle conversioni ciò che si ricorda è una percezione, l’inizio di un moto interiore, che più tardi si riconoscerà come azione divina, segreta, intima e potente. La gioia grata di chi sa di aver incontrato il Signore diverrà scelta consapevole e duratura grazie alla scoperta del volto di un Signore che quando chiede non vuole avere, ma solo donare. Come ripete sant’Agostino, da quod iubes et iube quod vis, “Signore, dà ciò che chiedi e chiedi ciò che vuoi”.
L'Osservatore Romano