venerdì 17 luglio 2015

La laurea breve di Alfonso


Amato dal popolo. La laurea breve di Alfonso 

(Mario Colavita) Fra i trentasei dottori della chiesa, sant’Alfonso Maria de’ Liguoririsulta essere il più giovane, considerando l’anno della sua morte (1787) e l’anno della sua proclamazione (1871). L’iter della causa di dottorato del santo fu “veloce” anche se incontrò qualche resistenza. Basti pensare che san Tommaso e san Bonaventura sono stati dichiarati dottori trecento anni dopo la loro morte; sant’Alfonso solamente ottantaquattro anni dopo. Inoltre, mentre per tanti altri dottori della Chiesa trascorsero molti secoli prima di essere onorati di questo insigne titolo, sant’Alfonso è stato proclamato in meno di un secolo.
Dopo la sua canonizzazione avvenuta il 26 maggio del 1839, molti vescovi, arcivescovi, cardinali, abati, generali di congregazioni chiesero espressamente a Papa Gregorio XVI di ascrivere sant’Alfonso tra i dottori della Chiesa. Tre cose, secondo Benedetto XIV, si richiedono per onorare uno scrittore ecclesiastico col titolo di dottore: dottrina eminente, insigne santità e la dichiarazione solenne del romano Pontefice. Nel 1867 Pio IX invitò a Roma tutti i vescovi dell’orbe per la ricorrenza del centenario del martirio di san Pietro; due anni dopo convocò nella basilica vaticana il concilio ecumenico Vaticano i. In quell’occasione i presuli non mancarono di rinnovare la fiducia per il titolo di dottore della Chiesa al santo napoletano. Terminato il concilio e l’iter previsto, con decreto del 23 marzo 1871 Pio IX approvò il titolo di dottore della Chiesa universale per sant’Alfonso Maria de’ Liguori con queste parole: «Egli allontanò e disperse le tenebre degli errori, diffuse largamente dagli increduli e dai giansenisti, con opere dotte e specialmente con i trattati di teologia morale. Inoltre chiarì alcune questioni oscure, illuminò alcune questioni dubbiose, spianando la via sicura tra le complesse sentenze dei teologi sia lassiste che rigoriste, via attraverso la quale i pastori delle anime dei fedeli di Cristo potessero procedere con piede sicuro».
Gli scritti teologici di sant’Alfonso contrastarono notevolmente il giansenismo rigorista restituendo ai pastori fiducia, retto cammino e alle anime respiro di misericordia e di perdono. La sua morale ben si concilia con l’ascetica viva e l’agire pastorale: non è ridotta ad arido catalogo di peccati e di casi. Le opere ascetiche del de’ Liguori hanno avuto il pregio di accendere nei cuori di tutti meravigliosi affetti di amore a Gesù Cristo, di fiducia nella sua misericordia e devozione alla Vergine santa. Non si spiega altrimenti il perché sant’Alfonso sia l’autore più ristampato nel Settecento-Ottocento. Tanto è vero che nelDizionario istorico degli uomini illustri, stampato a Venezia nel 1796, di sant’Alfonso si dice: «Scrisse più libri per i dotti, e per gli ignoranti; per i secolari, per i religiosi, e per le claustrali; per i seminari, e per i vescovi, per gli increduli, ed infino per i regnanti. Che se in molte di esse non si trovano metafore piacevoli, descrizioni fiorite, ritratti vivi, cadenze armoniose, vi si trovano però le massime evangeliche maneggiate in modo istruttivo, ed insinuante».
Fra i dottori della Chiesa Alfonso ha meritato il titolo di doctor zelantissimus a significare il suo costante impegno per una rinnovata pastorale della Chiesa, in cui l’amore a Dio e al suo popolo rinnova e innova l’agire pastorale. Benedetto XVI in una catechesi ha tratteggiato l’identikit del santo zelantissimo dicendo: «Sant’Alfonso Maria de’ Liguori è un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime predicando il Vangelo e amministrando i Sacramenti, unito ad un modo di agire improntato a una soave e mite bontà, che nasceva dall’intenso rapporto con Dio, che è la Bontà infinita. Ha avuto una visione realisticamente ottimista delle risorse di bene che il Signore dona ad ogni uomo e ha dato importanza agli affetti e ai sentimenti del cuore, oltre che alla mente, per poter amare Dio e il prossimo».
Sant’Alfonso è entrato a buon diritto nel cuore e nella spiritualità del popolo di Dio. Non ha forzato la mano imponendosi, ha chiesto umilmente permesso con i suoi scritti di teologia, devozione, canti spirituali. Questi hanno forgiato e indirizzato la spiritualità popolare per più di due secoli. Sant’Alfonso ha detto e scritto parole che sono rimaste tra la gente più povera e sprovveduta. Il popolo cristiano non ne ha conosciute molte di eguali: «I fedeli le hanno ascoltate dalle loro mamme, se ne sono nutriti come d’un latte, le han fatte proprie e trasmesse» (Giuseppe De Luca). E Benedetto Croce ebbe a dire: «Il molto simpatico santo napoletano… Alfonso dei Liguori, avvocato, gentiluomo, ricco di buon senso e  (che non guasta) non fanatico spagnolo, ma giudizioso italiano e napoletano».
L'Osservatore romano