
Concluso a Washington il programma Institute for Ecumenical Leadership promosso della Conferenza episcopale.
(Riccardo Burigana) «Una sempre più approfondita comprensione della centralità del dialogo ecumenico e interreligioso nella testimonianza cristiana alla luce del magistero della Chiesa»: questo è lo scopo del programma Institute for Ecumenical Leadership secondo le parole di padre Don Rooney.
Il programma, promosso dalla Catholic Association of Diocesan Ecumenical and Interreligious Officers (Cadeio), del quale Rooney è il direttore, da anni propone dei corsi rivolti soprattutto a coloro che devono assumere la responsabilità di un ufficio, di una commissione, di un centro impegnato nella promozione della dimensione ecumenica e interreligiosa nella Chiesa e nella società degli Stati Uniti. Questo programma ha avuto la sua tradizionale tappa estiva, a Washington, dal 12-16 luglio, per approfondire lo stato del dialogo ecumenico. Sotto la guida di monsignor John A. Radano, docente alla Seton Hall University, i partecipanti hanno affrontato gli elementi fondamentali del magistero della Chiesa nella promozione dell’ecumenismo, soffermandosi sulla nuova situazione del dialogo ecumenico; si è parlato anche dell’imminente viaggio del Papa negli Stati Uniti e delle attese per il momento di preghiera ecumenica e interreligiosa, che Francesco presiederà a Ground Zero, a New York.
Il concilio Vaticano II — ha ricordato monsignor Radano — costituisce l’inizio di una stagione che ha dato e continua a dare «molti frutti» in campo ecumenico grazie ai dialoghi bilaterali che si sono sviluppati nel tempo. Tra questi appaiono particolarmente significativi i rapporti tra Chiesa cattolica e il World Council of Churches.
Della situazione presente ha parlato anche padre John Crossin, direttore del segretariato per le questioni ecumeniche e interreligiose (Seia) della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Il religioso ha posto l’attenzione su quanto sia significativo il cammino nella riscoperta di una spiritualità ecumenica e al tempo stesso quanto sia necessario trovare sempre nuove forme per il dialogo ecumenico e interreligioso, come strada privilegiata per l’annuncio del Vangelo e per la costruzione della pace nel mondo. Inoltre, si è discusso dello stato del dialogo della Chiesa cattolica con gli ortodossi: in questo dialogo convivono speranze e difficoltà che si potrebbero superare se si procedesse sulla strada di una riconciliazione delle memorie in grado di far comprendere quanto gravi sono state, e in parte sono tuttora, le conseguenze della divisioni, come ha detto padre Ron Roberson, direttore associato del Seia.
Ampio spazio è stato anche dedicato alla lettura e al commento del documento: “Dal Conflitto alla Comunione”, che ha introdotto la discussione sulle reali prospettive, anche a livello nazionale, per una celebrazione ecumenica del 500° anniversario della Riforma. Al termine dell’incontro, come ha ricordato Don Rooney, il Cadeio conferma il suo impegno, che va avanti da oltre 30 anni nel campo di una formazione ecumenica fatta di studio ma soprattutto di condivisione di esperienze.
Il programma, promosso dalla Catholic Association of Diocesan Ecumenical and Interreligious Officers (Cadeio), del quale Rooney è il direttore, da anni propone dei corsi rivolti soprattutto a coloro che devono assumere la responsabilità di un ufficio, di una commissione, di un centro impegnato nella promozione della dimensione ecumenica e interreligiosa nella Chiesa e nella società degli Stati Uniti. Questo programma ha avuto la sua tradizionale tappa estiva, a Washington, dal 12-16 luglio, per approfondire lo stato del dialogo ecumenico. Sotto la guida di monsignor John A. Radano, docente alla Seton Hall University, i partecipanti hanno affrontato gli elementi fondamentali del magistero della Chiesa nella promozione dell’ecumenismo, soffermandosi sulla nuova situazione del dialogo ecumenico; si è parlato anche dell’imminente viaggio del Papa negli Stati Uniti e delle attese per il momento di preghiera ecumenica e interreligiosa, che Francesco presiederà a Ground Zero, a New York.
Il concilio Vaticano II — ha ricordato monsignor Radano — costituisce l’inizio di una stagione che ha dato e continua a dare «molti frutti» in campo ecumenico grazie ai dialoghi bilaterali che si sono sviluppati nel tempo. Tra questi appaiono particolarmente significativi i rapporti tra Chiesa cattolica e il World Council of Churches.
Della situazione presente ha parlato anche padre John Crossin, direttore del segretariato per le questioni ecumeniche e interreligiose (Seia) della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Il religioso ha posto l’attenzione su quanto sia significativo il cammino nella riscoperta di una spiritualità ecumenica e al tempo stesso quanto sia necessario trovare sempre nuove forme per il dialogo ecumenico e interreligioso, come strada privilegiata per l’annuncio del Vangelo e per la costruzione della pace nel mondo. Inoltre, si è discusso dello stato del dialogo della Chiesa cattolica con gli ortodossi: in questo dialogo convivono speranze e difficoltà che si potrebbero superare se si procedesse sulla strada di una riconciliazione delle memorie in grado di far comprendere quanto gravi sono state, e in parte sono tuttora, le conseguenze della divisioni, come ha detto padre Ron Roberson, direttore associato del Seia.
Ampio spazio è stato anche dedicato alla lettura e al commento del documento: “Dal Conflitto alla Comunione”, che ha introdotto la discussione sulle reali prospettive, anche a livello nazionale, per una celebrazione ecumenica del 500° anniversario della Riforma. Al termine dell’incontro, come ha ricordato Don Rooney, il Cadeio conferma il suo impegno, che va avanti da oltre 30 anni nel campo di una formazione ecumenica fatta di studio ma soprattutto di condivisione di esperienze.
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Organizzato dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Dialogo con i pentecostali
Si è conclusa a Roma il 17 luglio la quinta sessione della sesta fase del Dialogo internazionale cattolico-pentecostale, sul tema «I carismi nella Chiesa: significato spirituale, discernimento e implicazioni pastorali».
Secondo quanto riferisce un comunicato del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ai lavori — iniziati venerdì 10 — hanno preso parte cattolici nominati dal dicastero vaticano e alcune Chiese e leader pentecostali classici. I temi dibattuti nelle precedenti quattro sessioni erano stati: «carismi - il nostro terreno comune» (2011), «discernimento» (2012), «guarigione» (2013) e «profezia» (2014).
La sessione di questo 2015 è stata dedicata alla stesura della relazione conclusiva, la cui pubblicazione è prevista all’inizio del prossimo anno.
L’obiettivo di questo Dialogo, iniziato nel 1972, è di promuovere il rispetto e la comprensione reciproci nelle questioni di fede e di pratica. Lo scambio sincero e il dibattito franco sulle posizioni e le pratiche delle due tradizioni sono stati i principi guida di tali conversazioni, che comprendono servizi di preghiera quotidiani, guidati a turno da cattolici e pentecostali.
Il co-presidente cattolico del dialogo è il vescovo statunitense Michael F. Burbidge, di Raleigh. Il co-presidente pentecostale, anch’egli statunitense, è il reverendo Cecil M. Robeck (Assemblies of God), Fuller theological seminary, Pasadena.
Durante le sessioni di lavoro che si sono tenute a Roma, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio ha incontrato il gruppo per partecipare al dialogo, raccogliere punti di vista e rispondere a domande. I partecipanti hanno inoltre avuto un incontro informale con il vescovo segretario del dicastero, monsignor Brian Farrell.
Domenica 12, ricordando gli itinerari missionari dell’Apostolo delle genti e il suo viaggio a Roma, i partecipanti hanno assistito alla messa nella basilica di San Paolo fuori le mura, godendo dell’ospitalità della comunità benedettina.
Il vescovo Burbidge ha dichiarato che «è stato un privilegio fungere da co-presidente in questa fase del Dialogo internazionale cattolico-pentecostale, e un vero onore lavorare con colleghi tanto impegnati in entrambi i gruppi, mentre abbiamo dedicato la nostra attenzione ai carismi nella Chiesa e al loro significato spirituale. Attraverso gli eruditi interventi che sono stati fatti, il dibattito sincero e rispettoso durante tutto il Dialogo e il tempo di preghiera comune, abbiamo raggiunto una comprensione più profonda degli ambiti di intesa per quanto riguarda i carismi, la guarigione, le profezie e il discernimento, come anche dei punti di divergenza. Abbiamo inoltre individuato insieme sfide e opportunità pastorali mentre continuiamo a invitare gli altri ad affidarsi maggiormente ai doni dello Spirito, che è sempre all’opera in noi».
Il reverendo Robeck ha osservato che «l’attuale fase di dialogo ha rivelato che l’insegnamento dei pentecostali e dei cattolici sui carismi, o doni dello Spirito Santo, coincidono su molti punti. Entrambe le tradizioni riconoscono che ogni credente ha ricevuto uno o più doni dallo Spirito Santo, che devono essere utilizzati per costruire la Chiesa e servire il mondo. Tali doni sono stati presenti nella Chiesa sin dai tempi del Nuovo Testamento. Considerando i problemi posti dalla società nella cultura attuale, riconosciamo che dobbiamo affrontare sfide comuni in cui la nostra gente deve affidarsi all’aiuto dello Spirito Santo per esercitare tali carismi in modi ponderati e creativi mentre cerca di diffondere il messaggio di amore e di perdono che Gesù Cristo ha portato al mondo».
L'Osservatore Romano
Secondo quanto riferisce un comunicato del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ai lavori — iniziati venerdì 10 — hanno preso parte cattolici nominati dal dicastero vaticano e alcune Chiese e leader pentecostali classici. I temi dibattuti nelle precedenti quattro sessioni erano stati: «carismi - il nostro terreno comune» (2011), «discernimento» (2012), «guarigione» (2013) e «profezia» (2014).
La sessione di questo 2015 è stata dedicata alla stesura della relazione conclusiva, la cui pubblicazione è prevista all’inizio del prossimo anno.
L’obiettivo di questo Dialogo, iniziato nel 1972, è di promuovere il rispetto e la comprensione reciproci nelle questioni di fede e di pratica. Lo scambio sincero e il dibattito franco sulle posizioni e le pratiche delle due tradizioni sono stati i principi guida di tali conversazioni, che comprendono servizi di preghiera quotidiani, guidati a turno da cattolici e pentecostali.
Il co-presidente cattolico del dialogo è il vescovo statunitense Michael F. Burbidge, di Raleigh. Il co-presidente pentecostale, anch’egli statunitense, è il reverendo Cecil M. Robeck (Assemblies of God), Fuller theological seminary, Pasadena.
Durante le sessioni di lavoro che si sono tenute a Roma, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio ha incontrato il gruppo per partecipare al dialogo, raccogliere punti di vista e rispondere a domande. I partecipanti hanno inoltre avuto un incontro informale con il vescovo segretario del dicastero, monsignor Brian Farrell.
Domenica 12, ricordando gli itinerari missionari dell’Apostolo delle genti e il suo viaggio a Roma, i partecipanti hanno assistito alla messa nella basilica di San Paolo fuori le mura, godendo dell’ospitalità della comunità benedettina.
Il vescovo Burbidge ha dichiarato che «è stato un privilegio fungere da co-presidente in questa fase del Dialogo internazionale cattolico-pentecostale, e un vero onore lavorare con colleghi tanto impegnati in entrambi i gruppi, mentre abbiamo dedicato la nostra attenzione ai carismi nella Chiesa e al loro significato spirituale. Attraverso gli eruditi interventi che sono stati fatti, il dibattito sincero e rispettoso durante tutto il Dialogo e il tempo di preghiera comune, abbiamo raggiunto una comprensione più profonda degli ambiti di intesa per quanto riguarda i carismi, la guarigione, le profezie e il discernimento, come anche dei punti di divergenza. Abbiamo inoltre individuato insieme sfide e opportunità pastorali mentre continuiamo a invitare gli altri ad affidarsi maggiormente ai doni dello Spirito, che è sempre all’opera in noi».
Il reverendo Robeck ha osservato che «l’attuale fase di dialogo ha rivelato che l’insegnamento dei pentecostali e dei cattolici sui carismi, o doni dello Spirito Santo, coincidono su molti punti. Entrambe le tradizioni riconoscono che ogni credente ha ricevuto uno o più doni dallo Spirito Santo, che devono essere utilizzati per costruire la Chiesa e servire il mondo. Tali doni sono stati presenti nella Chiesa sin dai tempi del Nuovo Testamento. Considerando i problemi posti dalla società nella cultura attuale, riconosciamo che dobbiamo affrontare sfide comuni in cui la nostra gente deve affidarsi all’aiuto dello Spirito Santo per esercitare tali carismi in modi ponderati e creativi mentre cerca di diffondere il messaggio di amore e di perdono che Gesù Cristo ha portato al mondo».
L'Osservatore Romano