lunedì 3 ottobre 2011

Francesco d'Assisi: Lettere

LETTERE

LETTERA AI FEDELI

(Prima recensione)

[Esortazione ai fratelli e alle sorelle della penitenza]

Nel nome del Signore!

CAPITOLO I

DI COLORO CHE FANNO PENITENZA

[178/1] 1 Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, 2 e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, 3 e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 4 e fanno frutti degni di penitenza:

[178/2] 5 Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; 6 perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; 7 e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.

8 Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Si­gnore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. 9 Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. 10 Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del di­vino amore e della pura e sincera coscienza, lo generia­mo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio.

[178/3] 11 Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!

12 Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

13 Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umi­le, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni co­sa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, 14 il quale offri la sua vita per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: «Padre santo, custodi­scili nel tuo nome, coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me. 15 E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 16 lo prego per essi e non per il mondo. 17 Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso. 18 Non prego sol­tanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola, perché siano santificati nell’uni­tà, come lo siamo anche noi. 19 E voglio, Padre, che dove sono io, siano anch’essi con me, affinché contem­plino la mia gloria, nel tuo regno». Amen.

CAPITOLO II

DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA

[178/4] 1 Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, 2 e non ricevono il corpo e il san­gue del Signore nostro Gesù Cristo, 3 e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concu­piscenza e i cattivi desideri della loro carne, 4 e non os­servano quelle cose che hanno promesso al Signore, 5 e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carna­li e alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: 6 costoro sono prigionieri del diavolo, del quale sono figli e fanno le opere; 7 sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cri­sto. 3 Non hanno la sapienza spirituale, poiché non posseggono il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre; 9 di loro è detto: «La loro sapienza è stata ingoia­ta», e: «Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi co­mandamenti». 10 Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima.

[178/5] 11 Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri ne­mici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il peccato e cosa amara sottopor­si a servire Dio, 12 poiché tutti i vizi e i peccati esco­no e procedono dal cuore degli uomini, come dice il Si­gnore nel Vangelo. 13 E non avete niente in questo mondo e neppure nell’altro. 14 E credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, per­ché verrà il giorno e l’ora alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvici­na e cosi si muore di amara morte.

[178/6] 15 E in qualsiasi luogo, tempo e modo l’uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione, se poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l’anima di lui dal suo corpo, con una an­goscia e tribolazione cosi grande, che nessuno può sape­re se non colui che la prova.

16 E tutti i talenti e il potere e la scienza e sapienza, che credevano di possedere, sarà loro tolta. 17 E lasciano tutto ai parenti e agli amici. Ed ecco, questi si sono già preso e spartito tra loro il patri­monio di lui, e poi hanno detto: «Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci di più e procurarsi di più di quanto si è procurato!». 18 I vermi mangiano il cada­vere, e così hanno perduto il corpo e l’anima in questa breve vita e andranno all’inferno, dove saranno tormen­tati eternamente.

[178/7] 19 Tutti coloro ai quali perverrà questa lette­ra, li preghiamo, nella carità che è Dio, che accolgano benignamente con divino amore queste fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo scritto. 20 E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, 21 e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita.

22 E coloro che non faranno questo, dovranno ren­derne ragione nel giorno del giudizio, davanti a tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.


LETTERA AI FEDELI

(Seconda recensione)

[179] 1 Nel nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.

A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Fran­cesco, loro servo e suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore.

[180] 2 Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servi­re a tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore. 3 E perciò, considerando che non posso visita­re personalmente i singoli, a causa della malattia e de­bolezza del mio corpo, mi sono proposto di riferire a voi, mediante la presente lettera e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita.

I. IL VERBO DEL PADRE

[181] 4 L’altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Pa­dre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei rice­vette la vera carne della nostra umanità e fragilità.

[182] 5 Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, vol­le scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà.

[183] 6 E, prossimo alla passione, celebrò la pa­squa con i suoi discepoli, e prendendo il pane, rese gra­zie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: «Prendete e mangia­te, questo è il mio corpo». 7 E prendendo il calice dis­se: «Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati». 6 Poi pregò il Padre dicendo: «Padre, se è possibile, pas­si da me questo calice». 9 E il suo sudore divenne simile a gocce di sangue che scorre per terra. Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre dicendo: «Padre, sia fatta la tua volontà; non come voglio io, ma come vuoi tu».

[184] 11 E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio san­gue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, 12 non per sé, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, ma in espiazione dei nostri peccati, 13 lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le or­me. 14 E vuole che tutti siamo salvi per mezzo di lui e che lo riceviamo con cuore puro e col nostro corpo casto.

[185] 15 Ma pochi sono coloro che lo vogliono riceve­re ed essere salvati per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo peso leggero.

II. DI QUELLI CHE NON VOGLIONO OSSERVARE

I COMANDAMENTI Dl DIO

[186] 16 Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; 17 di essi dice il profeta: «Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti». 18 Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signo­re e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e tutta l’ani­ma, e il prossimo tuo come te stesso».

III. DELL’AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO

[187] 19 Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuo­re puro e mente pura, poiché egli stesso, ricercando que­sto sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori adore­ranno il Padre nello Spirito e nella verità. 20 Tutti infatti quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino nello spirito della verità.

[188] 21 Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte, dicendo: «Padre nostro, che sei nei cieli», poi­ché bisogna che noi preghiamo sempre senza stancarci.

IV. DELLA VITA SACRAMENTALE

[189] 22 Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo. 23 Chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio. 24 Lo deve però mangiare e bere de­gnamente, poiché chi lo riceve indegnamente, mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo del Signo­re, cioè non distinguendolo dagli altri cibi.

[190] 25 Facciamo, inoltre, frutti degni di peniten­za. 26 E amiamo i prossimi come noi stessi. 27 E se uno non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.

V. DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA

[191] 28 Coloro poi che hanno ricevuto l’autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; 29 infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.

[192] 30 Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo elemosine, perché l’elemosina lava l’anima dalle brutture dei peccati. 31 Gli uomini infatti perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo, ma portano con sé la ricompensa della carità e le elemosine che hanno fatto, di cui avranno dal Signore il premio e la degna ricom­pensa.

VI. DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE

[193] 32 Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi e dai peccati. a e da ogni eccesso nel mangiare e nel bere ed essere cattolici. 33 Dobbiamo anche visi­tare frequentemente le chiese e venerare e usare reve­renza verso i chierici, non tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l’ufficio e l’amministrazione del santis­simo corpo e sangue di Cristo, che sacrificano sull’altare e ricevono e amministrano agli altri.

[194] 34 E siamo tutti fermamente convinti che nes­suno può essere salvato se non per mezzo delle sante pa­role e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. 35 Ed essi soli debbono amministrarli e non altri.

36 Specialmente poi i religiosi, i quali hanno ri­nunciato al mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi, senza però tralasciare queste.

VII. DELL’AMORE VERSO I NEMICI

[195] 37 Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi e i peccati escono dal cuore.

[196] 38 Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano. 39 Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. 40 Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbe­dienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.

VIII. UMILTÀ NEL COMANDARE

[197] 41 E nessun uomo si ritenga obbligato dall’ob­bedienza a obbedire a qualcuno là dove si commette de­litto o peccato. 42 E colui al quale è affidata l’obbe­dienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli, 43 e usi ed abbia nei confron­ti di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso simile.

[198] 44 E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.

IX. DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE

[199] 45 Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. 46 Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profe­ta: «lo sono un verme e non un uomo, l’obbrobrio degli uo­mini e scherno del popolo».

47 Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli al­tri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio.

X. DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO

[200] 48 E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e perseve­reranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spiri­to del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimo­ra. 49 E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, 50 e sono sposi, fratelli e madri del Si­gnore nostro Gesù Cristo.

51 Siamo sposi, quando l’anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l’azione dello Spirito Santo. 52 E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. 53 Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo at­traverso il santo operare, che deve risplendere in esem­pio per gli altri.

[201] 54 Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!

55 Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabi­le avere un tale Sposo!

56 Oh, come è santo come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi, di­cendo: «Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. 57 Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me. 58 E le paro­le che desti a me, le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro e non per il mondo. Benedicili e santificali. 59 E per loro io santifico me stesso, affinché siano santificati nell’unità, come lo siamo noi. 60 E voglio, o Padre, che dove io sono ci siano anch’essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno».

[202] 61 A colui che tanto patì per noi, che tanti be­ni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatu­ra che vive nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione, 62 poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza. Egli che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.

XI. DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA

[203] 63 Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 64 e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno promesso, 65 e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e preoccupazioni del mondo e le cure di questa vita, 66 ingannati dal diavolo di cui sono figli e ne compiono le opere, costoro sono ciechi poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo.

67 Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in sé il Figlio di Dio, che è la vera sa­pienza del Padre. Di essi dice la Scrittura: «La loro sa­pienza è stata divorata». 68 Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro anime.

[204] 69 Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemi­ci, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al cor­po è dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e proce­dono dal cuore degli uomini, come dice il Signore nel Vangelo. 70 E così non possedete nulla né in que­sto mondo né nell’altro. 71 Credete di possedere a lun­go le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora che non pensate, non conoscete e ignorate.

XII. IL MORIBONDO IMPENITENTE

[205] 72 Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: «Disponi delle tue cose». 73 Ecco, la moglie di lui, i figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. 74 Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando tra sé dice: «Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani». 75 In verità questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. 76 Perciò dice il Signore per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo che confida nel­l’uomo!».

77 E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: «Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?». 78 Rispose: «Sì». «Vuoi dare soddisfazione, con i tuoi mezzi, cosi come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai inganna­to gli uomini?». 79 Risponde: «No». E il sacerdote: «Perché no?». 80 «Perché ho consegnato ogni mio ave­re nelle mani dei parenti e degli amici». 81 E inco­mincia a perdere la parola, e così quel misero muore.

82 Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compie­re la soddisfazione sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così grandi, che nessuno può sape­re se non chi ne fa la prova. 83 E tutti i talenti e l’au­torità e la scienza, che credeva di possedere, gli sono portati via. 84 Egli li lascia ai parenti e agli amici; ed essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi di­cono: «Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e acquistare più di quanto non acquistò!». 85 I vermi divorano il corpo; e così quell’uomo perde l’anima e il corpo in questa breve vita e va all’inferno, ove sarà tor­mentato eternamente.

86 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

[206] 87 Io frate Francesco, il più piccolo servo vo­stro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio, e col desiderio di baciarvi i piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare e osservare. 87bis E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita. E coloro che non faranno ciò, ne rende­ranno ragione nel giorno del giudizio davanti al tribuna­le di Cristo. 88 E tutti quelli e quelle che con benevo­lenza le accoglieranno e le comprenderanno e ne invie­ranno copie ad altri, se in esse persevereranno fino alla fine, li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.


LETTERA A TUTTI I CHIERICI

SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE

a) Prima recensione

[207/a] 1 Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguar­do al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che santificano il corpo.

2 Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.

3 Niente infatti possediamo e vediamo corporalmen­te in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il cor­po e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali sia­mo stati creati e redenti «da morte a vita».

[208/a] 4 Tutti coloro, poi, che amministrano così san­ti misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li ammini­stra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i cor­porali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. 5 E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

[209/a] 6 Anche i nomi e le parole di lui scritte talvol­ta vengono calpestate, 7 poiché «l’uomo carnale non comprende le cose di Dio».

8 Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si conse­gna nelle nostre mani e noi l’abbiamo a nostra disposi­zione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?

10 Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11 e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collo­cato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.

12 Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.

13 Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fi­ne, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. 14 E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere «ragione» davanti al Signore nostro Gesù Cristo «nel giorno del giudizio».

15 E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.


LETTERA A TUTTI I CHIERICI

SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE

b) Seconda recensione

[207] 1 Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguar­do al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo.

2 Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.

3 Niente infatti possediamo e vediamo corporalmen­te in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il cor­po e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali sia­mo stati creati e redenti «da morte a vita».

[208] 4 Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore nostro.

5 E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, vie­ne trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le do­vute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

[209] 6 Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7 perché «l’uomo carnale non com­prende le cose di Dio».

8 Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si conse­gna nelle nostre mani e noi l’abbiamo a nostra disposi­zione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?

10 Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11 e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collo­cato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.

12 Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.

13 E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle costituzioni della Santa Madre Chiesa.

14 E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere «ragione» al Signore nostro Gesù Cristo «nel giorno del giudizio».

15 E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.


LETTERA AI REGGITORI DEI POPOLI

[210] 1 A tutti i podestà e consoli, magistrati e reggi­tori d’ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura sa­lute e pace.

[211] 2 Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. 3 Vi supplico perciò, con tutta la reve­renza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di que­sto mondo e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché tutti coloro che dimenticano il Signore e si allon­tanano dai comandamenti di lui, sono maledetti e sa­ranno dimenticati da lui.

4 E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte. 5 E quanto più sapienti e potenti saranno stati in que­sto mondo tanto maggiori saranno i tormenti che do­vranno patire nell’inferno.

[212] 6 Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei si­gnori che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria.

[213] 7 E siete tenuti ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera si annun­ci, mediante un banditore o qualche altro segno, che siano rese lodi e grazie all’onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. 8 E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.

9 Coloro che riterranno presso di sé questo scritto e lo metteranno in pratica, sappiano che saranno benedet­ti dal Signore Iddio.


LETTERA A TUTTO L’ORDINE

[214] 1 Nel nome della somma Trinità e della santa Unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

[215] 2 A tutti i frati a cui debbo reverenza e grande amore, a frate... A., ministro generale della Religio­ne dei frati minori, suo signore, e agli altri ministri ge­nerali che succederanno a lui, e a tutti i ministri e custo­di e sacerdoti della stessa fraternità, umili in Cristo, e a tutti i frati semplici che vivono nell’obbedienza, primi e ultimi, 3 frate Francesco, uomo di poco conto e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in Colui che ci ha re­denti e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue. 4 Ascoltando il nome di lui, adoratelo con timore e ri­verenza proni verso terra: Signore Gesù Cristo, Figlio dell’Altissimo è il suo nome, che è benedetto nei secoli.

[216] 5 Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole. 6 Inclinate l’orecchio del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. 7 Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi pre­cetti e adempite perfettamente i suoi consigli.

8 Lodatelo poiché è buono ed esaltatelo nelle opere vostre, 9 poiché per questo vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c’è nessuno Onnipotente eccetto Lui. 10 Perseverate nella disciplina e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. 11 Il Signore Iddio si offre a noi come a figli.

I. DELLA RIVERENZA VERSO IL CORPO DEL SIGNORE

[217] 12 Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, ba­ciandovi i piedi e con tutto l’amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete, tutta la riverenza e tut­to l’onore al santissimo corpo e sangue del Signore no­stro Gesù Cristo, 13 nel quale tutte le cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente.

II. DELLA SANTA MESSA

[218] 14 Prego poi nel Signore tutti i miei frati sa­cerdoti, che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell’Altissimo, che quando vorranno celebrare la Messa puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini. 15 Ma ogni volontà, per quanto l’aiuta la grazia divina, si orienti a Dio, desi­derando con la Messa di piacere soltanto allo stesso sommo Signore, poiché in essa egli solo opera come a lui piace. 16 Poiché è lui stesso che dice: «Fate questo in memoria di me», se uno farà diversamente, diventa un Giuda traditore e si fa reo del corpo e del sangue del Signore.

[219] 17 Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto riguardo alla legge di Mosé: colui che la trasgre­diva, anche solo nelle prescrizioni materiali, per senten­za del Signore, era punito con la morte senza nessuna misericordia. 18 Quanto maggiori e più gravi pene meriterebbe di patire colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e contaminato il sangue dell’alleanza, nel quale è santi­ficato, e recato oltraggio allo Spirito della grazia. 19 L’uomo, infatti, disprezza, contamina e calpesta l’Agnello di Dio quando, come dice l’Apostolo, non distin­guendo nel suo giudizio, né discernendo il santo pane di Cristo dagli altri cibi o azioni, lo mangia indegna­mente o, pur essendone degno, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni, sebbene il Signore dica per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo, che compie con frode l’opera di Dio». 20 E il Signore condanna i sa­cerdoti che non vogliono prendere a cuore con sincerità queste cose, dicendo: «Maledirò le vostre benedizioni».

[220] 21 Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo san­tissimo seno; se il beato Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il se­polcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; 22 quanto deve essere santo, giusto e degno colui che stringe nelle sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma eternamente vincitore e glorificato, sul quale gli an­geli desiderano volgere lo sguardo!

23 Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo. 24 E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l’affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo.

25 Grande miseria sarebbe, e miseranda meschini­tà se, avendo lui cosi presente, vi curaste di qualunque altra cosa che esista in tutto il mondo.

[221] 26 Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tre­mi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sa­cerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. 27 O ammirabile altezza e degnazione stupenda!

O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascon­dersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!

28 Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite da­vanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. 29 Nulla, dunque, di voi trat­tenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.

III. DELL’UNICA MESSA DELLA FRATERNITÀ

[222] 30 Per questo motivo ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui i frati dimorano, si celebri una sola Messa al giorno, secondo le norme della santa Chiesa.

[223] 31 Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, l’uno, per amore di carità, si accontenti dell’ascolto della celebrazione dell’altro sacerdote, 32 poiché il Signore Gesù Cristo riempie di se stesso presenti ed assenti che sono degni di lui. 33 Egli, infatti, sebbene sembri es­sere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non co­nosce detrimento di sorta, ma uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito per tutti i secoli dei secoli. Amen.

IV. DELLA VENERAZIONE PER LA SACRA SCRITTURA

[224] 34 E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio, perciò noi, che in modo tutto speciale siamo de­putati ai divini uffici, dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi l’altezza del nostro Creatore e la nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che conten­gono le sue sante parole.

[225] 35 Perciò, ammonisco tutti i miei frati e li in­coraggio in Cristo perché, ovunque troveranno le divine parole scritte, come possono, le venerino 36 e, per quanto spetti a loro, se non sono ben custodite o giaccio­no sconvenientemente disperse in qualche luogo, le rac­colgano e le ripongano in posto decoroso, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate. Mol­te cose infatti sono santificate mediante le parole di Dio e in virtù delle parole di Cristo si compie il sacra­mento dell’altare.

V. CONFESSIONE DEL SANTO

[226] 38 Ed ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata sempre vergine Maria e a tutti i santi in cielo e in terra, a frate H. (Elia), ministro della nostra Religione, come a mio ve­nerabile signore, e ai sacerdoti del nostro Ordine e a tut­ti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei peccati. 39 Ho peccato molto per mia grave colpa, specialmen­te perché non ho osservato la Regola, che ho promesso al Signore, e non ho detto l’ufficio, come la Regola pre­scrive, sia per negligenza sia a causa della mia infermità, sia perché sono ignorante e illetterato.

IV. DELLA REGOLA E DELL’UFFICIO

[227] 40 Perciò scongiuro, come posso, frate H. (Elia) ministro generale, mio signore che faccia osservare da tutti inviolabilmente la Regola, 41 e che i chierici di­cano l’ufficio con devozione, davanti a Dio, non preoccu­pandosi della melodia della voce, ma della consonanza della mente, così che la voce concordi con la mente, la mente poi concordi con Dio, 42 affinché possano piacere a Dio, mediante la purezza del cuore, piut­tosto che accarezzare gli orecchi del popolo con la mol­lezza del canto.

[228] 43 Per quanto mi riguarda, io prometto di os­servare fermamente tutte queste cose, come Dio mi darà la grazia, e le insegnerò ai frati che sono con me perché le osservino, riguardo all’ufficio e alle altre norme stabi­lite dalla Regola.

[229] 44 Quei frati, poi, che non vorranno osservare queste cose, non li ritengo cattolici, né miei frati; non li voglio neppure vedere né parlare con loro, finché non abbiano fatto penitenza.

[230] 45 Lo stesso dico anche per tutti gli altri che vanno vagando, incuranti della disciplina della Regola; 46 poiché il Signore nostro Gesù Cristo dette la sua vita per non venir meno all’obbedienza del Padre santis­simo.

[231] 47 Io, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Iddio, dico in nome del Signore Ge­sù Cristo a frate H. (Elia), ministro di tutta la nostra Re­ligione e a tutti i ministri generali che succederanno a lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, che sono e saranno, che tengano presso di sé questo scritto, ad esso si conformino e lo conservino scrupolosamente. 48 E supplico gli stessi di custodire con sollecitudine e di fare osservare con grande diligenza le cose che vi sono scrit­te, secondo il beneplacito di Dio onnipotente, ora e sem­pre, finché durerà questo mondo.

[232] 49 E voi che farete queste cose siate benedetti dal Signore, e il Signore sia con voi in eterno. Amen.

VII. PREGHIERA CONCLUSIVA

[233] 50 Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, 51 affinché, interiormente purifica­ti, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spi­rito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio dilet­to, il Signore nostro Gesù Cristo, 52 e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Tri­nità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorio­so, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.


LETTERA AD UN MINISTRO

[234] 1 A frate N... ministro. Il Signore ti benedica!

2 Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.

3 E così tu devi volere e non diversamente. 4 E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Si­gnore Iddio e mia per te, perché io fermamente ricono­sco che questa è vera obbedienza. 5 E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. 7 E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.

[235] 8 E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.

9 E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa ma­niera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; 10 e se non chiedesse per­dono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. 11 E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Si­gnore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.

[236] 12 E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così.

[237] 13 Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l’aiuto del Si­gnore, nel Capitolo di Pentecoste, raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:

14 Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemi­co, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedien­za a ricorrere al suo guardiano, 15 E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli fac­ciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del me­dico, ma i malati. 16 E sempre per obbedienza sia­mo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custo­de. 17 Lo stesso custode poi provveda misericordiosa­mente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesi­mo, se si trovasse in un caso simile.

[238] 13 E se fosse caduto in qualche peccato venia­le, si confessi ad un fratello sacerdote. 19 E se in quel luogo non ci fosse un sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo as­solva canonicamente, come è stato detto. 20 E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all’infuori di questa: «Va’ e non peccare più!».

[239] 21 Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. 22 E queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vo­stra cura di completarle, con l’aiuto del Signore Iddio.


PRIMA LETTERA AI CUSTODI

[240] 1 A tutti i custodi dei frati minori ai quali giun­gerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo e pic­colo nel Signore Iddio, augura salute con nuovi segni del cielo e della terra, segni che sono grandi e straordi­nari presso il Signore e sono invece ritenuti in nessun conto da molti religiosi e da altri uomini.

[241] 2 Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichia­te umilmente i chierici di venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cri­sto e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacra­no il corpo. 3 I calici, i corporali, gli ornamenti dell’al­tare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere pre­ziosi. 4 E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande vene­razione e amministrato agli altri con discrezione.

[242] 5 Anche gli scritti che contengono i nomi e le parole del Signore, ovunque fossero trovati in luoghi sconvenienti, siano raccolti e collocati in luogo degno.

[243] 6 E in ogni predica che fate, ricordate al popolo di fare penitenza e che nessuno può essere salvato se non colui che riceve il santissimo corpo e sangue del Si­gnore, 7 e che quando è sacrificato dal sacerdo­te sull’altare o viene portato in qualche parte, tutti, in gi­nocchio, rendano lode, gloria e onore al Signore Iddio vivo e vero.

8 E dovete annunciare e predicare la sua gloria a tutte le genti, cosi che ad ogni «ora» e quando suonano le campane, sempre da tutto il popolo siano lese lodi e grazie a Dio onnipotente per tutta la terra.

[244] 9 E tutti i miei frati custodi ai quali giungerà questo scritto, che ne faranno copia e la terranno presso di sé e la faranno trascrivere per i frati che hanno l’uffi­cio della predicazione e della custodia dei frati, e che predicheranno sino alla fine le istruzioni contenute in questo scritto, sappiano che hanno la benedizione del Si­gnore Iddio e mia.

10 E reputino questo scritto come vera e santa ob­bedienza per loro. Amen.


SECONDA LETTERA AI CUSTODI

[245] 1 A tutti i custodi dei frati minori, ai quali per­verrà questa lettera, frate Francesco, il più piccolo dei servi di Dio, augura salute e pace santa nel Signore.

[246] 2 Sappiate che ci sono delle realtà che, davanti al Signore sono altissime e sublimi, ma a volte sono re­putate dagli uomini vili e spregevoli; 3 mentre altre, ri­tenute care e nobili tra gli uomini, sono invece ritenute vilissime e spregevoli al cospetto di Dio.

[247] 4 Perciò vi supplico, nel Signore Dio nostro, per quanto posso, che vi preoccupiate di consegnare ai ve­scovi e agli altri chierici, quelle lettere che trattano del santissimo corpo e sangue del Signore nostro, 5 e di custodire nella memoria quanto su questo argomento vi abbiano raccomandato.

[248] 6 Dell’altra lettera che vi invio perché la tra­smettiate ai podestà, ai consoli e ai reggitori dei popoli, nella quale è contenuto l’invito a proclamare in pubblico tra i popoli e sulle piazze le lodi di Dio, procurate di fare subito molte copie e di consegnarle con diligenza a coloro ai quali sono indirizzate.


LETTERA A FRATE LEONE

[249] 1 Frate Leone, il tuo frate Francesco ti augura salute e pace.

[250] 2 Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che ci siamo scambiate lungo la via, le riassumo brevemente in questa sola frase e consiglio ­anche se dopo ti sarà necessario tornare da me per con­sigliarti ‑ poiché così ti consiglio: 3 in qualunque ma­niera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di se­guire le sue orme e la sua povertà, fatelo con la benedi­zione del Signore Dio e con la mia obbedienza.

4 E se ti è necessario per il bene della tua anima, per averne altra consolazione, e vuoi, o Leone, venire da me, vieni!


LETTERA A FRATE ANTONIO

[251] 1 A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.

[252] 2 Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spi­rito dell’orazione e della devozione, come sta scritto nel­la Regola.


LETTERA A DONNA GIACOMINA

[253] 1 A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco poverello di Cristo, augura salute nel Signore e la comunione dello Spirito Santo.

[254] 2 Sappi, carissima, che Cristo benedetto, per sua grazia, mi ha rivelato che la fine della mia vita è ormai prossima.

[255] 3 Perciò, se vuoi trovarmi vivo, vista questa let­tera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli, 4 poiché se non verrai prima di tale giorno, non mi potrai trovare vivo.

5 E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. 6 Ti prego ancora di portarmi di quei dolci, che eri so­lita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma.