domenica 10 febbraio 2013

Lasciatevi riconciliare con il Dio vicino

Il Duomo di Milano



«Un appello al pentimento e a riparare il male compiuto deve essere rivolto in modo particolare a coloro che hanno commesso ingiustizia sfruttando il lavoro altrui, sperperando il denaro pubblico, cercando un ingiusto vantaggio personale nell’esercizio di un servizio alla comunità». È quanto si legge nella lettera quaresimale firmata dal vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo Mario Delpini. La lettera del principale collaboratore del cardinale Scola, intitolata «Lasciatevi riconciliare con il Dio vicino» s'inserisce nell’Anno della fede, invita a «un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo» e all'accostarsi nel tempo quaresimale al sacramento della confessione.


Introducendo i «percorsi di riconciliazione» indirizzati particolarmente alle famiglie in difficoltà, il vicario di Milano premette il passaggio dedicato allo sfruttamento del lavoro altrui, allo sperpero del denaro pubblico e all'arricchimento personale «nell'esercizio di un servizio alla comunità». Un riferimento evidente al triste spettacolo offerto dalla politica nella Regione Lombardia, con gli ormai tantissimi casi di malcostume e di corruzione ben noti alle cronache.


La lettera invita «i fedeli ad accostarsi al sacramento della riconciliazione con sincero pentimento e animo aperto alla grazia», invita i sacerdoti a essere «volentieri disponibili» e dunque a passare più tempo in confessionale . Sono indicate 87 chiese «penitenziali» che nel tempo della Quaresima - nella diocesi ambrosiana comincerà domenica prossima - saranno particolarmente dedicate alle confessioni.


Un'attenzione specifica il vescovo Delpini la dedica  a chi ha abortito.  «Desidero rivolgere una parola di speranza e di incoraggiamento in modo particolare a coloro che si sono resi colpevoli di aborto. Le vicende drammatiche e le sofferenze che accompagnano le donne che percorrono la strada che le conduce all’aborto sono di una gravità tragica: il fatto che si copra tutto di silenzio e indifferenza e che si preferisca lasciare sole le donne segnate da questa ferita è motivo di tristezza per tutti. Ma vale anche per loro l'invito lasciatevi riconciliare con Dio».  Chi abortisce o chi favorisce l'aborto è scomunicato, ma la lettera ricorda che il vescovo può attribuire la facoltà di assoluzione dalla scomunica e che hanno questa facoltà «tutti i preti che confessano in Duomo, i parroci, i rettori dei santuari e i superiori dei religiosi e tutti i presbiteri che la ottengano dall'ordinario».


Un'altra attenzione specifica riguarda le «le coppie che soffrono il dramma della divisione». Nella lettera si afferma che «la separazione non deve essere ritenuta irrimediabile» e anche persone che hanno litigato «possono riconciliarsi. È doveroso chiedere perdono a Dio: la separazione non esclude dai sacramenti».  Mentre per i divorziati risposati, la lettera chiede a «ogni comunità a una particolare attenzione per esprimere una vicinanza affettuosa» a queste persone. «Può essere di aiuto - si legge nel documento - che i pastori invitino questi fedeli e altri che non fossero in condizione di accostarsi alla comunione sacramentale ad accostarsi comunque al presbitero o al diacono, mentre viene distribuita la comunione, per ricevere una benedizione e proporre la pratica della comunione spirituale» (A. Tornielli)

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Di seguito il testo della lettera di monsignor MARIO DELPINI
Vicario generale della Diocesi di Milano
La fede è incontro personale con Gesù e decisione di affidarsi a lui per avere speranza di
vita, per avere vera conoscenza di Dio, per riconoscere la verità di noi stessi.
Gesù rivolge a tutti coloro che si lasciano raggiungere dalla sua parola l'invito a rinnovare
l'alleanza con Dio: questa è la sua missione. Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono
non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. ... Tutto questo però
viene da Dio che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della
riconciliazione(cfr 2Cor 5,15.18).
Come scrive Papa Benedetto XVI: «La Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed
è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il
cammino della penitenza e del rinnovamento. La Chiesa “prosegue il suo pellegrinaggio
fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, annunziando la passione e la
morte del Signore fino a che egli venga (cfr  1Cor 11,26). Dalla virtù del Signore
risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le
vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà
anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà
manifestato nella pienezza della luce». L’Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito
a un’autentica e rinnovata conversione al Signore,  unico Salvatore del mondo. Nel
mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e
chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr  At
5,31) (Porta Fidei,6).
La Chiesa ha dunque ricevuto il ministero della riconciliazione e perciò mi rivolgo a tutti
i fedeli all'inizio di questo tempo di Quaresima per rinnovare l'invito dell’apostolo:
lasciatevi riconciliare con Dio!Nella lettera pastorale Alla scoperta del Dio vicino, il Cardinale Arcivescovo ha introdotto
il tema scrivendo: «Con lo sguardo costantemente rivolto al Padre Gesù ha vinto le
tentazioni e ne è uscito corroborato. Su questa strada siamo chiamati a seguirlo. È una
strada di conversione. ... Non di rado, infatti, cediamo alle tentazioni e pecchiamo. Per
iniziare l’Anno della fede domandiamo con umiltà la grazia del perdono che ci dispone al
cambiamento» (n 11).
Tutte le molteplici vie della riconciliazione hanno principio nella speranza offerta dalla
promessa di Dio che offre a tutti perdono e pace e nel riconoscimento di aver bisogno di
essere perdonati, sanati, recuperati a pienezza di vita.
Le vie della riconciliazione sono molte e coinvolgono tutti. Sappiamo quale sia il digiuno
gradito a Dio: è operare la giustizia e soccorrere i bisognosi. Un appello al pentimento e a
riparare il male compiuto deve essere rivolto in modo particolare a coloro che hanno
commesso ingiustizia sfruttando il lavoro altrui, sperperando il denaro pubblico,
cercando un ingiusto vantaggio personale nell’esercizio di un servizio alla comunità.
In questa Quaresima rivolgiamo una attenzione più esplicita alle celebrazioni diocesane
in cui l’Arcivescovo farà risuonare con rinnovata insistenza l’invito alla riconciliazione
con il Dio vicino e segnaliamo alcuni percorsi di riconciliazione che coinvolgono
maggiormente la vita delle nostre parrocchie, in quanto incidono sulla vita delle famiglie
e sull’organizzazione pastorale.
1. Per una rinnovata prassi penitenziale:
le chiese penitenziali e il ministero della riconciliazione.
Invito in particolare tutti i fedeli ad accostarsi  al sacramento della riconciliazione con
sincero pentimento e animo aperto alla grazia e invito i presbiteri a essere volentieri
disponibili per aiutare i fedeli a conoscere, apprezzare e praticare bene in modo personale
e comunitario il sacramento della penitenza o riconciliazione. Richiamo quanto l’Arcivescovo ha scritto nella lettera pastorale Alla ricerca del Dio vicino: «...Rinnovo il
mio richiamo ad accostarci regolarmente alla confessione e chiedo ai presbiteri di rendersi
disponibili all’esercizio di questo sacramento che, se ben compreso, nutre la libertà. “È
maggior miracolo venir un peccatore restituito alla grazia, che non risuscitato un morto”
ricorda san Carlo» (n 11).
A questo scopo la presenza di chiese penitenziali che vennero istituite nel 1998 e che in
questo tempo di Quaresima possono essere organizzate con rinnovata attenzione sul vasto
territorio della diocesi (si è individuato a questo proposito un elenco, che viene proposto
come primo allegato), e la disponibilità di confessori in ogni chiesa secondo orari resi
noti e mantenuti con fedeltà potranno favorire molti nell'accostarsi al sacramento del
perdono per sperimentare la misericordia e la consolazione di Dio.
Si deve ricordare che il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso per tutto il tempo in cui
si celebra l’ Anno della fede l’indulgenza plenaria alle condizioni abituali, indicando
alcune opere specifiche, che vengono esplicitate in un secondo allegato (non si è ritenuto
opportuno, per il momento, provvedere laddove le indicazioni generali rimandano alle
scelte dell’Ordinario).
2. La assoluzione dal peccato di aborto e dalla censura connessa
Desidero rivolgere una parola di speranza e di incoraggiamento in modo particolare a
coloro che si sono resi colpevoli di aborto. Le vicende drammatiche e le sofferenze che
accompagnano le donne che percorrono la strada che le conduce all’aborto sono di una
gravità tragica: il fatto che si copra tutto di silenzio e indifferenza e che si preferisca
lasciare sole le donne segnate da questa ferita è motivo di tristezza per tutti e un segno
troppo doloroso del declino di una civiltà Nella prospettiva cristiana l'aborto è un
peccato grave, al quale è connessa la scomunica, e  ne portano la responsabilità tutti
coloro che vi partecipano e anche coloro che inducono le donne ad abortire con pressioni
di vario genere. Le donne che hanno vissuto questo  dramma sono spesso segnate per
tutta la vita da un angoscioso senso di colpa. Ma vale anche per loro, come per tutti
coloro che sono coinvolti, l'invito di san Paolo:  lasciatevi riconciliare con Dio. Ricordo pertanto che la Chiesa desidera perdonare tutti coloro che sono veramente pentiti e che il
Vescovo può attribuire facoltà di assoluzione dalla scomunica. E di fatto hanno questa
facoltà tutti i preti che confessano in Duomo, i parroci, i rettori dei santuari e i superiori
dei religiosi e tutti i presbiteri che la ottengano dall'Ordinario. Invoco la grazia di Dio
per tutte le donne che desiderano il perdono e la pace e le invito a un itinerario di
conversione e di speranza che rassereni il loro animo e offra la certezza di essere
perdonate.
3. Cammini di riconciliazione per coppie separate
Desidero rivolgere una parola di speranza e di incoraggiamento a tutte le coppie che
soffrono il dramma della divisione. La preghiera di Gesù stabilisce un rapporto decisivo
tra il perdono che si chiede a Dio e il perdono che si concede a chi ci ha fatto del male:
rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Pertanto ricordo che la
separazione non deve essere ritenuta irrimediabile e anche persone che hanno litigato o si
sono fatte del male possono riconciliarsi. È doveroso chiedere perdono a Dio: la
separazione non esclude dai sacramenti e l'accostarsi al sacramento della riconciliazione è
la via per riconoscere i propri peccati e ricevere  il suo perdono. È doveroso, di
conseguenza, chiedere e offrire il perdono anche al marito o alla moglie cercando in ogni
modo una riconciliazione. La famiglia unita è il desiderio di tutti, specie dei figli, ed è un
bene inestimabile per la società e per la Chiesa e la riconciliazione è possibile per tutti e
raccomando a tutti, alle persone coinvolte, alle istituzioni che accompagnano le coppie in
difficoltà, di offrire ogni possibile aiuto per sanare le divisioni, evitando con ogni mezzo
l'irrimediabile situazione del divorzio.
4. Attenzioni per persone che si sono risposate dopo il divorzio
A tutte le comunità richiamo il dovere di una attenzione cordiale a coloro che dopo la
separazione e il divorzio hanno stabilito nuove unioni: deve giungere loro l’invito a
cercare tutte le strade possibili per non distaccarsi dalla comunità cristiana e dalla
partecipazione attiva alla vita della Chiesa. La disciplina della Chiesa suggerisce molti modi per perseverare nella peregrinazione della fede, anche se non è possibile accedere
alla comunione sacramentale. Papa Benedetto XVI scrive in  Sacramentum Caritatis: «I
divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla
Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile,
uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la
Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la
partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di
vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo
verso i figli»( n 29).
Invito ogni comunità a una particolare attenzione per esprimere una vicinanza affettuosa
anche ai fedeli che si trovano in questa situazione. In particolare può essere di aiuto che i
pastori invitino questi fedeli e altri che non fossero in condizione di accostarsi alla
comunione sacramentale ad accostarsi comunque al presbitero o al diacono, mentre viene
distribuita la comunione, per ricevere una benedizione (compiendo un gesto quale quello
di incrociare le braccia sul petto), e proporre la  pratica della comunione spirituale da
collocare opportunamente nella celebrazione eucaristica (in un terzo allegato si propone
un testo con alcune indicazioni sul suo utilizzo).