sabato 24 maggio 2014

5 – Diario dalla Terra Santa. Il viaggio per Gerusalemme


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di Costanza Miriano    foto di  Leonora Giovanazzi
Niyer Shaat. No. Halim Nisher. No. Shalim Nasser. No. Come cavolo si chiama la via per cui ho lasciato il lago di Tiberiade e sono andata verso la città? Sto correndo e non mi ricordo più su che strada devo svoltare. Mi si mischiano in testa tutti i nomi e le lettere che ho letto in questi giorni. Sarà il movimento che mi shakera la testa. Tecnicamente si potrebbe anche dire che mi sono persa. Ho una scheda di una camera di albergo con su scritto solo il nome della catena, nessun indirizzo, e un telefonino italiano, ma non ho un numero israeliano da chiamare (ammesso che voglia spendere sei euro al minuto).
Potrei svegliare mio marito come faccio ogni volta che mi perdo, ma sono in Galilea, e lui dorme nel nostro letto a Roma, non è mai stato qui e potrebbe lievemente innervosirsi. Quando vedo la distesa di lapidi del cimitero ho la certezza di non essere mai passata di lì, quella è una cosa che non si può non notare, così inverto la marcia e alla fine con il ben noto metodo del motore di ricerca a preghiere ritrovo l’albergo.
Un altro chilometro e avrei perso la messa, e infatti l’ho persa, perché la chiesetta dove secondo Google avremmo dovuto trovarla era chiusa. A saperlo mi sarei fatta altri sei o sette giri al buffet dell’albergo, che di cornettini ne ho assaggiati solo tre tipi (sai, la cronista ha il dovere di essere informata, raccogliere più dati possibile; e a questo proposito, sempre come mera indicazione di cronaca, segnalo alle ragazze da marito appassionate del genere che qui circolano moltissimi bei ragazzi, con un’alta incidenza di occhi celesti e lunghissime ciglia nere. Poi non dite che non l’avevo detto).LYO_20140524_DSCF2010
Siamo pronti per partire per Magdala, la città da cui tante volte Gesù deve essere passato, andando da Nazareth a Cafarnao, spesso prendendo la barca proprio da Magdala per attraversare il lago. Claudia, una bella ragazza cristiana, archeologa, ci spiega gli scavi che hanno portato alla luce una sinagoga, nella quale Gesù quasi certamente ha insegnato. Lì vicino i Legionari di Cristo hanno costruito una chiesa per accogliere i pellegrini, seguirà un centro in cui si potrà dormire, perché qui è pieno di alberghi, ma cose turistiche, e ci sono poche strutture per chi invece vuole fare un viaggio più spirituale. Per il momento c’è solo la chiesa, che deve ancora essere consacrata. LYO_20140524_DSCF2007Lo specifico perché io mi sono seduta su una panca a truccarmi. D’altra parte quello che mi sembrava un operaio che sistemava l’impianto di amplificazione a un certo punto si è messo al piano e ha suonato Somewhere over the rainbow (io ho cantato a esclusivo beneficio delle panche vuote). La chiesa è davvero bellissima: l’altare è una barca di cedro del Libano, l’abside è di vetro ed è in riva al lago di Tiberiade, dove Gesù è stato tante volte (dove ha camminato sulle acque, ha chiamato i discepoli, la pesca miracolosa…). L’acqua del lago che riflette la luce del sole la rende di una bellezza mozzafiato, con il riverbero sul soffitto, sembra di essere in mezzo alle onde, e viene naturale aggrapparsi all’altare per non affogare, che è poi quello che ci viene da fare tutti i giorni. All’ingresso veniamo accolti da otto colonne con i nomi di donne significative della Bibbia, e una di quelle è senza nome, per tutte le donne che verranno qui in visita. Faccio una foto pensando a tutte le mie compagne dell’Agnello che porto con me, oggi, e alle mie bambine che spero di portare un giorno.
Sul monte delle beatitudini e sul luogo della moltiplicazione dei pani e dei pesci possiamo giusto entrare nelle chiese costruite a memoria di quegli episodi della vita di Gesù, la prima del ‘900, la seconda, custodita dai benedettini, antichissima. La gente e la confusione non aiutano la concentrazione; per fortuna Leonora (la sveglia del gruppo) mi ricorda quello che il Papa ha detto pochi giorni fa, e cioè che la moltiplicazione non è un miracolo che risolve solo un problema: Gesù fa di più. Il pane continuava ad aumentare, non finiva mai, non si esauriva. È come se avesse dato vita a una nuova sorgente, perché lui fa così, lui non mette le toppe, ma cambia proprio il corso delle nostre vite. Davanti al mosaico dei cinque pani e due pesci ho presentato ancora tutte le intenzioni di quelli che mi hanno chiesto di pregare per loro.
LYO_20140524_DSCF2086Nel punto in cui il fiume Giordano entra (entra o esce? Non me lo ricordo) nel lago vediamo le persone che si immergono e rinnovano il proprio battesimo. Spesso sono non cattolici, cioè persone che non hanno il dono della confessione – ma come si fa a vivere senza essere perdonati e rinnovati? – e che cercano lì quella grazia. Anche Gesù si è fatto battezzare in quel modo, non perché ne avesse bisogno, ma per essere vero uomo, oltre che vero Dio, e prendere su di sé tutta la natura umana, e immergerla nel fiume come prescriveva la legge. A dire la verità Gesù lo ha fatto in un altro punto, dove il fiume Giordano entra (o esce? Di nuovo non me lo ricordo) nel mar Morto, in Giordania, ma mentre ci dirigiamo lì col fido Gennady, l’autista russo, i militari – con il mitra e la faccia da ragazzini – ci bloccano perché proprio in quel momento anche il Papa è lì, e le strade di accesso sono tutte bloccate agli israeliani (non ai turisti, ma pare brutto lasciare in mezzo al deserto Duran, la nostra guida).
Così riprendiamo il cammino – cioè il pulmino cammina, noi stiamo comodi (ma come avrà fatto Maria, incinta, a farsi a piedi tutta questa strada, da Nazaret a Gerusalemme a trovare la cugina Elisabetta?) – costeggiando il Giordano all’ingiù (verso sud, si dice, ho dei problemi con la geografia) verso Gerusalemme. Passiamo attraverso il deserto, e mi chiedo come faccia questa a essere la terra promessa, la terra dove scorre latte e miele.LYO_20140524_DSCF2144L’aria è caldissima e secca, non c’è un filo d’erba, ogni tanto qualche cammello, un solo venditore di yogurt e frutta in decine e decine di chilometri, le baracche dei nomadi di stracci e lamiere. Una bellezza sconvolgente, credo che avrò il mal d’Israele per il resto dei miei giorni, ma certo non una terra dove scorra latte e miele. Credo che la promessa della terra sia legata a un’altra prosperità, non quella materiale. Chissà perché Dio ha scelto proprio questa terra per farsi uomo… lo so che non me lo devo chiedere, però chissà, mi viene in mente, se non è per farci vedere che lui può far fiorire il deserto. Insomma, può rendere fecondi persino noi squinternati, inconcludenti, paurosi.
E finalmente il momento tanto atteso. Le mura bianche annunciano che siamo arrivati a Gerusalemme. Saliamo sul monte Scopius, che è unito al monte degli Ulivi, e ci si apre una vista mozzafiato, quella di tutte le cartoline per intenderci. Cupole di chiese e moschee e sinagoghe. Il demone del selfie ci assale tutti e cinque (non l’ho detto, forse, ma siamo in cinque ad avere ricevuto questo regalo).
Al muro del pianto ci separiamo: io e Leonora siamo ancora alla ricerca della messa persa stamane, e così cominciamo a vagare alla ricerca del Santo Sepolcro: ci sono altre chiese, ma se uno deve sognare sogna in grande, e noi vogliamo andare proprio lì. Sbagliando strada solo quindici o sedici volte arriviamo, ma degli ortodossi stanno facendo una preghiera intorno alla lastra della deposizione, e bisogna aspettare perché non fanno passare nessuno. Sembra quasi un dispetto, ma in questo clima ecumenico non lo diremo. Finalmente riusciamo a raggiungere un sacerdote cattolico, ma qui l’orario delle messe è un po’ random. Doveva essere alle 18, sono le sei e un quarto e la messa in italiano non comincia. Un simpaticissimo sacerdote del Kansas celebra per un gruppo di cattoliche americane (si vede dal calzino che lo sono), mentre noi veniamo prese con un piccolo gruppetto – siamo otto – e ci spostiamo su un altro altare. Il sacerdote dice che si sbrigherà perché gli ortodossi hanno ricominciato a cantare, sa, qui si deve avere pazienza. “Ma vuole leggere lei?” “Sì, volentieri” “ma è cattolica?” “Molto” (no, dico, che domande fa? Se chiedo a un frate minore a che ora è la messa secondo lei sono protestante?). LYO_20140524_DSCF2030A fine messa mi prenoto per poter trascorrere una notte dentro il Sepolcro, quando la chiesa è chiusa. Non so se ce la faremo, ma mi piacerebbe tanto. Avere il tempo di ascoltare, per una volta, senza questa confusione.
La guida ci porta a cena a Ein Karem, il luogo della visitazione, in una Brasserie fantastica, collocata nel mio personale panorama di riferimento interiore, tra Parigi – per la raffinatezza dei piatti e il finto trasandato della cameriera – e New York – per la musica, alcuni odori, lo stile vintage. Mi dicono che la vita notturna qui è vivacissima. Non credo che lo saprò mai perché a momento la mia idea di trasgressione è fare una doccia e andare a letto.