lunedì 5 maggio 2014

Ratzinger visto da Costantinopoli



La teologia come asse dell’azione ecclesiale. 

Pubblichiamo, in una nostra traduzione, ampi stralci del discorso del patriarca di Costantinopoli agli ex allievi di Joseph Ratzinger all’inaugurazione dell’incontro su «Benedetto XVI e l’ortodossia» svoltosi dall’1 al 4 maggio alla Facoltà teologica di Halki, in Turchia.
(Bartolomeo) La teologia è l’articolazione e l’interpretazione della vita della Chiesa in dialogo con i segni dei tempi. Per questo la teologia è sempre stata l’asse dell’azione e del pensiero per Papa Benedetto; per questo tutte le sue scelte e le sue decisioni sono state basate su criteri teologici; e per questo si è sempre schierato contro il minimalismo teologico. Secondo lui, nella Chiesa non può svilupparsi niente di costruttivo senza fondamenta teologiche adeguate.
Papa Benedetto è stato un ammiratore e uno studente della teologia e della spiritualità patristica. Non ha mai considerato i Padri della Chiesa come monumenti del passato, bensì come dimensione essenziale della vita e dell’identità della Chiesa. È stato ispirato dalla co-inerenza e dall’arricchimento carismatici e reciproci del ministero e della teologia nella testimonianza cristiana dei Padri.
Benedetto XVI si è dimostrato fedele alla tradizione della Chiesa e alla testimonianza teologica dinanzi alle ricerche esistenziali e alle sfide del nostro tempo. Tutto il cammino di Papa Benedetto è caratterizzato dalla stabilità e dall’incrollabile devozione verso i principi ecclesiologici fondamentali, nonché dalla totale dedizione alla Chiesa. Come ha dichiarato durante una delle sue interviste, la fede in Dio e il ministero nella Chiesa di Cristo sono stati la bussola della sua vita sin dall’inizio. Di fatto, alla domanda se il suo sviluppo teologico era diretto verso il conservatorismo, ha osservato: «Non posso negare che nella mia vita ci siano stati evoluzioni e cambiamenti, ma ribadisco che questi sono compresi nel contesto di un’identità stabile. È proprio cambiando che ho cercato di restare fedele a quella che è sempre stata la preoccupazione fondamentale della mia vita».
Abbiamo sfide in comune con Papa Benedetto; e le nostre opinioni coincidono su molti problemi contemporanei. Per esempio, concordiamo riguardo l’identità della civiltà europea, sul suo presente e sul suo futuro. Entrambi siamo convinti che è impossibile concepire e valutare la civiltà europea senza fare riferimento alle sue radici cristiane. I valori fondamentali, la moralità, l’educazione, l’arte, la scienza, l’economia, la struttura sociale e politica degli europei sono collegati dal cristianesimo, anche se tante cose sono state ottenute o imposte talvolta in conflitto con la Chiesa.
Per quanto riguarda la situazione dell’Europa moderna, riteniamo che il cammino verso una secolarizzazione comprensiva, appoggiata dai rappresentanti del “fondamentalismo moderno”, è stato interrotto definitivamente, nella misura in cui oggi parliamo di società “post-secolari” che hanno abbracciato la presenza e il ruolo pubblico delle religioni. A ogni modo, la nozione di una società assolutamente secolarizzata era del tutto estranea e inconcepibile per altre civiltà, che non sono più troppo distanti da noi ma di fatto comprendono parte delle società europee multiculturali. D’altro canto, naturalmente, l’esplosione in corso del fondamentalismo religioso fornisce argomenti graditi a coloro che oggi dubitano o negano la religione e che continuano a identificare le espressioni negative del fenomeno religioso con la sua essenza.
Riguardo al movimento ecumenico, Papa Benedetto ha posto particolare enfasi sul dialogo teologico tra il cattolicesimo romano e la Chiesa ortodossa. Ha promosso questo dialogo, come anche contatti bilaterali con le singole Chiese ortodosse, ma specialmente con il patriarcato ecumenico. Non dimenticheremo mai la visita di Papa Benedetto al Fanar nel novembre 2006, che ha contribuito in modo decisivo al progresso e all’allargamento delle relazioni tra le nostre due Chiese. Allo stesso tempo, anche noi abbiamo visitato Roma in due occasioni su invito ufficiale di Papa Benedetto. Durante la nostra seconda visita abbiamo parlato nella Cappella Sistina, dinanzi al sinodo dei vescovi cattolici, sul tema «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa».
Papa Benedetto ha creduto, come anche noi crediamo, che nel dialogo tra le Chiese dovrebbe prevalere uno spirito di fiducia reciproca e di sincerità, che rispetti anche pienamente i criteri teologici ed ecclesiologici fondamentali. L’evoluzione e il successo del dialogo sono legati alla fedeltà delle parti, alle specificità delle rispettive tradizioni, nonché all’apertura reciproca. Riteniamo che il “dialogo di verità” non sia una ricerca della verità o un cammino verso la verità, ma piuttosto un dialogo “in Verità”. E questa Verità salvifica è Cristo stesso, «capo della Chiesa» e «salvatore del suo corpo» (Efesini, 5, 23). Il messaggio che emerge dal lavoro ecclesiastico e teologico di Papa Benedetto è la coesistenza creativa dell’offerta della Chiesa e dello studio della teologia. È vero che il rispetto della tradizione non rende la Chiesa non-secolare, così come l’apertura al mondo non implica secolarizzazione. La teologia autentica nasce da questo duplice riferimento alla tradizione della Chiesa e al suo dialogo con il mondo. In particolare apprezziamo il fatto che, tra gli studiosi della teologia di Papa Benedetto, vi sono anche accademici ortodossi, cosa che certamente allieterà anche lui.
L'Osservatore Romano