Un fitto programma di appuntamenti e celebrazioni, e un’imponente macchina organizzativa messa in moto dalla diocesi di Ivrea e coordinata dal Vescovo mons. Arrigo Miglio e dal direttore dell’Ufficio Beni culturali Alessandro Gastaldo Brac, accoglieranno le migliaia di persone provenienti da tutta Italia e le delegazioni dei vari Paesi (di quattro continenti) in cui operano le Suore di Carità dell’Immacolata Concezione. La Congregazione può contare oggi su circa ottocento consacrate e migliaia di laici verniani attivi in Italia, Turchia, Libano, Israele (compresa la basilica dell’Annunciazione a Nazaret), Usa, Messico, Albania, Argentina e in vari Stati africani.
La Celebrazione sarà presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone nella cattedrale Maria Assunta di Ivrea che, per l’occasione, conterrà novecento posti a sedere. Fuori, maxischermi con la diretta di Telepace, così come maxischermi saranno posizionati nella chiesa di San Nicola e nel tempio dell’Immacolata. I varchi verranno aperti alle 13,30, e si salirà in Cattedrale soltanto a piedi, salvo i servizi predisposti per le persone diversamente abili.
È previsto un prologo sabato 1 ottobre a Rivarolo Canavese: in biblioteca ci sarà l’annullo filatelico (a partire dalle 17 fino alle 21); la sera, alle 21, Veglia itinerante di preghiera; alle 23 Adorazione notturna nella cappella di villa San Giuseppe.
Un altro annullo filatelico postale sarà disponibile domenica in piazza Duomo a Ivrea (dalle 13 alle 19).
Invece il giorno successivo alla beatificazione, sempre nella sua città d’origine (nella chiesa di San Michele), alle 20,30 ci sarà una s. Messa di ringraziamento presieduta dal card. Velasio De Paolis. Mercoledì 5 si parteciperà all’udienza generale del Papa. Sabato 8 a Lecce si terrà ancora una Messa di ringraziamento, celebrata da mons. Domenico D’Ambrosio alle 18; alle 21 a Ivrea, in Cattedrale, concerto del coro polifonico diretto da don Antonio Nigra. Ultimo appuntamento domenica 9 alle 17, con la s. Messa a Pasquaro, la frazione di Rivarolo Canavese in cui è nata Antonia Maria Verna: presiederà mons. Miglio.
Antonia Maria Verna, cresciuta in una famiglia contadina, è particolarmente precoce nel sentire la chiamata alla vita religiosa: a 15 anni lascia i suoi genitori e fa voto di verginità, iniziando così il cammino che la porterà a spendere l’intera esistenza per la fondazione della Congregazione.
Il suo impulso è fin da subito quello di porre argine alla disgregazione dei valori cristiani che si verifica nella società,ponendo come pilastri fondamentali della sua opera la preghiera, la penitenza e l’esempio di vita indirizzato unicamente alla carità per i più poveri. Svolge il suo apostolato a Rivarolo Canavese, educando i bambini, istruendo le ragazze, specialmente quelle disagiate e abbandonate, assistendo gli indigenti, curando (anche a domicilio, perché l’ospedale del paese ha a disposizione appena dieci letti e due infermieri) gli ammalati colpiti da qualsiasi patologia, compresi il colera e la lebbra.
«Tre sono le caratteristiche che mi pare importante ricordare», ha affermato mons. Miglio, «in primo luogo la passione educativa di questa donna, che fin da giovane ha sentito la chiamata a occuparsi dei fanciulli bisognosi non solo di assistenza ma soprattutto di educazione. Per raggiungere questo scopo si organizzò per trovare una scuola anzitutto per se stessa e non esitò a percorrere quotidianamente a piedi i circa 10 chilometri da Rivarolo a San Giorgio dove poteva frequentare il primo livello scolastico presso l’Istituto Rigoletti.
Successivamente accettò di spostarsi a Milano per qualificarsi come maestra di asilo secondo la nuova metodologia educativa introdotta dall’abate Ferrante Aporti. È dunque particolarmente significativo – sottolinea il Vescovo - il fatto che la beatificazione giunga all’inizio del decennio che la Chiesa italiana ha deciso di dedicare al problema educativo».
«In secondo luogo - prosegue - vorrei ricordare l’attenzione particolare che riservò all’educazione e alla formazione delle ragazze: siamo ai primi anni dell’Ottocento e tutti i discorsi di promozione della donna nella società civile erano ancora di là da venire. Un terzo aspetto importante - conclude - è quello della fiducia e dell’abbandono alla Divina Provvidenza.
Il progetto di madre Antonia si realizzò in mezzo a mille difficoltà, più di una volta dovette ricominciare da capo, proprio perché si trattava di un progetto innovativo e le autorità del tempo cercarono più volte di ricondurla entro le istituzioni già esistenti. Testarda, venne definita: oggi diciamo paziente e lungimirante».
Fonte: Vatican Insider
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CITTA' DEL VATICANO, domenica, 2 ottobre 2011. Di seguito le parole pronunciate questa domenica da Papa Benedetto XVI affacciandosi alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini giunti per l'occasione in Piazza San Pietro in Vaticano.
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Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di questa domenica si chiude con un monito di Gesù, particolarmente severo, rivolto ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: "A voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che ne produca i frutti" (Mt 21,43). Sono parole che fanno pensare alla grande responsabilità di chi, in ogni epoca, è chiamato a lavorare nella vigna del Signore, specialmente con ruolo di autorità, e spingono a rinnovare la piena fedeltà a Cristo. Egli è "la pietra che i costruttori hanno scartato" (cfr Mt 21,42), perché l’hanno giudicato nemico della legge e pericoloso per l’ordine pubblico; ma Lui stesso, rifiutato e crocifisso, è risorto, diventando la "pietra d’angolo" su cui possono poggiare con assoluta sicurezza le fondamenta di ogni esistenza umana e del mondo intero. Di tale verità parla la parabola dei vignaioli infedeli, ai quali un uomo ha affidato la propria vigna, perché la coltivino e ne raccolgano i frutti. Il proprietario della vigna rappresenta Dio stesso, mentre la vigna simboleggia il suo popolo, come pure la vita che Egli ci dona affinché, con la sua grazia e il nostro impegno, operiamo il bene. Sant’Agostino commenta che "Dio ci coltiva come un campo per renderci migliori" (Sermo 87, 1, 2: PL 38, 531). Dio ha un progetto per i suoi amici, ma purtroppo la risposta dell’uomo è spesso orientata all’infedeltà, che si traduce in rifiuto. L’orgoglio e l’egoismo impediscono di riconoscere e di accogliere persino il dono più prezioso di Dio: il suo Figlio unigenito. Quando, infatti, "mandò loro il proprio figlio – scrive l’evangelista Matteo – … [i vignaioli] lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero" (Mt 21,37.39). Dio consegna se stesso nelle nostre mani, accetta di farsi mistero insondabile di debolezza e manifesta la sua onnipotenza nella fedeltà ad un disegno d’amore che, alla fine, prevede però anche la giusta punizione per i malvagi (cfr Mt 21,41).
Saldamente ancorati nella fede alla pietra angolare che è Cristo, rimaniamo in Lui come il tralcio che non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite. Solamente in Lui, per Lui e con Lui si edifica la Chiesa, popolo della nuova Alleanza. Ha scritto in proposito il Servo di Dio Paolo VI: "Il primo frutto dell’approfondita coscienza della Chiesa su se stessa è la rinnovata scoperta del suo vitale rapporto con Cristo. Notissima cosa, ma fondamentale, ma indispensabile, ma non mai abbastanza conosciuta, meditata, celebrata" (Enc. Ecclesiam suam, 6 agosto 1964: AAS 56 [1964], 622).
Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali "Custodi", cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione. E gli Angeli fanno corona all’Augusta Regina delle Vittorie, la Beata Vergine Maria del Rosario, che nella prima domenica di ottobre, proprio a quest’ora, dal Santuario di Pompei e dal mondo intero, accoglie la fervida Supplica, affinché sia sconfitto il male e si riveli, in pienezza, la bontà di Dio.
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