domenica 2 ottobre 2011

La Nuova Evangelizzazione in Europa - Interventi di Moens e Fisichella


ROMA, sabato, 1 ottobre 2011.- Di seguito l'intervento pronunciato il 30 settembre da Jean-Luc Moens, già coordinatore dell’esperienza delle missioni cittadine delle capitale europee, in occasione dell’Assemblea plenaria dei Presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, tenutasi per la prima volta in Albania, a Tirana.


* * *

0. Introduzione

Le risposte al questionario mandato dalla segreteria del CCEE sono di una grande ricchezza. Mostrano che la questione della Nuova Evangelizzazione costituisce una preoccupazione importante per tutte le Conferenze episcopali europee e per molti vescovi europei. Un lavoro molto importante è stato realizzato sotto varie forme, spesso portato avanti per molti anni, e ogni volta esplicitamente orientato alla nuova evangelizzazione:

- sinodi diocesani e riflessioni al livello delle conferenze episcopali;

- pubblicazione di documenti: quasi ogni paese ha pubblicato uno o, talvolta, più documenti connessi a questo tema;

- in molti casi, inoltre, ci sono state numerose realizzazioni pratiche.

Allo stesso tempo, le risposte manifestano una grande diversità, a seconda – e la cosa non deve stupirci - del contesto particolare di ogni paese e di ogni cultura:

- ci sono paesi caratterizzati da una forte secolarizzazione;

- ci sono paesi che hanno conosciuto dei regimi totalitari;

- ci sono dei paesi che sono in fase di ricupero da una guerra recente;

- ci sono anche paesi in cui la fede cattolica è minoritaria rispetto ad altre Chiese o ad altre religioni;

- ecc.

Tuttavia, malgrado tutte queste differenze, osserviamo una convergenza di fondo sulla necessità della nuova evangelizzazione in Europa dal Nord al Sud, dall'Est all'Ovest.

1. Nuova evangelizzazione: in cosa consiste…

Tutte le risposte concordano nell’affermare che la nuova evangelizzazione è semplicemente l'attualizzazione nei nostri paesi, in questo momento, della vocazione missionaria della Chiesa che fa parte della sua stessa natura: “Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare"…(Evangelii nuntiandi 14).

Nel questionario, una delle conferenze episcopali riassume bene questa convinzione: “L'evangelizzazione è la manifestazione della vita e della vitalità della Chiesa. Questa è diventata se stessa quando, spinta dallo spirito Santo nel giorno della Pentecoste, è uscita dal Cenacolo. Per questa ragione, l'evangelizzazione non deve essere compresa come una delle attività pastorali della Chiesa ma come la manifestazione della sua stessa natura e della sua missione, segno della presenza dello Spirito Santo che la anima e la guida”.

Per molti, la nuova evangelizzazione consiste in primo luogo nell’andare verso le persone che si sono allontanate dalla Chiesa e dalla fede, verso i battezzati che hanno perso la loro identità cristiana. Si tratta anche di aiutare i cristiani che hanno ricevuto i sacramenti1 a diventare dei cristiani evangelizzati, vale a dire ad avere una relazione personale con Cristo. Questa relazione personale con Cristo è sottolineata da molti: è lo scopo di ogni evangelizzazione e, allo stesso tempo, questo incontro con Gesù come persona è la condizione per diventare evangelizzatori. Ecco perché ci viene chiesto di non separare in nessun caso la nuova evangelizzazione dall'evento di Cristo stesso: essere cristiani, è innanzitutto un incontro con una persona. Per questa ragione, la nuova evangelizzazione non potrà mai essere riassunta semplicemente in un programma o in alcuni orientamenti pastorali.

La nuova evangelizzazione in Europa non può neanche limitarsi ad una “pastorale di recupero": ricuperare quelli che si sono allontanati dalla fede ricevuta nel battesimo. Molti sottolineano, per esempio, che l'immigrazione di popolazioni non cristiane nel loro paese costituisce una sfida per la nuova evangelizzazione. Alcuni parlano anche di missio ad gentes nel loro stesso paese. Prima, la missio ad gentes consisteva nell’andare verso le popolazioni non cristiane lontane. Oggi, queste stesse popolazioni sono presenti nei nostri paesi. Anch’esse sono un obiettivo della nuova evangelizzazione.

Un'altra preoccupazione che riguarda la nuova evangelizzazione è dover affrontare il cambiamento della società, la nuova cultura che emerge, la secolarizzazione crescente in cui la religione, il cristianesimo non ha più posto. Alcuni osservano una sorta di “disboscamento della memoria cristiana” e la necessità di passare da una Chiesa cosiddetta di cultura cristiana ad una Chiesa di tipo missionario. Altri trovano che la Chiesa oggi sia in una situazione simile a quella degli Atti di Apostoli, immersa in una cultura straniera. In questo contesto, la nuova evangelizzazione può prendere per modello la Chiesa primitiva, dove l'annuncio della Buona Novella faceva affidamento su piccole comunità che vivevano e celebravano la loro fede. Da notare in particolare che, in molti paesi, viene sottolineato l'impatto evangelizzatore dei movimenti internazionali o locali, delle nuove comunità, così come quello della testimonianza di vita dei cristiani e della carità vissuta nei confronti dei poveri.

Talvolta, l'evangelizzazione della cultura passa dalla riscoperta e dalla proposta del principio di comunione e del bene comune, per esempio, per lottare contro la riduzione della religione alla sfera privata.

È stato fatto notare anche che la nuova evangelizzazione chiede una radicale conversione pastorale ed esistenziale. Occorrono nuove forme di annuncio di Cristo che si rivolgano alle persone in un linguaggio comprensibile. Affinché ci sia una nuova evangelizzazione, occorre unnuovo slancio, un nuovo zelo missionario.

Cito un passaggio della Conferenza episcopale scozzese: “La nuova evangelizzazione non consiste nel rifare qualcosa che non era stato fatto bene nel passato o nel rappresentare semplicemente il Vangelo come è stato rappresentato nel passato. Consiste piuttosto nel coraggio di forgiare delle strade nuove per rispondere alle circostanze che affronta la Chiesa oggi. Si tratta innanzitutto di un'attività spirituale capace di ridare al nostro tempo il coraggio e la forza dei primi cristiani e dei primi missionari per compiere il comandamento missionario del Signore.

È forse la mancanza di fiducia il nostro problema maggiore. La buona volontà ed il potenziale non mancano, ma occorre ancora uno scatto affinché i cattolici, aumentando progressivamente la loro fiducia, siano capaci di affermare la loro identità”.

Conclusione del primo punto

Dall'insieme delle risposte al questionario, appare un vero bisogno di chiarimento che si basa, a mio avviso, sull'aggettivo "nuovo" contenuto nell'espressione “nuova evangelizzazione”.

Si constata, infatti, che la nuova evangelizzazione non è così nuova quanto si potrebbe pensare. Molti paesi dicono che hanno cominciato più di 20 anni fa, o addirittura prima.

Il documento della Conferenza episcopale tedesca, per esempio, parla sistematicamente di “(nuova) evangelizzazione", il che sottintende chiaramente che non c'è semplicemente differenza tra nuova evangelizzazione ed evangelizzazione tout court

Un paese uscito dal comunismo dice: “Si considera come nuovo tutto ciò che è arrivato nel campo dell'evangelizzazione dopo il dicembre 1989. Si sono conservate le modalità tradizionali dell’evangelizzazione, ma con un ardore e dei metodi rinnovati.”

La Conferenza episcopale portoghese osserva con buon senso dell’umorismo: “È una contraddizione fare una vecchia evangelizzazione!”

D’altro lato, alcuni dicono anche che esiste il pericolo di chiamare troppo precipitosamente “nuova evangelizzazione” certe attività realizzate nell'emergenza.

La Conferenza episcopale slovena riassume l'opinione generale che chiede al Santo Padre ed al prossimo Sinodo di fissare una definizione adeguata ed utilizzabile della “nuova evangelizzazione”.

Personalmente, mi sembra che quando Giovanni Paolo II ha lanciato il concetto di “nuova evangelizzazione” a Nowa Huta, in Polonia, il 9 giugno 1979, guardava non tanto la novità quanto piuttosto il rinnovamento dell'evangelizzazione. Desiderava attirare l'attenzione di tutti i cattolici sul fatto che, nei paesi cosiddetti evangelizzati, l'evangelizzazione risultava ancora necessaria. Oggi, 32 anni dopo l’appello di Nowa Huta, si potrebbe parlare forse di evangelizzazione continua piuttosto che di nuova evangelizzazione.

2. Sfide e difficoltà per la nuova evangelizzazione

Le sfide e le difficoltà non mancano. L'elenco redatto dalle conferenze episcopali è lungo. Ci sono molti punti comuni e alcune particolarità, legate alle situazioni dei singoli paesi.

Potremmo classificare tutte queste sfide in due categorie:

2.1. Le sfide legate alla società in generale

La sfida generale, sottolineata in un modo o nell'altro da tutti, è quella di una cultura e di una società in cui crescono la secolarizzazione2, l'edonismo, l'individualismo, il consumismo, il materialismo, e l'ateismo - l'eclissi di Dio di cui parla Benedetto XVI - che colpisce anche i cattolici che, in una certa percentuale, vivono in un ateismo pratico. Alcuni sottolineano che bisogna analizzare questa cultura, dialogare con essa, per comprendere come possiamo proporle la fede, ma anche noi, come cristiani, impegnarci in campo sociale, economico, politico. Altri insistono sulla necessità, nel dialogo con la cultura, di una maturazione dell'intelligenza e del cuore che si distingue per una fede amica della ragione ed una vita sotto il segno dell'amore reciproco e dell'attenzione ai poveri e ai sofferenti. Si tratta di vivere l'unità tra verità e amore. È da qui che potrebbe sgorgare un linguaggio nuovo, adattato alle attese dell'uomo del nostro tempo.

Un secondo gruppo di sfide ruota intorno alla vita. L'uomo di oggi cerca anche il senso della sua vita. Allo stesso tempo, c'è come una perdita di speranza; è il regno di una cultura di morte. Molti parlano della denatalità, delle conseguenze dell'aborto, della perdita dei riferimenti morali che sconvolgono le famiglie, il matrimonio. Tutto ciò conduce ad una mancanza di speranza e di fiducia, al crollo della vita di famiglia. È quella che si potrebbe chiamare una “crisi della fiducia nella vita".

In questo contesto, parecchi sottolineano l'importanza di rinnovare il linguaggio della Chiesa sull'amore coniugale e la sessualità. Ora questo rinnovamento esiste con la teologia del corpo di Giovanni Paolo II. Far conoscere meglio questa teologia aprirebbe probabilmente delle piste pastorali nuove. Mi sento personalmente interpellato dal successo che questa teologia incontra negli Stati Uniti e in Australia fra i giovani.

Un terzo gruppo riguarda tutti i problemi legati all'emigrazione o all'immigrazione.

Alcuni paesi vedono la loro popolazione partire alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Questa emigrazione mette in pericolo le coppie e le famiglie, taglia i giovani dalle loro radici e dalla fede, svuota le parrocchie dalla presenza dei giovani.

Altri paesi si trovano ad affrontare un forte afflusso di immigrati. In certi casi, come in Grecia, si tratta di profughi cattolici, il che ha fatto passare il numero dei cattolici da 50.000 a 350.000, con tutti i problemi che si possono immaginare. Ma c'è anche l'afflusso degli immigrati di altre religioni che, in molti paesi, costituiscono una sfida per la nuova evangelizzazione.

Da notare anche che parecchi paesi segnalano l'esodo rurale e l'urbanizzazione galoppante come vere e proprie sfide missionarie.

La quarta sfida concerne il relegamento della religione alla sfera privata, avente per conseguenza la limitazione, in certi paesi, della libertà religiosa, il che può condurre a rendere molto più difficile ogni forma di evangelizzazione.

L'ultima sfida legata alla società in generale è segnalata da quasi tutte le delegazioni: spesso i media danno una falsa immagine della Chiesa, ma anche la rivoluzione culturale legata ad Internet e alle reti sociali costituisce un'opportunità per la nuova evangelizzazione.

2.2. Le sfide legate alla Chiesa stessa

La prima sfida interna alla Chiesa, più evidente, è la creazione di una vera e propria “pastorale missionaria” per aiutare i fedeli a sfruttare questi tempi difficili come un'opportunità di approfondire la loro fede, di sentirsi responsabili dell'annuncio del Vangelo. Si tratta di suscitare un nuovo dinamismo missionario in tutti i cattolici. Il compito sembra difficile quando si osserva, come si può vedere nelle risposte al questionario, che, tra i cattolici, la fede diminuisce: credono meno in Dio, nell'esistenza dell'anima, nella vita dopo la morte, in Gesù Cristo come salvatore. La loro vita di preghiera è molto debole. Gli stessi credenti possono essere un ostacolo all'annuncio quando la loro vita risulta in contraddizione con la fede. Anche la mancanza di vocazioni e di laici formati all'evangelizzazione rappresenta un handicap in questo campo.

Questa sfida della missione non può trovare nell'attivismo una risposta efficace: è la frequentazione di Cristo in seno alla comunità la sorgente della vita missionaria autentica. La nuova evangelizzazione è dunque innanzitutto uno stato d'animo, un modo coraggioso di agire sapendo leggere i segni dei tempi ed interpretare questa situazione nuova nella storia umana.

La seconda sfida riguarda i mezzi da utilizzare. Per esempio, i luoghi abituali di proposta della fede sono sempre meno frequentati. Una vera conversione è necessaria affinché le parrocchie diventino dei luoghi missionari. Occorre cercare anche altri luoghi di visibilità. Bisogna dare qualche cosa da vedere a coloro ai quali diciamo: 'Venite e vedete'. I giovani cercano una domenica che sia un 'avvenimento cristiano'. Si spostano per incontrarsi là dove c'è da vivere e da festeggiare, come per le GMG. Questo perché molti insistono sul fatto che l'annuncio non può essere separato dalla proposta di comunità di vita che sono dei “biotopi della fede” o dei “luoghi comunicativi della fede". Alcuni ricordano l'opportunità missionaria costituita dalla pietà popolare e dai luoghi di pellegrinaggio: ci sono alcune cose da purificare, ma sono una grande risorsa per resistere alla secolarizzazione.

La terza sfida consiste nel rinnovare la catechesi e la pastorale dei sacramenti per farne dei veri luoghi di evangelizzazione. Molti sottolineano la debolezza della catechesi. La Conferenza episcopale italiana propone un suggerimento interessante in questo campo: “La nuova evangelizzazione deve partire dai temi più importanti dell'annuncio cristiano: Dio, Cristo, lo Spirito Santo, la grazia e il peccato, i sacramenti e la Chiesa, la morte e la vita eterna. Un'evangelizzazione che non aiutasse l'intelligenza ad orientarsi su questi temi non aiuterebbe le nuove generazioni a comprendere il valore e la dignità della fede cristiana. È probabilmente la debolezza della ‘pastorale dell'intelligenza’ che spiega il fatto che tanti giovani lascino la Chiesa alla fine del loro percorso di formazione catechetica”. Abbiamo bisogno di un rinnovamento dell'apologetica per annunciare la nostra fede.

La quarta sfida riguarda l'immagine che la Chiesa dà di se stessa e che ha subito un forte contraccolpo, per esempio, dagli scandali della pedofilia. La Chiesa di oggi ha bisogno della testimonianza di santi.

Molti sottolineano l'impatto positivo delle visite del Santo Padre nel loro paese, così come quello delle GMG per i giovani.

Infine, una quinta sfida è rappresentata dall’ecumenismo nell'evangelizzazione, citato in particolare dalle conferenze episcopali dei paesi a maggioranza ortodossa.

3. I protagonisti della nuova evangelizzazione

Tutti concordano nel dire che ogni discepolo di Gesù deve considerarsi responsabile della proclamazione del messaggio evangelico in funzione delle sue possibilità e dei suoi doni. Questa proclamazione è in primis responsabilità del vescovo. I parroci e l'insieme dei responsabili della pastorale devono far proprio questo dinamismo missionario, ma sembra che, malgrado gli sforzi effettuati, ciò non sempre corrisponda alla situazione reale.

Tre protagonisti, inoltre, sono citati regolarmente:

- le famiglie dovrebbero essere il primo luogo missionario dove si riceve la fede col latte materno. “La crisi della fede nel nostro continente non è in primo luogo da attribuire al secolarismo, ma al fatto che la trasmissione della fede si è interrotta nelle nostre famiglie”;

- le scuole cattoliche3: la coniugazione della nuova evangelizzazione con l'istanza educativa è fonte di speranza, è l'inizio di un nuovo percorso, sorgente di nuovi dinamismi pastorali, spesso vittime di frammentazioni eccessive;

- i movimenti e le comunità: vengono citati – in ordine sparso – i corsi Alfa, i Cursillos, il Rinnovamento Carismatico, Marriage Encounter, la Comunità dell'Emanuele, les Frères de St Jean, i Focolari, il cammino neocatecumenale, Comunione e Liberazione, Taizé e la Comunità di Sant'Egidio… oltre ad un certo numero di movimenti locali. Allo stesso tempo, alcuni sottolineano il pericolo che i movimenti e le nuove comunità si richiudano su se stessi e non inducano al cambiamento né le parrocchie né la società.

4. La nuova evangelizzazione è conosciuta ed accettata? Come aiutare i fedeli a scoprirla e a viverla?

La risposta a questa domanda assume contorni diversi secondo i paesi: in certi paesi, la nozione di nuova evangelizzazione è ben conosciuta, in altri meno. In generale, sono piuttosto i cristiani impegnati che sono coscienti del loro dovere missionario e lo vivono, mentre molti cattolici continuano a pensare che evangelizzare sia un affare dei preti, delle suore e di alcuni laici più impegnati nella vita ecclesiale.

È sorprendente constatare che, in molti paesi, sono proprio i giovani quelli più entusiasti per lanciarsi nell'evangelizzazione. Ecco qui un'opportunità da cogliere al volo. I giovani non hanno paura, hanno il desiderio di impegnarsi, ma la difficoltà è spesso come integrarli nelle parrocchie.

In molti casi, i fedeli sono piuttosto scoraggiati. La mancanza di fede va di pari passo con una mancanza di speranza. I parrocchiani si preoccupano nel vedere la loro parrocchia che tende a chiudersi ma, allo stesso tempo, non comprendono l'importanza di una nuova evangelizzazione. In modo sorprendente, non sembrano vedere il legame tra le due cose.

Per risvegliare lo zelo missionario, molti insistono sulla relazione personale con Cristo. Si suggerisce anche di offrire una formazione missionaria nei seminari e nelle facoltà di teologia.

Molti, infine, ritengono che l'assenza di una definizione chiara di ciò che è la nuova evangelizzazione costituisca un freno al suo stesso sviluppo.

5. I destinatari della nuova evangelizzazione

Le conseguenze dell'assenza di definizione del concetto di nuova evangelizzazione sono particolarmente visibili quando si tratta di determinare il 'pubblico target'. Chiaramente, per molti, la Nuova Evangelizzazione comincia in primo luogo dai credenti stessi, che devono “diventare adulti nella fede”, e da coloro che si sono allontanati in un modo o in un altro dalla Chiesa. Si rivolge anche a coloro che non hanno accolto sufficientemente la Parola al punto da trasformare la loro vita personale, familiare e sociale di cristiani. Si potrebbe parlare, dunque, di un'evangelizzazione dei battezzati.

Molto numerosi sono quelli che allargano il 'pubblico target' ben al di là del campo dei battezzati. Alcune citazioni: “Tutti i gruppi sono dei bersagli della nuova evangelizzazione”. “Tutta la nazione deve essere evangelizzata, dal vertice (dirigenti) ai più poveri”. “Per quanto riguarda quelli che si definiscono non cristiani: la missio ad gentes è sempre attuale!” “Tutti sono destinatari della (nuova) evangelizzazione”. La parola "cattolico" fa riferimento a questa universalità”. “Se giudichiamo in base ai catecumeni adulti ed a coloro che ricominciano, tutte le categorie della popolazione sono oggetto della nuova evangelizzazione”. “Tutti, perché Cristo è venuto per tutti”4. Si sente il bisogno di aprirsi al Cortile dei Gentili.

Tre categorie sembrano tuttavia prioritarie:

- Le famiglie: sono il cuore dell'evangelizzazione. Nel quotidiano e nella semplicità, trasmettono i valori del Vangelo. Sono una fonte essenziale di credibilità della Chiesa e di speranza per il mondo. Un'attenzione speciale viene chiesta per le giovani coppie e le famiglie giovani.

- I giovani: adolescenti nelle scuole, studenti, giovani professionisti che cercano il senso della loro vita e possono diventare gli attori dinamici della nuova evangelizzazione.

- I media: in molti casi sono difficili di primo acchito, ed anche quando ci sono delle persone di buona volontà che vi lavorano, sono percepiti spesso come anti-ecclesiali, contribuendo a creare una nuova immagine del mondo e dell'uomo che non favorisce l'evangelizzazione.

Molte conferenze episcopali sottolineano anche l'importanza di evangelizzare il mondo politico.

6. L'apporto del CCEE

Gli scambi di esperienze sono importanti, nella misura in cui le particolarità di ogni paese vengono rispettate. Questi scambi possono ravvivare la speranza, costituire un sostegno reciproco e contribuire a far avanzare la riflessione generale. La collaborazione tra paesi rinforza e rende più efficace la nuova evangelizzazione. Uno dei ruoli del CCEE consisterebbe nel costituire delle piattaforme per facilitare questi scambi, e lo fa già, per esempio al livello dei responsabili della catechesi.

7. Conclusione

Come vedete attraverso questo riassunto, le risposte al questionario sono di una grande ricchezza. Inoltre, ho dovuto compiere delle scelte tra tutto ciò che era stato detto, considerando il tempo che mi era stato assegnato.

Per concludere, vorrei servirmi di un'osservazione della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina che afferma che la nuova evangelizzazione passerà da “un'apertura nuova allo Spirito Santo che vivifichi la vita spirituale dei fedeli perché siano testimoni nel mondo".

Questo punto mi sembra essenziale. L'avvenimento che trasforma un cristiano "normale" in un cristiano missionario è l'esperienza dello spirito Santo che conduce all'incontro personale con Cristo.

La nostra Chiesa ha già vissuto la Pentecoste, e vive dello Spirito Santo da 2000 anni. Giovanni XXIII ne aveva chiesto il rinnovamento prima del Concilio quando pregava:

Oh Spirito Santo, inviato dal Padre nel nome di Gesù,

chi assisti la Chiesa con la tua presenza

e la dirigi infallibilmente,

degnati, ti preghiamo,

di spargere la pienezza dei tuoi doni sul Concilio ecumenico.

Rinnova le tue meraviglie nella nostra epoca come una nuova Pentecoste”.

(Preghiera proposta da Giovanni XXIII per la preparazione del Concilio, 1961).

Mi sembra che ci troviamo un po’ come nella situazione degli apostoli agli inizi della loro missione. Avevano appena ricevuto lo Spirito Santo a Pentecoste (At 2). C’erano stati dei segni molto forti dell'intervento di Dio nel loro apostolato. Poi arrivano la persecuzione, le avversità. Allora rivolgono di nuovo al Signore una grande preghiera comune. Siamo solamente due capitoli dopo la Pentecoste: At 4, 24-31:

All'udire ciò [le minacce del sommo sacerdote e del sinedrio], tutti insieme levarono la loro voce a Dio dicendo: "Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, tu che per mezzo dello Spirito Santo dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide: Perché si agitarono le genti e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra e i principi si radunarono insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo; davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse. Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola. Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù".

Il Signore risponde immediatamente alla preghiera degli apostoli:

Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

Questo testo ci dà una chiave per vivere l'evangelizzazione nei contesti difficili, che sono sempre stati quelli in cui la Chiesa ha dovuto ubbidire al suo Signore. Questa chiave è lo Spirito Santo. È la gioventù della Chiesa. È sempre nuovo. È il maestro dell'evangelizzazione.

Per vivere la nuova evangelizzazione, chiediamo lo Spirito Santo! Come il beato Giovanni XXIII, chiediamo una nuova Pentecoste per la Chiesa d'Europa.

Non ci sarà alcuna nuova evangelizzazione senza una nuova Pentecoste!




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1) Vanno cinque volte in chiesa nella loro vita: per il battesimo, per la loro prima comunione, per la cresima, per il loro matrimonio e per il loro funerale. C’è anche il problema dei giovani che lasciano la Chiesa subito dopo aver ricevuto la cresima.

2) In alcuni casi si potrebbe persino parlare di un processo di ritorno al paganesimo che assume forme molto diverse: dal ricorso all’astrologia che viene banalizzata nei media fino alla dipendenza dal gioco o dall’alcol.

3) Spesso rappresentano il primo luogo di formazione e di evangelizzazione, perché i genitori sono in difficoltà!

4) Un paese a forte presenza musulmana.

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ROMA, sabato, 1 ottobre 2011.- Di seguito l'intervento pronunciato il 30 settembre da mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, in occasione dell’Assemblea plenaria dei Presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, tenutasi per la prima volta in Albania, a Tirana.


Conosciamo ormai le analisi sul momento storico presente, sulle difficoltà che le nostre Chiese possiedono e la crisi del momento presente. Non si può dimenticare che sono stati dedicati due Sinodi sull’Europa; il primo venti anni fa, nel 1991; il secondo nel 1999 da cui è scaturito Ecclesia in Europa nel 2003. Quanto là è stato discusso e scritto non può cadere nell’oblio. E’ vero, sono passati ormai decenni; eppure in quelle pagine si trovano indicazioni per noi preziose; prima fra tutte là dove si dice: “Che è andata sempre più maturando la consapevolezza dell’unità che, senza rinnegare le differenze derivanti dalle vicende storiche, collega le varie parti dell’Europa” (n. 4); e ancora più direttamente: “Ovunque c'è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato. Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos'è il cristianesimo, ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, specialmente attraverso le pratiche di culto, ma ad essi non corrisponde una reale accoglienza del contenuto della fede e un'adesione alla persona di Gesù. Alle grandi certezze della fede è subentrato in molti un sentimento religioso vago e poco impegnativo; si diffondono varie forme di agnosticismo e di ateismo pratico che concorrono ad aggravare il divario tra la fede e la vita; diversi si sono lasciati contagiare dallo spirito di un umanesimo immanentista che ne ha indebolito la fede, portandoli sovente purtroppo ad abbandonarla completamente; si assiste a una sorta di interpretazione secolaristica della fede cristiana che la erode ed alla quale si collega una profonda crisi della coscienza e della pratica morale cristiana. I grandi valori che hanno ampiamente ispirato la cultura europea sono stati separati dal Vangelo, perdendo così la loro anima più profonda e lasciando spazio a non poche deviazioni” (EiE 4). E’ sufficiente rileggere i discorsi di Benedetto XVI, soprattutto nelle sue visite in Gran Bretagna, Portogallo e Germania per verificare quanto queste considerazioni siano vere e mantengano la loro attualità fino ai nostri giorni.

Sulla base di queste indicazioni, non si può dimenticare il contesto culturale con i tratti di secolarismo presenti e le sue conseguenze negative soprattutto per quanto riguarda la comprensione dell’esistenza personale. Siamo dinanzi a una situazione per molti versi paradossale; emerge il distacco dalla religione cristiana e sembra rinnovarsi il senso per una ricerca del sacro e del religioso; si afferma che la fede non può avere alcuna voce quando si parla di vita privata, pubblica o sociale, eppure riusciamo a riempire le città con le iniziative pubbliche. Resta, purtroppo, evidente che l’esistenza personale si costruisce ormai prescindendo dall’orizzonte di fede che è relegato a un ambito privato senza incidere nella vita delle relazioni interpersonali, sociali e civili. Il nostro contemporaneo è fortemente caratterizzato dalla gelosia per la propria indipendenza personale. Diventato allergico a ogni pensiero speculativo, si limita al semplice momento storico, all’attimo temporale, illudendosi che è vero solo ciò che è frutto della scienza e quindi anche lecito moralmente. E’ precipitato in una sorta di empirismo pragmatico che lo porta ad apprezzare i fatti e non le idee. Senza alcuna resistenza cambia rapidamente il suo modo di pensare e di vivere, diventando un soggetto progressivamente più cinetico, sempre pronto cioè a sperimentare; desideroso di essere coinvolto in ogni gioco anche se più grande di lui, specialmente se lo rapisce in quel narcisismo non più neppure velato che lo illude sull’essenza della vita. Insomma, siamo dinanzi a un’esplosione di rivendicazioni di libertà individuali che tocca la sfera della vita sessuale, delle relazioni interpersonali e familiari, delle attività del tempo libero come di quelle lavorative; pensare che questa dimensione non tocchi anche la fede è un’illusione da cui stare lontani. La religione, infatti, non viene negata, ma pensata con un suo ruolo ben delimitato; interviene solo in parte e marginalmente nel giudizio etico e nei comportamenti. Per quanto paradossale possa sembrare, le rivendicazioni sociali sono sempre fatte in nome della giustizia e dell’uguaglianza, ma alla base si riscontra determinante il desiderio di vivere più liberi a livello individuale. A differenza del recente passato, si tollerano e si sopportano molto di più le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, piuttosto che le proibizioni che intaccano la sfera privata. Insomma, si è venuta a creare una situazione completamente nuova in cui si vogliono sostituire gli antichi valori, soprattutto quelli espressi dal cristianesimo. In un orizzonte di questo tipo, in cui l’uomo viene a occupare il posto centrale, baricentro di ogni forma di esistenza, Dio diventa un’ipotesi inutile e un concorrente da evitare. Tale svolta si è attuata in maniera relativamente facile, complici spesso una teologia debole e una religiosità fondata più sul sentimento e incapace di mostrare il più vasto orizzonte della fede.

Dio ha perso la centralità che possedeva. La conseguenza è che l’uomo stesso ha perso il suo posto. L’eclissi del senso della vita riduce l’uomo a non sapersi più collocare, a non trovare più un posto all’interno del creato e della società. In qualche modo cade nella tentazione prometeica: s’illude di poter diventare padrone della vita e della morte, perche è lui a decidere quando, come e dove. Si vive una cultura tesa a idolatrare la perfezione del corpo, a rendere selettivo il rapporto interpersonale sulla base della bellezza e della perfezione fisica e si finisce dimenticando l’essenziale. Si cade così in una sorta di narcisismo costante che impedisce di fondare la vita su valori permanenti e solidi, per bloccarsi a livello dell’effimero. Qui, pertanto, si pone la grande sfida che attende il futuro: far comprendere che costringere al silenzio il desiderio di Dio radicato nell’intimo, non può mai far approdare alla vera autonomia dell’uomo. In questo contesto, è necessario che la nuova evangelizzazione si faccia carico di contenuti capaci di mostrare che l’enigma dell’esistenza personale non si risolve rifiutando il mistero, ma scegliendo di immettersi in esso. Questo è il sentiero da percorrere; ogni scorciatoia rischia di farci perdere nei meandri di una boscaglia, da cui e impossibile vedere sia l’uscita sia la meta da raggiungere.

Ai nostri giorni “crisi” sembra uno dei termini tra i più utilizzati del nostro vocabolario quotidiano. Assistiamo a questa condizione spesso inermi o, forse, incapaci di trovare la via maestra per uscirne. La crisi, comunque, non è mai un evento esclusivamente negativo; essa contiene elementi che provocano a riflettere su quale e quanto è stata credibile la nostra pastorale per obbligarci a trovare forme più adeguate per poter andare oltre. Si può pensare anche positivamente in tempo di crisi. Per quanto a fondo si possa spingere la nostra verifica circa l’attuale situazione di permanente crisi in cui il mondo versa, è necessario ribadire che questa non e primariamente di ordine economico e finanziario. La crisi che stiamo vivendo è, anzitutto, di ordine culturale e antropologica. L’uomo è in crisi. Non è più capace di ritrovare se stesso dopo le lusinghe cui aveva dato retta, soprattutto quando aveva creduto di aver raggiunto l’età adulta e di essere pienamente padrone di sé e indipendente da ogni autorità. Se l’opera di nuova evangelizzazione si svolgesse solo come la ripresa di una pratica religiosa sarebbe limitata e riduttiva. E’ necessario che essa entri nell’individuazione della patologia per portare una terapia efficace.

Per quanto riguarda l’Europa, si presenta una situazione paradossale evidente. Nel tempo in cui essa viveva di valori condivisi, possedeva una forte identità che la rendeva facilmente riconoscibile nonostante i confini territoriali. In questi anni, invece, mentre sono stati abbattuti i confini e quindi poteva essere favorito un processo di unificazione, si assiste al moltiplicarsi delle differenze e all’aumento degli estremismi: la frammentarietà domina a tal punto da far sgretolare ogni possibile unità. Se questo si sta verificando, temo dipenda anche dal fatto che si vuole costruire un’Europa indipendente dal cristianesimo e, in alcuni casi, perfino contro di esso. Eppure, il cristianesimo è una condizione obbligatoria per comprendere coerentemente storia e attualità dei nostri paesi. La scelta della neutralità di fronte alla religione, ideata e perseguita da molti, è il metodo più dannoso che si possa immaginare. Le religioni per l’Occidente non possono essere tutte uguali. Non siamo in una notte oscura dove tutto e incolore. Il primato della ragione, conquistato nel corso dei secoli dalla nostra civiltà, non può appiattirsi su un egualitarismo da sabbie mobili che impedisce di discernere tra le religioni e di scegliere di riconoscere le proprie origini e l’apporto ricevuto dal cristianesimo. Vivere d’indifferenza, agnosticismo e ateismo non solo non consentirà mai di giungere a una risposta sul tema fondamentale del senso della vita, ma non permetterà neppure di centrare l’obiettivo dell’effettiva unità delle nazioni. Non è emarginando né esorcizzando il cristianesimo che si potrà forgiare una società migliore. Non potrà avvenire. Una lettura anticristiana non solo è miope, ma è sbagliata nelle sue stesse premesse. Non sarà possibile formare un’identità matura per i singoli e per i popoli prescindendo dal cristianesimo. Certo, la nostra storia è costellata di luci e ombre, ma il messaggio che portiamo è di genuina liberazione per l’uomo e di coerente progresso per i popoli. Il cristianesimo ha infuso valori e plasmato le culture, creando faticosamente ma con successo una sintesi tra il pensiero greco-romano, riletto alla luce della Sacra Scrittura, e le varie conquiste culturali, scientifiche e tecnologiche raggiunte nel corso dei secoli. Negli ultimi decenni questi valori si sono ossidati e rischiano di essere sottoposti a uno struggente logorio non per il trascorrere degli anni, ma per la corrosione operata da fenomeni culturali e legislativi che minano il tessuto sociale. Avere spalancato le porte a presunti diritti individuali non ha portato a maggior coesione sociale né tanto meno a un crescente senso di responsabilità. Ciò che è dato verificare, piuttosto, è il preoccupante arroccarsi in un individualismo senza sbocco che, presto o tardi, provocherà l’asfissia. L’Occidente, d’altronde, sembra vivere oggi con una profonda paura. Essa diviene quasi congenita presso popolazioni che avevano vissuto un lungo periodo di ricostruzione dopo la barbarie di due guerre, di un crescente benessere e di pace; vacillano molte certezze: la stabilità familiare, l’educazione dei figli, la sicurezza del lavoro, l’assistenza nella malattia, la casa, la pensione... insomma, tutto ciò che in genere è etichettato come progresso sociale si sbriciola sotto la scure di una crisi che non lascia spazio se non all’incertezza, al dubbio e, quindi, alla paura e all’angoscia.

La nuova evangelizzazione deve entrare in questo contesto culturale che forma la mentalità di generazioni di persone; è necessario che ci facciamo carico di riflettere sulla nostra capacità di poter creare un processo di trasmissione di valori e contenuti che tendono a formare l’identità, in modo tale che si recuperi un significativo senso di appartenenza. Non possiamo indietreggiare nell’assunzione di questa responsabilità e non dovremo accettare di essere emarginati. La nostra opera di nuova evangelizzazione comporta anche questo passaggio. Si tratta, insomma, di comprendere e superare lo iato che si è venuto a creare tra la società con le singole persone, e la comunità cristiana; perché da una parte si è indebolita l’identità personale priva di contenuti valoriali impregnati dalla fede; dall’altro l’individualismo ha portato a non sentire più il senso di appartenenza alla Chiesa.

Per questo, siamo convinti che la nostra presenza in questo momento della storia sia essenziale perché il processo di rinnovamento culturale e antropologico possa giungere a buon fine. Nessun altro potrebbe sostituirci nel portare quel contributo peculiare che appartiene a noi e che ha contrassegnato nel corso dei millenni una storia di umanizzazione senza confronti. Privi della presenza significativa dei cattolici i nostri paesi sarebbero in ogni caso più poveri, più isolati e meno attraenti. Non vogliamo che questo avvenga; chiediamo, pertanto, di essere ascoltati e messi alla prova per verificare la ricchezza della nostra fede per il genuino progresso della società. La speranza di cui siamo portatori ha qualcosa di straordinariamente grande, perché consente di guardare al presente, nonostante le difficoltà, con uno sguardo carico di fiducia. E’ la speranza che non delude perché forte di una promessa di vita che supera ogni limite e fissa lo sguardo sull’unica realtà necessaria: un Dio che ama e che ha condiviso la nostra esistenza umana.

Insomma, abbiamo il compito di produrre un pensiero che sia in grado di gettare le fondamenta per un’epoca che darà cultura impregnata di fede alle future generazioni, permettendo loro di vivere nella genuina libertà perché proiettate verso la verità. E’ questo pensiero che manca e, sinceramente, non lo vedo ancora all’orizzonte. Il dramma, probabilmente, sta tutto qui. Se manca la forza del pensiero non si può pretendere alcuna progettualità e tutto diventa monotono. Questo è il momento di una sinergia in grado di fare sintesi del patrimonio del passato per interpretarlo alla luce delle conquiste che caratterizzano la nostra epoca in modo da trasmetterlo alle generazioni che verranno dopo di noi. Noi, comunque, sentiamo l’impegno perché la nuova evangelizzazione si faccia carico anche di questa missione. Annunciare il Vangelo in modo nuovo equivale anche a trovare le forme perché sia compreso e accolto dall’uomo di oggi per provocarlo a riflettere sul senso della propria esistenza così da giungere a un’identità personale che sia capace di coniugarsi con il senso di appartenenza alla Chiesa.

Tutto questo rimane come un’indicazione importante per valutare soprattutto le difficoltà e le aspettative da parte dei vescovi e la necessaria collaborazione tra di noi come pure l’esigenza di dare segni di unità tra le Chiese particolari. Ciò significa, dare corpo alla nuova evangelizzazione perché non si riduca a una formula, ma esprima realmente il desiderio di mettersi in cammino verso una pastorale che si faccia carico delle istanze che sono presenti nella società e quindi partecipate nella comunità cristiana. La nuova evangelizzazione non si distingue dalla missione stessa della Chiesa di evangelizzare; ci sono, tuttavia, momenti storici in cui alcune condizioni culturali e sociali pongono la Chiesa in una particolare vigilanza per esprimere la sua missione di sempre. Questo è il nostro momento che siamo chiamati a vivere; la grazia di Dio obbliga a non rinchiuderci né in una visione romantica del passato né in una visione utopistica del futuro. La nuova evangelizzazione è una chance che viene offerta per leggere e interpretare l’attuale momento storico e per far diventare straordinaria un’attività ordinaria della Chiesa. In altre parole, siamo chiamati a vivere in modo straordinario un evento che è ordinario per la Chiesa come l’evangelizzazione. Non sarà mai detto a sufficienza, comunque, che la nuova evangelizzazione non nasce per l’istituzione di un nuovo dicastero nella Curia. La nuova evangelizzazione è un impegno che non solo è presente da diverso tempo, ma è anche efficace. Si possono elencare una pluralità di esperienze pastorali che sono espressione di una dinamica in costante crescita: dalle diocesi alle parrocchie, dai movimenti antichi ai nuovi, dai diversi ordini religiosi all’associazionismo è possibile vedere un impegno e un interesse crescente. Ciò che si deve evitare è cadere nella trappola della frammentarietà tipica del nostro tempo. La frammentarietà, mentre accontenta l’attimo, dimentica la progettualità. E’ importante che ci facciamo carico di segni unitari e di spessore così da incidere nella vita e superare l’ostacolo che impedisce di guardare al futuro con serenità.

Desideriamo iniziare un cammino che possa diventare propositivo anche per altre Chiese particolari non solo in Europa, e che possano ispirarsi almeno al progetto comune se non alle stesse iniziative. Abbiamo chiamato questa prima iniziativa “Missione metropoli”. E’ un’attività che nasce per indicare un percorso anche al Sinodo dei Vescovi per il prossimo ottobre 2012. Probabilmente, non come iniziativa già consolidata, ma più realisticamente come un progetto ai suoi inizi. In questo primo momento saranno coinvolte 12 diocesi che hanno offerto la loro disponibilità: Barcelona, Bruxelles, Budapest, Köln, Dublin, Lisboa, Liverpool, Paris, Torino, Warsaw, Wien, Zagreb. Essa Prende avvio da esperienze che sono state già vissute da alcune Diocesi. In particolare, la missione cittadina di Roma che ha visto l’intera Chiesa per quattro anni in preparazione e attuazione di un’esperienza realmente storica. Alla stessa stregua, iniziative similari sono state vissute da altre diocesi che per alcuni anni hanno collaborato ai Congressi Internazionali per la Nuova Evangelizzazione. Facendo tesoro di queste esperienze, sia nei loro aspetti positivi sia in quelli più critici, abbiamo pensato di far compiere un percorso comune a queste 12 diocesi nello stesso periodo della prossima quaresima, per offrire un segno all’Europa che la Chiesa vive di unità e ne presenta momenti concreti di attuazione.

La peculiarità di questa proposta vorrebbe porsi come primo momento per una pastorale comune, condivisa e resa complementare per i diversi contesti culturali in cui viene vissuta. Ciò su cui vorremmo insistere, comunque, è la condivisione di alcune iniziative e la contemporaneità del loro svolgimento in modo da dare all’Europa un segno reale che non può passare inosservato. La nuova evangelizzazione prende in considerazione gli spazi comuni della vita ecclesiale con l’intento che l’intera comunità comprenda il suo essere in missione. Per alcuni versi, si dovrebbe andare oltre la formula della “missione al popolo”, per recuperare il “popolo in missione”; così che i credenti recuperino nello stesso tempo sia la loro identità cristiana, sia il loro senso di appartenenza alla comunità. Più direttamente, è necessario che la nuova evangelizzazione si faccia carico di ciò che costituisce per sua essenza l’atto stesso di fede. Questa iniziativa si sviluppa nelle seguenti tappe:

1.Il primato della Parola di Dio, con la lettura continuata del Vangelo di Marco.

2. Le catechesi del Vescovo, che avrà come luogo la cattedrale e come destinatari principali:

- i catecumeni, che avrà come riferimento il testo “La Parola della fede ti è vicina, sulla tua bocca e nel tuo cuore “ (Rm 10, 8).

- le famiglie, che avrà come riferimento il testo “Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti (1 Ts 3,12).

- i giovani, che avrà come riferimento il testo “In Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza “ (Col 2,3).

3. Il sacramento della riconciliazione, facendo comprendere la misericordia di Dio diventa icona per la stessa comunità ad essere segno di accoglienza.

4. La lettura del testo delle Confessioni di S. Agostino, per dare un segno pubblico a quanti sono in ricerca del senso della vita e ai credenti per verificare la permanenza del pensiero cristiano.

5. La carità, con un gesto concreto, con particolare riferimento alla drammatica situazione di siccità di alcuni Paesi dell’Africa, a cui anche il S.Padre ci ha richiamato.

Il cuore pulsante dell’iniziativa sarà la cattedrale, “chiesa madre” che genera nella fede sempre nuovi figli con il battesimo e allarga le braccia della sua misericordia donando il perdono e la riconciliazione. Dalla cattedrale il Vescovo esprime l’unità di tutta la Chiesa particolare e, proprio la cattedrale, indica la sua azione di primo evangelizzatore che presiede alla carità celebrando il mistero dell’Eucaristia.

La struttura di questo evento non dovrebbe far dimenticare l’inizio di un processo che entra nella pastorale quotidiana e che comporta in primo luogo il tema della formazione. E’ ovvio che essa si ripercuote su alcuni settori particolari: a) la formazione dei seminaristi: è possibile realizzare iniziative comuni che esprimano la scelta della diocesi di educare i giovani futuri sacerdoti a una visione peculiare di nuova evangelizzazione. b) I sacerdoti, operatori diretti dell’evangelizzazione. Prima di avere iniziative pastorali deve crescere la consapevolezza della necessità e dell’urgenza della nuova evangelizzazione. In questo senso, sarebbe utile verificare come coinvolgere le persone consacrate. c) I laici nel complesso rapporto con i movimenti. La NE può diventare realmente un momento di collaborazione nella complementarità. Il tema della catechesi che non può più essere solo limitata alla preparazione sacramentale, ma corrispondere a ciò che è per sua stessa natura. In questo senso dobbiamo verificare come utilizzare il CCC e il suo Compendio.

E’ fondamentale una riflessione sulla liturgia come momento peculiare della vita cristiana e della stessa nuova evangelizzazione. Si dovrà entrare nel merito della conoscenza della Parola di Dio e considerare quanto emerso dall’ultimo Sinodo con l’Esortazione Apostolica Verbum Domini. Non si può più tralasciare il tema dell’omelia e del suo valore nella vita dei sacerdoti e nella prassi pastorale. Il recupero del ruolo centrale della confessione nella vita dei credenti per il complesso valore esistenziale che possiede in questo momento di cambiamento antropologico. Il tema della carità per superare una visione spesso comune di una comunità che offre servizi caritativi ma non fa di questi uno strumento vero di evangelizzazione e testimonianza di carità. Insomma, l’evento particolare che speriamo nel prossimo futuro possa coinvolgere tante altre Chiese particolari, non deve nascondere il cammino più faticoso, ma certamente più efficace e fecondo della formazione.

Nel suo discorso al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione lo scorso 31 maggio, Benedetto XVI diceva: «annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato; ma il nostro compito permane identico come agli albori della nostra storia. La missione non è mutata, così come non devono mutare l’entusiasmo e il coraggio che mossero gli apostoli e i primi discepoli. Lo Spirito Santo che li spinse ad aprire le porte del cenacolo, costituendoli evangelizzatori (cfr. At 2,1-4), è lo stesso Spirito che muove oggi la Chiesa per un rinnovato annuncio di speranza agli uomini del nostro tempo. Sant’Agostino afferma che non si deve pensare che la grazia dell’evangelizzazione si sia estesa fino agli apostoli e con loro quella sorgente di grazia si sia esaurita, ma “questa sorgente si palesa quando fluisce, non quando cessa di versare. e fu in tal modo che la grazia tramite gli apostoli raggiunse anche altri, che vennero inviati ad annunciare il vangelo... anzi, ha continuato a chiamare fino a questi ultimi giorni l’intero corpo del suo Figlio unigenito, cioè la sua Chiesa diffusa su tutta la terra” (Sermo 239,1). La grazia della missione ha sempre bisogno di nuovi evangelizzatori capaci di accoglierla, perché l’annuncio salvifico della Parola di Dio non venga mai meno, nelle mutevoli condizioni della storia... esiste una continuità dinamica tra l’annuncio dei primi discepoli e il nostro. Nel corso dei secoli la Chiesa non ha mai smesso di proclamare il mistero salvifico della morte e risurrezione di Gesù Cristo, ma quello stesso annuncio ha bisogno oggi di un rinnovato vigore per convincere l’uomo contemporaneo, spesso distratto e insensibile. La nuova evangelizzazione, per questo, dovrà farsi carico di trovare le vie per rendere maggiormente efficace l’annuncio della salvezza, senza del quale l’esistenza personale permane nella sua contraddittorietà e priva dell’essenziale. Anche in chi resta legato alle radici cristiane, ma vive il difficile rapporto con la modernità, è importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante». In altre parole, dice il Papa, la via della nuova evangelizzazione non è altro che il continuo cammino che dagli apostoli giunge fino a noi attraversando venti secoli di storia. Essa deve essere vissuta sotto il primato della grazia che permette a ognuno di percepire la presenza viva dello Spirito Santo che trasforma i cuori e permette di accogliere l’annuncio della salvezza. Il nostro compito come Pastori, pertanto, si solidifica per la presenza del Risorto in mezzo a noi e ci provoca ad essere sempre di nuovo testimoni fedeli e coraggiosi con un annuncio che coinvolge ognuno di noi e le nostre Chiese.