lunedì 19 maggio 2014

Con il Papa in Terra Santa

poster papa in Terrasanta


Cinquant’anni dopo non è facile ricreare lo stesso effetto. Il viaggio di Papa Francesco in Terra Santa vuole celebrare quello di Paolo VI nel 1964. L’abbraccio con il Patriarca di Costantinopoli questa volta si trasforma in preghiera ecumenica nella Chiesa dell’Anastasis, davanti all’edicola del Santo Sepolcro. Nella Chiesa dove i cristiani celebrano la liturgia seconda divisioni orarie rigidissime tra le varie confessioni, per la prima volta il Papa di Roma, il Patriarca Armeno e quello Bizantino pregheranno insieme. Un fatto importante. Poco prima avranno firmato una ulteriore dichiarazione congiunta nella sede della Delegazione Apostolica di Gerusalemme. Ma dai tempi del viaggio di Paolo VI, che visitò Giordania, Israele e Palestina, molte cose sono cambiate. Così il viaggio di Francesco è diventato, in soli tre giorni, una corsa ad ostacoli per rispettare tutte le tappe che ormai sono obbligate per i nuovi rapporti tra gli stati. In effetti sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI prolungarono il loro soggiorno in Medio Oriente per più di una settimana. E questo anche per avere il tempo di celebrare diverse messe con i cristiani di Israele mantenendo anche gli impegni politici e interreligiosi.  Per il dialogo in effetti il Papa argentino ha scelto di far entrare nel seguito papale due suoi amici personali: il rabbino Abram Skorka, e Omar Abboud, studioso e esponente musulmano. Non saranno sul volo che porta il Papa e il seguito da Roma ad Amman, ma si uniranno al gruppo il sabato e la domenica. Nel seguito del Papa invece non sono previsti i patriarchi delle Chiese cristiane d’Oriente. Ma i patriarchi dei riti greco, maronita, caldeo, siro, copto ed armeno seguiranno comunque il viaggio del Papa.
Quattro di loro saranno di fianco al papa lungo tutto il pellegrinaggio (il patriarca maronita, caldeo, siro e copto), e gli altri due solo per una parte. E i cristiani nella terra di Gesù di problemi ne devono affrontare molti, ogni giorno.  Ad esempio appena nel marzo scorso il Consiglio degli ordinari cattolici di Terra Santa ha approvato un documento preparato dalla Commissione ʺGiustizia e Paceʺ che fa riferimento al disegno di legge del Knesset che intende stabilire una distinzione tra palestinesi cristiani e musulmani, e secondo il quale i cristiani palestinesi in Israele non sarebbero palestinese. Di conseguenza, essi dovrebbero rendere il servizio militare israeliano. C’è poi il problema delle violenze che le “primavere arabe” hanno portato in un’area sempre bollente.
Non conflitti di religione, ma conflitti politici, azioni di un terrorismo che si nasconde dietro etichette pseudo religiose, con omicidi violenti e rituali e con migliaia di famiglie che hanno ingrossato le fila dei profughi. C’è la diaspora dei cristiani e nello stesso tempo la immigrazione di lavoratori cristiani di altre parti del mondo. Ma sono solo alcuni dei temi di cui si dovrà parlare durante il viaggio del Santo Padre. La scelta di celebrare la messa nel Cenacolo ad esempio ha posto alcune difficoltà. Quell’edificio ha nel suo interno anche un luogo sacro per gli ebrei, la così detta Tomba di Davide. C’è poi il problema della sicurezza. Il Papa non ama che ce ne sia, lo sappiamo, e ha chiesto di usare un’auto non blindata. Ma in Israele certo questo non è esattamente il protocollo per un capo di stato che suscita tante emozioni. E infatti si parla di “coprifuoco” durante i giorni della visita, una misura che terrebbe la gente molto più lontana dal Papa piuttosto che la macchina panoramica blindata.
Tanto che un gruppo di cristiani della Terra Santa ha scritto al nunzio Giuseppe Lazzarotto per rivendicare il proprio diritto di poter accogliere il Papa e il Patriarca Bartolomeo I durante la loro visita. A comunicarlo è l’agenzia Fides. “Le nostre considerazioni si fanno carico delle attese di tutti i cristiani di Gerusalemme”, riferisce all‘agenzia Hania Kassassieh, cristiana ortodossa sposata con un cattolico di rito latino, tra i promotori della lettera. “Siamo consapevoli che la messa per i fedeli palestinesi sarà celebrata a Betlemme, ma crediamo che un incontro con i nostri Padri a Gerusalemme ci sarà impedito. Assistiamo al tentativo dell‘occupazione israeliana di imporre un coprifuoco nelle strade, compreso il quartiere cristiano, durante la visita. È inaccettabile che il Papa passi per i vicoli trovandoli vuoti dei fedeli. Come comunità ecclesiali locali – si legge nel messaggio – non vogliamo essere esclusi da uno storico evento religioso”.
Toni che fanno comprendere quanto esplosiva si presenti la situazione con le varie componenti del mosaico Medio Orientale che sembrano più in fibrillazione di sempre. Riuscirà Papa Francesco con la sua grande popolarità a portare equilibrio? E’ stata questa la sfida di tutti i Pontefici che hanno visitato la Terra Santa. Nel 2000 dopo la visita di Giovanni Paolo II scoppiò di nuovo la intifada, e Benedetto XVI riuscì ad essere in Israele dopo un nuovo focolaio di guerra. Del resto la strada dell’ ecumenismo e del dialogo tra le religioni passa per la Città più Santa e meno pacifica del mondo. (A. Ambrogetti)
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Betlemme, i (pochi) biglietti distribuiti con la tombola

Tra molti cristiani di Terra Santa si respira delusione. Arriva il Papa “delle periferie”, e loro non potranno vederlo

GIANNI VALENTEROMA

I biglietti per assistere alla Messa che Papa Francesco celebrerà a Betlemme sabato prossimo sono diventati merce preziosa. In questi giorni, per sottrarli alla prassi sconveniente che in simili circostanze favorisce sempre “gli amici degli amici”, i cristiani di Palestina hanno escogitato vie fantasiose: «Ieri – spiega sul suo blog “Abuna” Mario Cornioli, prete toscano “in prestito” al Patriarcato latino di Gerusalemme – i parrocchiani di Beit Jala se li sono giocati a tombola, mentre oggi i parrocchiani di Betlemme li hanno sorteggiati…». La piazza della Mangiatoia, davanti alla Basilica della Natività, non è sterminata e riuscirà a ospitare al massimo 10mila persone, provenienti anche da Gerusalemme, dalla Galilea. «Alla parrocchia della Striscia di Gaza, dove vivono 1800 cristiani, in maggioranza ortodossi» spiega don Cornioli a Vatican Insider «sono stati recapitati 649 permessi». Ma le autorità d'Israele non hanno concesso pass a nuclei familiari interi: hanno dato permessi magari ai bambini, escludendo i genitori, e viceversa. Così tanti finiranno per rinunciare. Inoltre, sono state escluse tutte le persone di età compresa tra i 16 e i 35 anni. Così, dei giovani di Gaza, solo qualche adolescente riuscirà a vedere il Papa. E rimarranno a Gaza anche i due giovani sposi che secondo programma avrebbero dovuto partecipare al pranzo delle famiglie palestinesi con il Papa: hanno ambedue meno di 35 anni, e per loro non è arrivato il permesso. Saranno “sostituiti” da una donna di 37 anni.

Chi ha ottenuto uno dei pass d'accesso si gode l'attesa, preparandosi all'incontro. Ma tra molti altri cristiani di Terra Santa, soprattutto in Galilea, cresce invece la delusione e il senso di disagio: sanno già – così spiega don Mario - che «non riusciranno a vedere e nemmeno a pregare insieme al loro Papa amatissimo... Ed è un peccato che questa visita crei nei cuori dei nostri fratelli cristiani tristezza e delusione quando invece dovrebbe portare gioia e felicità».

I gesti e le parole di Papa Francesco hanno fatto breccia tra i cristiani di Palestina. Lui parla delle periferie, delle frontiere, e loro tante volte si sentono in frontiera. Lui racconta di una Chiesa «ospedale da campo», che cura le ferite. E loro si sentono abbracciati nelle tante ferite piccole e grandi che segnano la loro condizione di cristiani, arabi, palestinesi. Ma la brevità della visita e il suo focus concentrato sull'incontro ecumenico con il patriarca ecumenico Bartolomeo I, a cinquant'anni dallo storico abbraccio tra i predecessori Paolo VI e Atenagora, ha fatalmente compresso gli spazi d'incontro tra il Vescovo di Roma e le comunità della Chiesa locale. In principio, era stata cancellata dal programma anche la possibilità di un breve incontro tra il Papa e i parroci cattolici di Palestina (che invece dovrebbe esserci, nella sede del patriarcato latino). La sorte peggiore sembra riservata ai cristiani di Gerusalemme: per motivi di sicurezza “nella giornata di lunedì 26 maggio” conferma padre Cornioli “in tutta la città è stato proclamato il coprifuoco, e quindi nessuno potrà fare festa al Papa quando entrerà nella Città Vecchia”.

Nei giorni scorsi, un gruppo di cristiani gerosolimitani, guidati da alcuni parrocchiani della chiesa cattolica latina di San Salvatore, avevano manifestato anche alle autorità ecclesiastiche il proprio disappunto davanti alla prospettiva di non poter nemmeno vedere il Papa passare: «È inaccettabile che il Papa passi per i vicoli del quartiere cristiano trovandoli vuoti dei fedeli e di ogni segno di vita» avevano scritto in una lettera indirizzata al nunzio vaticano Giuseppe Lazzarotto. «Ma sembra che non ci sia nulla da fare contro la famosa “sicurezza... Quella sicurezza”», scrive sul suo blog Abuna Mario «che oramai è diventato l’unico dio al quale sacrificare tutto e di cui la nostra piccola comunità farà nuovamente le spese». Secondo il sacerdote «Papa Francesco entrerà in una città fantasma e non troverà nessun bambino a salutarlo, non incontrerà nessuna vecchietta che vorrà toccarlo, non potrà salutare nessun malato e nemmeno scambiare il suo zucchetto con qualche fraticello. Proprio lui che ama salutare tutti, abbracciare, sorridere, parlare e andare incontro alla gente». (G. Valente)

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Previste 15 allocuzioni di Papa Francesco: 3 in Giordania, 5 in Palestina e 7 in Israele
Nota. Secondo il Programma ufficiale distribuito dalla Sala stampa della Santa Sede non risulta, ed è una novità, che in nessuno dei tre luoghi che visiterà il Papa - Giordania, Stato di Palestina e Israele - sarà pronunciato un discorso di Congedo. Le Omelie saranno 3 più il Regina Coeli. I discorsi quindi saranno 11.
SABATO 24 MAGGIO 
GIORDANIA - AMMAN
Incontro con le autorità del Regno di Giordania.
1. Discorso del Santo Padre.
Santa Messa all’ “International Stadium” ad Amman.
2. Omelia del Santo Padre.
Incontro con i rifugiati e con giovani disabili nella chiesa latina a “Bethany beyond the
Jordan”.
3. Discorso del Santo Padre.

DOMENICA 25 MAGGIO 2014 
STATO DI PALESTINA - BETLEMME
Incontro con le autorità palestinesi.
4. Discorso del Santo Padre.
Santa Messa nella Piazza della Mangiatoia a Bethlehem.
5. Omelia del Santo Padre.
6. Preghiera del Regina Coeli. 
7. Allocuzione del Santo Padre.
8. Saluto 
Ai bambini dei Campi profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibrin nel Phoenix Center del Campo profughi di Dheisheh.
ISRAELE
Cerimonia di Benvenuto nell’Aeroporto Internazionale Ben Gurion a Tel Aviv.
9. Discorso del Santo Padre.
ISRAELE - GERUSALEMME
Incontro Ecumenico in occasione del 50° anniversario dell’incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora nella Basilica del Santo Sepolcro.
10. Discorso del Santo Padre.
LUNEDI 26 MAGGIO 2014
Visita al Gran Mufti di Gerusalemme nell’edificio del Gran Consiglio sulla Spianata delle Moschee.
11. Discorso del Santo Padre.
Visita al Memoriale dii Yad Vashem a Gerusalemme.
12. Discorso del Santo Padre.
Visita di cortesia ai due Gran Rabbini Di Israele nel Centro Heichal Shlomo, nei pressi della Gerusalemme Great Synagogue.
13. Discorso del Santo Padre.
Visita di Cortesia al Presidente dello Stato di Israele nel Palazzo Presidenziale a Gerusalemme.
14, Discorso del Santo Padre.
Incontro con Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Seminaristi nella chiesa del Getsemani accanto all’Orto degli Ulivi.
15. Discorso del Santo Padre
Santa Messa con gli Ordinari di Terra Santa e con il Seguito Papale nella sala del Cenacolo a Gerusalemme.
16. Omelia del Santo Padre.