Oggi 9 settembre celebriamo anche la memoria di Pietro Claver, sacerdote gesuita.
Pietro Claver nacque a Verduno nella Spagna nel 158O; dal 1596 studiò
lettere e arti nell’università di Barcellona e nel 1602 entrò nella
Compagnia di Gesù. Scoprì in sé la vocazione missionaria per opera
specialmente di sant’Alfonso Rodriguez, portinaio nel collegio della
Compagnia a Maiorca. Fu ordinato sacerdote nel 1616 nella missione
colombiana, dove fino alla morte esercitò l’apostolato tra gli schiavi negri,
resosi con voto “perpetuo schiavo degli Etiopi”. Privo ormai di forze, morì
a Cartagena in Colombia l'8 settembre 1654; fu canonizzato da Leone XIII
nel 1888, e quindi dallo stesso Pontefice fu dichiarato patrono delle
missioni tra i negri.
La lettera seguente è stata scritta il 31 maggio del 1627, eppure leggendola sembra di guardare scene di questi giorni...
Dalle lettere di san Pietro Claver, sacerdote
(Lett. 31 maggio 1627 al suo Superiore; A. Valtierra, S. Pedro Claver,
Cartagena, 1964, pp. 140-141)
Evangelizzare i miseri, curare gli infermi,
proclamare la libertà degli schiavi
Ieri, 30 maggio di quest'anno 1627, nella festa della SS. Trinità, sono
scesi da un'enorme nave moltissimi negri strappati ai fiumi dell'Africa.
Accorriamo, portando in due sporte aranci, limoni, biscotti dolci e non so
che altro. Andiamo alle loro capanne: ci sembrava di essere entrati in una
seconda Guinea! Ci siamo dovuti aprire un varco in mezzo ai mucchi di
gente, finché siamo giunti ai malati, che erano in gran numero, sdraiati
sulla terra umida o meglio nel fango; si era, infatti, provveduto, per ridurre
l'eccessiva umidità, a costruire un terrapieno frammisciando tegole e
frammenti di laterizi. Questo era dunque il loro letto, terribilmente
scomodo non solo per questo, ma più ancora perché erano nudi, non
protetti da nessuna veste.
Deposto dunque il mantello, abbiamo trasportato dal magazzino quanto
era adatto ad apprestare un tavolato; così abbiamo pavimentato alla
meglio il luogo nel quale, aprendoci il passo tra un groviglio di gente,
abbiamo potuto infine trasportare i malati. Poi li abbiamo divisi in due
gruppi: ad uno è recato il mio compagno con un interprete e l'altro l'ho
raggiunto io. Vi erano due negri più morti che vivi: già freddi, con il polso
che più non si sentiva. Raccolti con un tegolo dei carboni accesi, li
abbiamo messi in mezzo, vicino ai moribondi; poi abbiamo gettato in quel
fuoco essenze odorose di cui avevamo due borse piene, e così in
quell'occasione le abbiamo consumate tutte. Poi con i nostri mantelli —
essi infatti non hanno nulla di simile e invano ne avremmo richiesti ai loro
padroni — abbiamo praticato loro dei suffimigi, con i quali sembravano
riprendere un po' di calore e di vitalità. Bisognava vedere con che occhiate
di gioia ci guardavano!
In questo modo abbiamo parlato loro non con parole, ma con le mani e
con i fatti; e del resto convinti come erano di essere stati trascinati lì per
essere divorati, ogni altro discorso sarebbe stato del tutto inutile. Ci
siamo poi seduti o messi in ginocchio presso di loro, col vino abbiamo loro
lavato la faccia e il corpo, cercando di rallegrarli con gentilezze e
manifestando loro quei modi naturali con i quali si è soliti dar sollievo agli
infermi.
Dopo ciò, ci siamo messi a catechizzarli sul battesimo, a spiegar loro
cioè quali ne siano i mirabili effetti per il corpo e per l'anima; quando ci è
sembrato che rispondendo alle nostre domande avessero abbastanza
capito, siamo passati a un più esteso insegnamento riguardo al Dio unico,
che distribuisce premi o castighi secondo i meriti di ciascuno, e tutto il
resto. Allora li abbiamo invitati a fare un atto di contrizione e a
manifestare pentimento dei loro peccati. Alla fine, quando ci sono
sembrati abbastanza preparati, abbiamo esposto loro i misteri della
Trinità, Incarnazione e Passione, e mostrando loro il crocifisso, come è
dipinto sopra il fonte battesimale — vi appaiono infatti rivoli di sangue
scorrere dalle piaghe di Cristo — abbiamo recitato nella loro lingua l'atto
di contrizione, da loro ripetuto parola per parola.