sabato 5 novembre 2011

Dieci ragazze per me.

Oggi 6 novembre celebriamo la
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A



Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina

Dall'«Omelia» di un autore del secondo secolo (Capp. 1, 1 - 2, 7; Funk, 1, 145-149)
Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell'estrema importanza della nostra salvezza. Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.
E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l'esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto? Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall'uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l'uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.
In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l'assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all'esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell'abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54, 1). Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo..., esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera. Con l'espressione: Perché più numerosi sono i figli dell'abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.
Un altro passo della Scrittura dice: «non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.

MESSALE

Antifona d'Ingresso Sal 87,3
La mia preghiera giunga fino a te;
tendi, o Signore, l'orecchio
alla mia preghiera.


Colletta

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo...

Oppure:

O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la voce, rendici degni di partecipare al tuo banchetto e f
a' che alimentiamo l'olio delle nostre lampade, perché non si estinguano nell'attesa, ma quando tu verrai siamo pronti a correrti incontro, per entrare con te alla festa nuziale. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura Sap 6,12-16
La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano.

Dal libro della Sapienza
La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro
.

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 62
Ha sete di te, Signore, l'anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali
.

Seconda Lettura
1 Ts 4,13-18 forma breve 4, 3-14
Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
[
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. ]
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole
.

Canto al Vangelo Mt 24,42.44
Alleluia, alleluia.

Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo
.
Alleluia.


Vangelo Mt 25,1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Parola del Signore.


* * *



Io temo che il nemico renda inquieti alcuni di voialtri,
proponendovi cose ardue e grandi per il servizio di Dio
e che fareste se vi trovaste in altre parti da quelle dove ora state.
Pertanto ognuno di voi, nei luoghi ove si trova,
s'impegni molto per trarre profitto prima per sé
e poi per gli altri,
avendo per sicuro che in nessun'altra parte può servire tanto Dio
come laddove uno si trova per obbedienza,
confidando in Dio nostro Signore
In questa maniera farete progressi nelle vostre anime
vivendo confortati e utilizzando bene il tempo
che è una cosa tanto preziosa,
pur senza essere conosciuta da molti,
dato che sapete quale stretto conto
dovrete rendere di esso a Dio nostro Signore.
Infatti, dato che non rendete alcun frutto
poiché non state nei luoghi dove desiderereste trovarvi,
cosi, allo stesso modo, nei luoghi dove ora state
non trarrete alcun profitto né per voi né per gli altri,
avendo i pensieri e i desideri occupati altrove.
Inoltre coloro che si ritengono qualcosa,
facendo assegnamento su loro stessi più di quanto non valgano,
disprezzando le cose umili
senza essersi molto esercitati e avvantaggiati vincendosi in esse,
sono più deboli durante i grandi pericoli e travagli perché,
non portando a termine quello che avevano cominciato,
perdono il coraggio per le piccole cose
allo stesso modo con cui lo avevano perduto per le grandi.


San Francesco Saverio, Lettera 90


IL COMMENTO


Conoscere il Signore ed essere da Lui conosciuti. Questa è la vita eterna, la felicità, la pace. E ci si conosce a poco a poco, come in un fidanzamento prima e in un matrimonio poi. Conoscere è un cammino fatto di piccole cose, i piccoli vasi nei quali versare l'olio. Conoscere nella Scrittura ha un senso molto profondo, suppone un'intimità come quella che si dà tra due sposi. Non a caso al centro della parabola di questa domenica vi è un banchetto di nozze. Questa parabola fa parte del così detto “discorso escatologico”. Le dieci vergini erano delle damigelle di onore allo sposo che, secondo la tradizione ebraica, dovevano accompagnare alla casa della sposa e da qui alla sala del banchetto. Loro compito era tenere accese le lampade e per questo avevano anche un piccolo vaso che conteneva l'olio di riserva. Esse rappresentano i chiamati ad essere cristiani ai quali è stata donata la primogenitura: i cristiani sono chiamati infatti a fare da corona allo Sposo quando tornerà, a sedere sui troni accanto a Lui e a giudicare le Nazioni. I cristiani sono promessi a un unico sposo, per essere presentati quali vergini caste a Cristo (cfr. 2 Cor. 11, 2). Ma non tutti i chiamati saranno eletti (Mt. 22:14). Questi "sono infatti vergini e seguono l'Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello" (Ap. 14, 4). La chiamata inaugura un cammino attraverso la storia reale e concreta di ciascuno. In essa è prevista un ritardo, ed è provvidenziale. Attraverso di esso si sperimenta la fragilità e la debolezza che ci accomuna tutti: ci si assopisce perchè l'attesa sembra non finire mai. Il ritardo è sempre gravido di vita, come possiamo imparare dalla natura della donna: quando essa ha "un ritardo" significa che è incinta. Durante la nostra vita, come nella storia dell'umanità, il tempo che ci separa dall'incontro con lo Sposo è come un tempo di gravidanza e di doglie che preludono al parto. In essa il bimbo cresce prendendo forma da sua madre; nella gestazione, il figlio riceve tutti gli elementi che lo faranno simile ai suoi genitori, a loro somigliante. Il Dna ne connoterà la compatibilità, al punto che in caso di dubbio, si potrà ricorrere alla sua analisi per stabilire quel legame unico al mondo. Così è per ciascuno di noi, chiamato ad essere figlio nel Figlio, a prendere da Lui la somiglianza con il Padre. Creati a sua immagine dobbiamo crescere in essa perchè, al giungere dello Sposo, alla fine del mondo, Egli possa riconoscerci quali suoi fratelli, chiamarci, destarci e farci nascere alla vita che non muore.


Per questo le nozze eterne si preparano durante tutta la vita. L'olio è segno della consacrazione, dell'elezione: l'olio sigilla la primogenitura. I cristiani sono unti dello stesso crisma di Cristo, gli appartengono: in quest'olio, immagine dello Spirito Santo, essi crescono nella conformazione e nella somiglianza con il Signore. Unti ma non ancora giunti a perfezione. Consacrati ma non per questo con il visto per il Paradiso già in tasca. Se così non fosse, la nostra vita sarebbe un tragico e beffardo teatrino. Così come un fidanzamento, un matrimonio, un'amicizia: non sono cose di un momento, non sono avventure e passioni, roba da grandi ed effimeri entusiasmi. Tutto si costruisce passo dopo passo, attraverso la fedeltà nelle piccole cose. La saggezza è questa fedeltà paziente e semplice; la stoltezza è la superficialità che disprezza il sacrificio quotidiano aspettando il grande slancio, le emozioni forti. Sapienza è umiltà fondata nella verità. Stoltezza è superbia radicata nella menzogna. La vita è molto seria ed è un cammino tracciato dalle orme di Cristo. Sono orme semplici, piccole, quelle che attraversano la vita di ogni giorno. E' seguendole che si entra al banchetto. E' percorrendo un serio cammino di conversione che si potrà ascoltare il grido che annuncerà l'arrivo dello Sposo ed entrare con Lui nelle nozze. I piccoli vasi indicano proprio le orme che precedono i nostri passi. Le piccole occasioni che Dio ci offre nella nostra storia: è in esse che occorre essere fedeli, pronti, colmi di olio. Per questo la vera saggezza è procurarsi l'olio dello Spirito Santo, rinnovare ad ogni evento della vita l'Alleanza che ci fa primogeniti. Ci si può addormentare, siamo deboli, ma è proprio nella debolezza che si manifesta la potenza di Dio.


Il Vangelo di oggi ci invita a tener desta l'attesa del cuore: "Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia»." (Ct. 5, 2). Il sonno delle vergini sagge illumina l'attitudine del cristiano: è debole, ma nell'intimo sa che anche il sonno è cifra dell'attesa. Il ritardo è colmo di vita, per questo il cuore veglia mentre si dorme, come il feto è vivo nel buio del seno materno, come le lampade sono lì, pronte, colme dell'olio necessario. Non vi è contraddizione tra il sonno e l'attesa, perchè Dio guarda al cuore non all'aspetto: tutte e dieci dormivano, solo cinque avevano il cuore in veglia. "Secondo la concezione biblica e nella visione dei Padri, il cuore è quel centro dell’uomo in cui si uniscono l’intelletto, la volontà e il sentimento, il corpo e l’anima. Quel centro, in cui lo spirito diventa corpo e il corpo diventa spirito; in cui volontà, sentimento e intelletto si uniscono nella conoscenza di Dio e nell’amore per Lui" (Benedetto XVI). Il cuore colmo dell'amore riversato per mezzo dello Spirito Santo, intercetta le occasioni per amare. E' questa la Sapienza che lo Spirito ci dona: nella notte dell'attesa, il cuore è pronto a discernere e ad aprire allo Sposo che bussa indossando le vesti del prossimo. Anche Adamo si è addormentato, e fu vita tratta dalla sua stessa carne. Anche Abramo fu preso da un torpore, e fu l'Alleanza incorruttibile. Anche i discepoli cedettero agli occhi appesantiti, e fu il compimento definitivo della Volontà di Dio. Nel sonno Dio dona il pane ai suoi amici: mentre dormiamo pulsa la vita autentica, ed è il mistero cui siamo chiamati, la vita nella morte. La primogenitura è, essenzialmente, vivere senza timore nel sonno della morte che ogni giorno prende le nostre vite, tenendo desto il cuore colmo di Spirito Santo. Per questo il ritardo del Signore è fecondo, perchè in esso si cela il suo mistero di Pasqua, di vita che distrugge la morte. Gli stessi verbi utilizzati da Matteo rimandano a questo significato: le vergini si destano come il Signore si desta dalla morte! Il ritardo è l'occasione per crescere nell'amore, per prepararsi all'incontro con lo Sposo, per assomigliare a Lui in tutto. Così ogni ritardo nella nostra vita, quello della moglie nello stirare la camicia, quello del marito nel comprendere le esigenze della sposa, quello dei figli nell'obbedire, quello dei genitori nell'ascoltare i figli, quello del corpo che non ce la fa a guarire, quello del datore di lavoro nel promuoverci o nel darci le ferie o lo stipendio; tutto ciò che ritarda il compimento dei nostri desideri e delle nostre speranze costituisce l'occasione per vivere come primogeniti, con i nomi inscritti nei cieli, pronti al sacrificio, a crocifiggere la propria carne con le sue passioni, e a vivere la vita nuova secondo lo Spirito. Essere vigilanti è, secondo il grande esegeta H. Schlier, essere sobrii, che "significa vedere e prendere le cose così come esse sono» (La fine del tempo). Prenderle anche quando richiedono un sacrificio, che è l'unico polo capace di attrarre l'attesa e tenerla desta orientandola verso la bellezza: "Quando uno capisce il valore del sacrificio in positivo? Quando capisce che senza sacrificio non c’è bellezza, cioè le cose non corrispondono. La bellezza è la corrispondenza ultima con un’attesa che abbiamo, con un’attesa del cuore: lo splendore della verità. Bellezza, splendore della verità" (Mons. L. Giussani).


Per questo la nostra vita presente e futura dipende dall'olio che abbiamo nei piccoli vasi. E' decisivo prendere l'olio, il combustibile capace di far marciare la nostra vita sul sentiero tracciato per noi. San Paolo, dopo aver ricordato ai Galati che “il tempo è breve”, conclude dicendo: “Dunque, fino a quando abbiamo tempo, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede!”. Operare il bene che lo Spirito Santo ispira e compie attraverso di noi, nei fatti e con le persone di ogni giorno: il lavoro con le sue difficoltà, le occasioni per prendere su di sé le pratiche dei colleghi e, per amore, rinunciare al proprio prestigio; il fidanzamento ancorato alla speranza di veder compiuto il desiderio di amare, attraverso il combattimento per la castità, per il rispetto, per la libertà dell'altro, imparando nei piccoli frammenti di vita a rinunciare a se stessi; il matrimonio aperto costantemente alla vita, alla volontà di Dio, nelle occasioni di fedeltà che si presentano ogni giorno, nella pazienza e nel dono del proprio tempo, dei propri gusti, accompagnando il coniuge, in tutto, verso l'obbedienza a Cristo; i genitori cui obbedire anche nelle cose più banali, come lavare i piatti, rifare il letto e lavarsi i denti; la scuola nella quale approfittare per imparare a fare anche ciò che non piace, rinunciando alle più allettanti e gratificanti per compiere la volontà di Dio; la vita religiosa nella quale cogliere l'occasione per obbedire ai superiori, che ci appaiono così spesso meno perspicaci e illuminati di noi, per imparare ad ancorare la vita in Cristo e non negli uomini attraverso i quali Egli ci parla. Tutto quello che ci è dato di vivere è un'occasione per crescere e prepararsi all'ultima opportunità, quella che ci attende sulla soglia del banchetto. Solo gli stolti si lasciano scappare i kairos pieni di amore, i fatti e le persone che Dio ci invia ogni giorno perchè siano vissuti cristianamente, intrisi cioè nell'unzione del Crisma profetico, sacerdotale e regale. In tutto come profeti del Cielo, re della carne e dei suoi desideri, sacerdoti che intercedono per ogni uomo. Il Crisma del Signore perchè impariamo a vivere tutto nella Signoria di Cristo. I piccoli vasi sono offerti perchè, attraverso la Chiesa, l'ascolto della Parola, i sacramenti e la vita comunitaria, siano riempiti di Spirito Santo: i suoi frutti realizzano nella nostra vita la Signoria di Cristo: "amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22). Per questo, ai cristiani della Chiesa di Tiàtira il Signore dice: "quello che possedete tenetelo saldo fino al mio ritorno. Al vincitore che persevera sino alla fine nelle mie opere, darò autorità sopra le nazioni." (Ap. 2,25). Possediamo l'unzione, i frutti dello Spirito Santo, le virtù celesti di fede, speranza e carità. Nello Spirito Santo possiamo perseverare nelle sue opere.


Le vergini stolte sono invece immagine di chi non persevera nelle opere di Cristo, preferendo, per sciatteria e superficialità, le proprie. Dormono ma il loro cuore non veglia. Ogni relazione, ogni esperienza è per loro come quella di un corpo addormentato, preda di sogni e passioni, ma incapace di cogliere la realtà nella sua essenza. Vivono tutto addormentate, come drogate, il cuore assente e vuoto, come i loro piccoli vasi. Non possono colmare d'amore le occasioni che Dio dona loro. Fanno, disfano e non resta nulla: opere morte, opere addormentate. Così è di tanti matrimoni, di tanti fidanzamenti, di tante amicizie: "Invece che spalancare le braccia ad abbracciare il mondo, si vuole ridurre l'abbraccio all'oggetto che piace, che ci è davanti, e così uno lancia le braccia - secondo il paragone dell'Eneide - e stringe il nulla, abbraccia e stringe il niente" (Mons. Luigi Giussani). Vivono come il figlio maggiore che non ha compreso nulla di suo padre, vive in casa con lui ma è come se non gli appartenesse nulla, perchè, in fondo, non si sente figlio. Come il servo malvagio che ha nascosto il talento sotto terra, disprezzando il dono per invidia. Sono stolte perchè nemmeno si rendono conto di essere state chiamate ad accompagnare lo Sposo, ad esserne le damigelle d'onore: hanno dimenticato l'abito nuziale, l'olio per le lampade, la primogenitura: sono stolte perchè senza memoria. Hanno, come tanti di noi, partecipato al memoriale della Pasqua del Signore, sorgente e compimento della vocazione, ma non hanno mai rinnovato nulla, non hanno mai accolto la Grazia offerta dalla Chiesa: sacramenti, preghiere, riunioni, forse anche buone opere, ma tutto come vasi forati, incapaci di trattenere lo Spirito Santo. Hanno tutto esattamente come le sagge, ma manca loro l'umiltà che discerne le piccole occasioni, lo Spirito di Sapienza. Stolte come chi pensa di poterla comunque sfangare alla fine, anche se nella vita ha sempre schivato il sacrificio, le piccole occasioni, dissipando l'olio ricevuto senza provvederne dell'altro. La stoltezza è negare la Croce, ed è sempre opera dell'anticristo che nega l'incarnazione, le piccole occasioni dove incontrare il Signore. Ma, alla resa dei conti, la stoltezza si rivela per quello che è: zizzania cresciuta accanto al grano, buona solo per essere gettata fuori. Si muore come si è vissuti: benedicendo per chi ha benedetto; amando per chi ha amato. Come alla fine anche ogni giorno occorre pensare seriamente e saggiamente a se stessi. Vi sono cose che nessuno potrà mai fare per noi. Non è possibile distribuire l'olio destinato a ciascuno, perchè non ne venga a mancare a tutti. Si può amare, pregare, offrire la propria vita, ma l'olio dello Spirito Santo capace di far compiere le opere per le quali siamo predestinati, quello è dono esclusivo di Dio. A Lui bisogna chiederlo al tempo opportuno. Non c'è sentimentalismo o pietismo che tenga: nulla possiamo anteporre a Cristo. Nulla all'obbedienza e all'intimità con Lui. Vi è sempre un ordine fondamentale, perduto il quale si inciampa e ci si perde: una madre non può trascurare il proprio rapporto con il Signore per tentare di aiutare suo figlio. Sarebbe assorbita dalle stesse sabbie mobili. Così per ogni relazione: quanti ragazzi distruggono la propria vita per tentare di salvare l'amico o la fidanzata drogata, perdendo il proprio olio e non offrendo nulla se non la propria indifesa debolezza. E' Cristo e solo Lui che scende nella morte, che perdona e risuscita: noi possiamo e siamo chiamati ad annunciarLo, a condurre al suo trono di misericordia chi amiamo, non a sostituirci a Lui. La libertà è la firma di Dio nella vita di ciascuno e spesso ci procura dolore; la stoltezza di un figlio, di un amico, di una persona cara ci spezza il cuore, ma non possiamo sostituirci a lui. L'unico che è morto al posto di ciascuno di noi è Cristo! Amare autenticamente, saggiamente, è dunque curare il nostro cuore, tenerlo desto, riempirlo di Spirito Santo perchè in noi ogni stolto possa incontrare Lui, e, se ancora in tempo, accogliere il suo amore. E' Cristo che ci chiamerà e ci condurrà nel banchetto, è Lui che ci accompagnerà nella morte, come ci accompagna ogni giorno nelle piccole occasioni di donare la nostra vita. I frutti dello Spirito Santo incarnati in ciascun chiamato illumineranno il suo corteo trionfale. I frutti gratuiti accolti giorno per giorno accenderanno le fiaccole, apriranno le porte, ci introdurranno nella festa senza fine di chi contempla il suo volto d'amore.




"Ma provate a pensare alle suore del Cottolengo: (..) sono cinquant’anni che sono là, cinquant’anni con gli ‘scemi’. Una ne conosco che ha fatto cinquant’anni solo nel lavare cose sporche giù in lavanderia. Portare una cosa del genere per amore: questa si chiama santità, perché non è necessario che ci sia l’aureola, è una cosa grande.

Allora, se uno vuol bene a un’altra persona, dovrebbe, con questa persona, essere appassionato e chiedere a Dio appassionatamente di vivere con questa persona -proprio perché le vuol bene- come viveva quella suora lì: di vivere cioè il sacrificio della tensione a Cristo fino in fondo. Quanto più ci si vuol bene, tanto più bisogna chiedere a Cristo la capacità di sacrificarsi fino in fondo per l’altro". (Mons. Luigi Giussani)



CRISTO NON VIENE MENO A NESSUNO
(dalla "Esposizione del Vangelo secondo Luca" di sant'Ambrogio, vescovo)

Anche se tardi, si dèstino
quanti si sono lasciati vincere dal sonno,
quanti hanno perduto Cristo.

Cristo non è perduto al punto
che non torni più indietro
purchè tu lo cerchi.

Egli fa ritorno verso coloro che vegliano,
si manifesta a quelli che si destano.

Egli è vicino a tutti.
E' presente in ogni luogo,
poichè riempie ogni cosa.

Cristo non viene meno a nessuno:
siamo noi a venir meno.

A nessuno egli manca,
anzi per tutti sovrabbonda.

Infatti dilagò il peccato,
perchè fosse la grazia a sovrabbondare.

La grazia è Cristo,
la vita è Cristo,
Cristo è la risurrezione.
Chi si desta lo trova accanto a sè.





Santa Gertrude di Helfta (1256-1301), monaca cistercense
Esercizi, 5; SC 127


«Ecco lo sposo, andategli incontro!»


O mio dolcissimo Vespero (1), quando sarà giunta per me la sera di questa vita, concedimi di addormentarmi dolcemente in te e sperimentare quel dolcissimo riposo che tu hai preparato in te per i coloro che ti sono cari. Il tuo sguardo amoroso e benigno disponga e prepari le mie nozze. Con la ricchezza della tua bontà, copri la miseria della mia vita indegna. L'anima mia abiti con piena fiducia nelle delizie del tuo amore.
O amore, sii per me allora una Sera tale che io, per grazia tua, dica con grande gioia al mio corpo un dolce addio e il mio spirito, tornando al Signore che lo creò, riposi soavemente in pace alla tua ombra. Allora dimmi colla tua voce chiara...: «Ecco, lo sposo viene; esci, ed unisciti più intimamente a lui, onde ti allieti colla gloria del suo volto»...
Quando mai ti mostrerai a me così che io ti veda e da te attinga con delizia alla sorgente viva della tua divinità? (Is 12,3) Berrò allora fino all'ebbrezza dell'abbondanza di quella sorgente viva e dolce che fluisce dalle delizie di quel volto che l'anima mia desidera (Sal 42,3). O dolce volto, quando mi sazierai di te? Allora entrerò nel santuario ammirabile e avanzerò fino a vedere Dio (Sal 42,5); sono appena all'entrata e il mio cuore geme per la durata dell'esilio. Quando mi colmerai di gioia con la tua presenza? (Sal 16,11) Allora contemplerò e abbraccerò il vero sposo dell'anima mia, Gesù... Là conoscerò come sono conosciuta (1Cor 13,12), là amerò come sono amata, là ti vedrò come tu sei, o Dio mio (1Gv 3,2), resa eternamente beata dalla tua visione e dal tuo possesso.


(1) S. Gertrude chiama così Dio per corrispondenza con l'ora del giorno a cui questa parte dell'Esercizio è destinata ; precedentemente ella lo ha designato col nome di Mezzodì.




SAN FRANCESCO SAVERIO. DALLA LETTERA 90.


La pusillanimità ha questa disgrazia tanto pericolosa e dannosa che, come l'uomo si dispone al poco e confida in sé trattandosi di una cosa tanto piccola, quando, invece si trova ad aver bisogno di maggiori forze di quelle che ha ed è costretto a confidare interamente in Dio, nelle cose grandi manca di coraggio in modo da non usare bene la grazia che Dio nostro Signore gli da per sperare in lui. Inoltre coloro che si ritengono qualcosa, facendo assegnamento su loro stessi più di quanto non valgano, disprezzando le cose umili senza essersi molto esercitati e avvantaggiati vincendosi in esse, sono più deboli dei pusillanimi durante i grandi pericoli e travagli perché, non portando a termine quello che avevano cominciato, perdono il caraggio per le piccole cose allo stesso modo con cui lo avevano perduto per le grandi.


O fratelli, che sarà di noialtri nell'ora della morte se nella vita non ci prepariamo e ci disponiamo a saper sperare e confidare in Dio, dato che in quell'ora noi ci troveremo in tentazioni, travagli e pericoli in cui non ci siamo mai visti, tanto dello spirito come del corpo? Pertanto, nelle cose piccole, coloro che vivono col desiderio di servire Dio, si devono impegnare nell'umiliarsi molto, sconfiggendo sempre se stessi, ponendo un grande e solido fondamento in Dio, affinchè nei grandi travagli e pericoli, tanto della vita come della morte, sappiano sperare nella somma bontà e misericordia del loro Creatore. Tutto ciò lo hanno appreso nel vincere le tentazioni nelle quali, per piccole che fossero, trovavano ripugnanza e diffidando di sé con molta umiltà e fortificando i loro animi avendo confidato molto in Dio, poiché nessuno è debole quando adopera bene la grazia che Dio nostro Signore gli da.


Intanto disponetevi a ricercare una grande umiltà, vincendo voi stessi in tutte quelle cose per le quali sentite o dovreste sentire ripugnanza, adoperandovi con tutte le forze che Dio vi da onde conoscervi interiormente per quello che siete. E in tal modo voi crescerete in una maggiore fede, speranza, fiducia e amore verso Dio e nella carità col prossimo, poiché dalla diffidenza verso noi stessi nasce la fiducia in Dio, che è veritiera, e per questa via otterrete l'umiltà interiore di cui in tutti i luoghi, e soprattutto in questi, avrete una necessità maggiore di quanto pensiate.


Vi prego, in tutte le vostre cose, di fondarvi totalmente in Dio, senza confidare nel vostro potere o sapere od opinione umana, e in tal modo faccio conto che voi siate preparati per tutte le grandi avversità, sia spirituali sia corporali, che vi possono accadere, poiché Dio ', solleva e fortifica gli umili, soprattutto quelli che nelle cose piccole e basse hanno visto le loro debolezze come in un limpido specchio e in esse seppero vincersi. Questi tali, quando si vedono in tribolazioni maggiori di quelle in cui mai si siano trovati, e sprofondando in esse, né il demonio con i suoi ministri, né le molte tempeste del mare, né le genti malvagie e barbare tanto del mare come della terra, né alcun'altra creatura li può danneggiare: essi sanno per certo — stante la grande confidenza che hanno in Dio — che senza il Suo permesso o licenza non possono far niente.


Ed essendo a Lui manifeste tutte le loro intenzioni e il desiderio di servirlo ed essendo tutte le creature a Lui obbedienti, confidando in Lui non temono alcuna cosa, se non soltanto di offenderlo; essi sanno che, quando Dio permette al demonio di fare il suo mestiere e alle creature di perseguitare un uomo, è per provarlo oppure per una migliore conoscenza interiore, o per castigo dei propri peccati, o per maggior merito oppure per sua umiliazione. In questo modo gli uomini ringraziano infinitamente Dio perché concede loro tanto dono, e amano coloro che li perseguitano poiché sono lo strumento con cui viene loro cosi gran bene; e non avendo essi di che pagare tale grazia e per non essere ingrati, pregano Dio per i persecutori con grande efficacia: spero in Dio che cosi sarete voialtri. Io conosco una persona ( Qui il Saverio parla di se medesimo) alla quale Dio ha concesso una grande grazia allorquando molte volte, sia nei pericoli come fuori di essi, si preoccupava di porre in Lui ogni sua speranza e fiducia, e il profitto che le venne da ciò sarebbe assai lungo da scrivere. E poiché le maggiori tribolazioni in cui voi finora vi siete visti sono piccole al confronto di quelle che dovrete vedere se voi verrete in Giappone vi supplico e vi chiedo quanto posso, per amore e servizio di Dio nostro Signore, che vi disponiate al massimo, distruggendo molto le vostre affezioni personali poiché, sono d'impedimento a tanto bene. E badate molto a voi stessi fratelli miei in Gesù Cristo perché nell'inferno vi sono molti i quali, quando stavano nella vita presente, furono la causa e lo strumento affinchè gli altri si salvassero per mezzo delle loro parole e se ne andassero alla gloria del paradiso, mentre loro, mancando di umiltà interiore, andarono all'inferno essendosi fondati su una ingannevole e falsa opinione di loro stessi. E nell'inferno non vi è nessuno di coloro che, quando stavano nella vita presente, si adoperarono nell'adottare misure con le quali ottennero questa umiltà interiore.


Ricordatevi sempre quel detto del Signore che dice: «Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?». Non fate alcun fondamento su voialtri sembrandovi di essere da molto tempo nella Compagnia, e essendo più anziani gli uni degli altri, per questo motivo valete più di coloro che non vi si trovano da tanto tempo. Io mi rallegrerei e sarei molto consolato nel sapere che i più anziani occupano molte volte il loro intelletto nel pensare quanto male hanno approfittato del tempo trascorso nella Compagnia, e quanto ne hanno perduto nel non andare avanti, ma anzi tornando indietro. Infatti coloro che non vanno crescendo nella via della perfezione, perdono quello che hanno guadagnato, mentre i più anziani, che si preoccupano di progredire, si sentono molto confusi e si dispongono a ricercare una umiltà interiore più che esteriore e di nuovo prendono animo e forza per recuperare ciò che è perduto; in questo modo sono di grande edificazione, dando un esempio e un buon odore di sé ai novizi e agli altri con cui conversano. Esercitatevi sempre e di continuo in questo esercizio, dato che desiderate emergere nel servizio di Cristo.


E credetemi: voi che verrete da questi parti, sarete ben provati per quelle che siete, e per quanta diligenza voi abbiate nel conquistare e ottenere molte virtù, fate conto che non ne avrete d'avanzo. Non vi dico queste cose per farvi capire che è una cosa difficile servire Dio e che non è né lieve né soave il giogo del Signore, ma se gli uomini si preparassero a cercare Dio, prendendo e abbracciando i mezzi necessari a ciò, troverebbero tanta soavità e consolazione nel servirlo, che tutta la ripugnanza che provano nei vincere se stessi, sarebbe per loro più facile sia combattere se sapessero quale diletto e contentezza di spirito perdono per non sforzarsi nelle tentazioni. Queste, dunque, sogliono impedire nei deboli il grande bene e la conoscenza della somma bontà di Dio e il riposo per questa vita faticosa, poiché vivere in essa senza godere di Dio non è una vita, ma una morte continua.


Io temo che il nemico renda inquieti alcuni di voialtri, proponendovi cose ardue e grandi per il servizio di Dio e che fareste se vi trovaste in altre parti da quelle dove ora state. Il demonio ordina tutto ciò allo scopo di sconfortarvi, rendendovi inquieti in modo da non ottenere frutto nelle vostre anime e in quelle del prossimo nei luoghi dove vi trovate al presente, dandovi ad intendere che perdete tempo. È questa una chiara, manifesta e comune tentazione per molti che desiderano servire Dio: vi prego molto di resistere a questa tentazione poiché è cosi dannosa allo spirito e alla perfezione da impedire di andare avanti e fa tornare indietro con molta aridità e desolazione di spirito.


Pertanto ognuno di voi, nei luoghi ove si trova, s'impegni molto per trarre profitto prima per sé e poi per gli altri, avendo per sicuro che in nessun'altra parte può servire tanto Dio come laddove uno si trova per obbedienza, confidando in Dio nostro Signore il quale farà sentire al vostro superiore — quando sarà il momento — che vi mandi per obbedienza nei luoghi dove Egli sarà più servito. In questa maniera farete progressi nelle vostre anime vivendo confortati e utilizzando bene il tempo che è una cosa tanto preziosa, pur senza essere conosciuta da molti, dato che sapete quale stretto conto dovrete rendere di esso a Dio nostro Signore. Infatti, dato che non rendete alcun frutto poiché non state nei luoghi dove desiderereste trovarvi, cosi, allo stesso modo, nei luoghi dove ora state non trarrete alcun profitto né per voi né per gli altri, avendo i pensieri e i desideri occupati altrove.


Voi che state in questo Collegio di Santa Fé dovete osservare molto voi stessi ed esercitarvi nel conoscere le vostre debolezze, manifestandole alle persone che vi possono aiutare e dar un rimedio per esse, come sarebbero i vostri confessori già sperimentati, oppure altre persone spirituali della Casa affinchè, quando uscirete dal collegio, sappiate per prima cosa curare voi stessi e dopo gli altri, grazie a ciò che vi hanno insegnato l'esperienza e le persone che vi hanno aiutato nelle cose spirituali E sappiate per certo che molti generi di tentazioni penetreranno in voi, quando andrete soli oppure a due a due, sottoposti a molte prove nelle terre dei pagani e nelle tempeste del mare, tutte cose che non avete provato durante il tempo che stavate nel collegio. E se non sarete molto esercitati ed esperti nel saper vincere i propri disordinati affetti con grande conoscenza degli inganni del nemico, giudicate voi, o fratelli, il pericolo che correrete quando vi mostrerete al mondo che è tutto fondato sulla cattiveria e come farete a resistergli se non sarete molto umili.


Io vivo anche col grande timore che Lucifero, servendosi dei suoi molti inganni e trasformandosi in angelo di luce, rechi turbamento ad alcuni di voi rappresentandovi le molte grazie che Dio Nostro Signore vi ha fatto, da quando siete entrati nel Collegio, nel liberarvi dalle molte miserie che avete provato quando stavate nel mondo. Ciò potrà in-durvi ad alcune false speranze onde portarvi via dal Collegio prima del tempo facendovi credere che se finora, stando voi nel Collegio e in cosi poco tempo, Dio nostro Signore vi ha concesso tante grazie, molte di più ve ne farà se uscirete da esso per far frutto nelle anime, facendovi credere che state perdendo il tempo.


A questa tentazione potete resistere in due maniere: la prima, considerando attentamente in voi medesimi che se i grandi peccatori che vivono nel mondo stessero dove voialtri siete, fuori dalle occasioni di peccare e posti in un luogo adatto ad acquistare grande perfezione, quanto sarebbero mortificati da quello che sono e forse potrebbero far confondere molti di voialtri! Vi dico questo affinchè pensiate che la mancanza delle occasioni per offendere Dio e i molti mezzi e aiuti che in codesta casa vi sono per godere di Dio, sono motivo per non peccare gravemente. Coloro che non conoscono da dove venga loro tanta misericordia, attribuiscono a se stessi il bene spirituale che viene loro dal raccoglimento, state sempre in umiltà e farete molto frutto nelle anime, andando tranquilli e sicuri in qualunque parte andrete.


Poiché è ragionevole che coloro i quali avvertono molto in se stessi le loro passioni e con gran diligenza le curano bene, potranno sentire e curare con carità quelle del prossimo, soccorrendolo nei suoi bisogni, dando la vita per esso; poiché come hanno ricavato profitto nella loro anima sentendo e curando le proprie passioni, cosi sapranno curare e arrivare a sentire quelle altrui; e là dove essi sono giunti a sentire la passione di Cristo, là essi saranno lo strumento perché altri la sentano. Al contrario non vedo in qual modo coloro che non la sentono in sé, la possano far sentire agli altri.




S. AGOSTINO


Che vuol dire: io dormo, ma il mio cuore veglia, se non, mi riposo per ascoltare? il mio tempo libero non è destinato a coltivare la pigrizia, ma a raggiungere la sapienza. Io dormo, ma il mio cuore veglia: mi tengo libero da ogni preoccupazione per contemplarti come mio Signore (cf. Sal 45, 1). La sapienza dello scriba si deve al suo tempo libero; e chi non si disperde nell'azione diventa saggio (Sir 38, 24). Io dormo, ma il mio cuore veglia, cioè sospendo le occupazioni ordinarie e la mia anima s'immerge nell'amore divino.

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ALTRI COMMENTI


COMMENTO (Congregatio Pro Clericis)

"La Sapienza si lascia trovare"!

Quale grande annuncio per gli uomini di ogni tempo, per tutti i cercatori della verità! La sapienza non si nasconde, non si sottrae all'umile ricerca della nostra ragione e non è una chimera inaccessibile. Se l'uomo desidera conoscere la verità ed impegna lealmente la propria libertà e le proprie energie nel ricercala, la sapienza non tarda a manifestarsi in quella "sintonia" ed "accoglibilità" che le è propria.

Nonostante la mortale ferita del peccato delle origini, sanata dalla morte e risurrezione del Signore, l'uomo é rimasto "capax Dei" e perciò "capax veritatis et capax sapietiae".

L'uomo é davvero "capace" di Dio, capace della verità e della sapienza. Per questa ragione, il fecondo connubio tra la capacità ed il desiderio dell'uomo, da un lato, e la generosità della sapienza, che si manifesta e si dona, dall'altro rappresenta una delle esperienze umane più significative ed un reale "preambolo" a quell'incontro con il Signore che chiamiamo: "fede".

É sempre straordinariamente affascinante riconoscere come la ragione e la fede vivano in profonda inseparabile unità. La ricerca della sapienza, nella quale l'uomo é chiamato ad impegnare le proprie migliori energie, e l'incontro con essa, che rivela sempre una "ulteriorità" ed una non-deducibilità anche teoretica delle conoscenze acquisite-incontrate, è l'icona più efficace di quell'attesa "dello sposo", della quale ci parla la pagina evangelica.

La parabola delle dieci vergini descrive sia il Regno di Dio, presente ed in atto oggi, sia l'evento escatologico della fine della storia, del quale, dice il Signore: "Non sapete né il giorno né l'ora" (Mt 24,13).

Nella narrazione evangelica avviene come un "superamento" del testo della prima lettura; viene rivolto un invito ad una totalmente nuova, "altra", personale e prudente sapienza. Non è sufficiente, per l'ultimo giorno, il desiderio di "entrare alle nozze", non basta riconoscere "la voce dello sposo". L'utilizzo umile e realista della ragione, inteso come ricerca della verità non é, in alcun caso, confondibile con l'incontro, vero e proprio, con essa.

Certamente, il "cercare la verità" ne implica l'ammissione dell'esistenza, ed esclude, in tal senso, ogni prospettiva relativista. Tuttavia, l'universale senso religioso non é ancora l'incontro con l'Avvenimento di Cristo, l'incontro con la fede. Non é sufficiente essere uomini, credenti in modo anonimo, per dirsi cristiani.

L'olio che manca alle lampade, e che non può essere dato ad altri, è segno del grande mistero personale della propria libertà che, in ogni caso, non può scegliere al posto di altri né sostituirsi alle loro scelte. Può solo pregare, offrire e soffrire per la salvezza di tutti, ma le scelte personali, frutto dell'utilizzo della libertà, con i meriti (o i de-meriti) che ne conseguono, è atto assolutamente personale, che qualifica per l'eternità il proprio profilo spirituale e il proprio essere "eco della sapienza", immagine e somiglianza della Sapienza incarnata che è Cristo Signore.

Imploriamo la Beata Vergine Maria, la Sapiente per eccellenza, perché ci conduca per mano all'incontro con Gesù Cristo, La vera Sapienza, quella che non finisce e che tutti ci attende, domandando di essere riconosciuta.

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COMMENTO (L. Manicardi)

Essenziale per ottenere la sapienza è desiderarla: ildesiderio della sapienza spinge a cercarla e la sapienza stessa va incontro a chi la cerca. Se la sapienza è luminosa e splendente, essa irraggia su chi la desidera e la cerca: è la ricerca stessa della sapienza che rende sapienti (I lettura). Il credente cristiano non abbisogna solamente di fede, ma anche di sapienza. Sapienza è predisporre tutto per incontrare il Signore. Stoltezza – e c’è la possibilità di una fede stolta, insulsa, stupida, non intelligente – è negligenza nel prepararsi all’incontro con il Signore. Ma il Signore va incontro lui stesso a chi lo cerca e lo attende tenendo viva nella notte la lampada del desiderio dell’incontro (vangelo).

Opposta alla sapienza è la stupidità che è un difetto “che interessa non l’intelletto, ma l’umanità di una persona … La Bibbia, affermando che il timore di Dio è l’inizio della sapienza (Sal 111,10), dice che la liberazione interiore dell’uomo alla vita responsabile davanti a Dio è l’unica reale vittoria sulla stupidità” (Dietrich Bonhoeffer). La nostra parabola dice dunque che sapienza è anche senso di responsabilità e capacità di vita interiore.

Uscire, andare incontro al Signore veniente, tenere le lampade accese nel buio della notte, attendere il Signore: queste espressioni riferite alle ragazze amiche della sposa che, secondo gli usi matrimoniali del tempo, attendevano a casa dei lei l’arrivo dello sposo, esprimono bene la missione della chiesa nella storia. Si tratta di compiere un esodo, una fuoriuscita dalla mentalità mondana; di cercare il Signore per vivere una relazione autentica e vitale con lui; di custodire la fede, l’amore e la speranza e attendere la sua venuta.

In particolare, occorre mantenere vivo il desiderio del Signore: questa la lampada che la chiesa è chiamata a tenere accesa nella buio della notte. Un credente o una comunità cristiana che perdano il desiderio del Signore, sono come sale che perde sapore (cf. Mt 5,13), luce che spegne se stessa (cf. Mt 5,14-15). Questo desiderio è il proprium del credente: o lo si ha in sé o nessuno può pretenderlo dagli altri. Le ragazze stolte, chiedendo l’olio alle sapienti, pretendono ciò che non può essere dato.

Nella vita cristiana, la sapienza è il predisporre tutto per essere pronti per il Signore, per la sua venuta, per il suo dono, per la sua grazia, ed è tutt’altro rispetto all’efficienza e all’attivismo del protagonismo cristiano. Nella sapienza è sempre insita l’umiltà, la giusta misura di sé.

Dietro l’immagine del ritardo dello sposo (cf. Mt 25,5) si delinea il problema della promessa della venuta del Signore e del protrarsi della sua attesa nella storia. Problema esposto con spietata lucidità da Ivan Karamazov nel famoso romanzo di Fëdor Dostoevskij: “Son passati quindici secoli dal momento in cui Lui promise di venire nel suo Regno… ma l’umanità l’aspetta ancora con fede sempre uguale e con sempre uguale tenerezza. Anzi, con fede ancor maggiore, giacché son trascorsi quindici secoli dal tempo in cui fu sospeso all’uomo ogni pegno celeste: ‘Credi a ciò che dice il cuore: non più pegni dà il cielo’. E così, unica e sola, è rimasta la fede in ciò che dice il cuore”. La venuta del Signore è solo ormai una pia illusione? Un anelito sgorgato dal cuore umano? Alla chiesa il compito di rispondere a queste domande con la propria prassi storica e umana ispirata alla fede nella promessa del Signore e con la propria sapiente attesa.

La sapienza è arte di vivere il tempo: la venuta del Signore non è misurabile cronologicamente, ma è essenziale perché afferma che il tempo ha una fine e un fine. Se il sapiente, per la Bibbia, è “colui che cerca Dio” (Sal 14,2), egli è anche colui che contare il tempo e ne conosce la finitezza (cf. Sal 90,12). Rimuovere la finitezza del tempo e la fine del mondo significa in realtà mandare a morte l’uomo, liquidare l’uomo.

La parabola è anche immagine del giudizio che attende il cristiano dopo la morte. La dialettica addormentarsi-alzarsi (cf. Mt 25,5.7) esprime la polarità del morire-risorgere (cf. Mt 27,52; 1Cor 15,20; 1Ts 4,13-15). L’esito del giudizio lo si gioca oggi, qui e ora, nella storia.


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COMMENTO (E. Bianchi)

In queste ultime domeniche dell’anno liturgico la nostra contemplazione è rivolta alla parusia, alla venuta gloriosa del Signore, attraverso la lettura delle tre parabole che concludono il discorso escatologico di Gesù nel vangelo secondo Matteo (cf. Mt 25). Oggi ascoltiamo la parabola dello Sposo che tarda a venire e delle dieci vergini chiamate ad attenderlo.

«Poiché lo Sposo tardava…». Il Signore Gesù è lo Sposo messianico (cf. Mt 9,15; Ef 5,31-32), venuto per stringere la nuova ed eterna alleanza di Dio con tutta l’umanità, nell’amore e nella fedeltà (cf. Os 2,21-22). Dopo aver narrato Dio con tutta la sua esistenza, Gesù «è stato tolto» (cf. Mt 9,15) ai suoi in modo violento, ha conosciuto l’ingiusta e vergognosa morte di croce: il Padre però lo ha richiamato dai morti, sigillando con la resurrezione l’amore da lui vissuto. Ebbene, nella sua incrollabile speranza nella resurrezione Gesù aveva previsto e promesso ai discepoli la propria venuta come Sposo definitivo alla fine dei tempi, affermando però che l’ora precisa di questo evento non è conosciuta dagli angeli e neppure dal Figlio, ma solo dal Padre (cf. Mt 24,36). Il problema serio, avvertito con urgenza dagli autori del Nuovo Testamento, consiste nel fare i conti con il ritardo della parusia. Di fronte a questo grande mistero non dobbiamo scoraggiarci o cadere nel cinismo, ma fare obbedienza a un preciso comando di Gesù: «Vegliate, state pronti, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42.44).

Proprio in questo solco si situa la nostra parabola. Dieci vergini, figura della chiesa chiamata a presentarsi a Cristo come una vergine casta (cf. 2Cor 11,2), prendono le lampade per uscire incontro allo Sposo, che viene per celebrare le nozze eterne con l’umanità intera. Gesù precisa subito che cinque di esse sono stolte e cinque sagge, intelligenti: le prime hanno preso con sé l’olio per ravvivare il fuoco nelle lampade, in previsione di un lungo tempo di attesa, le altre non l’hanno fatto. «Poiché lo Sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono». È difficile restare vigilanti, mantenersi costantemente tesi verso l’incontro con il Signore, per questo Gesù insiste sul fatto che il sonno accomuna tutte le vergini: e chi di noi può dire di non attraversare ore e giorni di oblio, di dimenticanza della venuta del Signore? Davvero nessuno è esente da questo rischio, la differenza sta altrove…

Quando infatti la notte è squarciata dal grido: «Ecco lo Sposo, andategli incontro!», tutte le vergini così come si erano addormentate si svegliano e preparano le lampade. Allora le stolte, vedendo che le loro lampade si spengono, cominciano a chiedere alle sagge dell’olio, ma si sentono opporre un rifiuto: «No, che non abbia a mancare per noi e per voi». Egoismo? Mancanza di carità? No, semplicemente quest’olio o lo si ha in sé oppure nessuno può pretenderlo dagli altri: è l’olio del desiderio dell’incontro con il Signore. Ciascuno di noi conosce (o dovrebbe!) la propria verità più profonda, sa ciò che nel proprio cuore tiene desta o, al contrario, spegne l’attesa del Signore: nei giorni buoni come in quelli cattivi, nella veglia come nel sonno – «io dormo, ma il mio cuore veglia» (Ct 5,2), afferma la sposa del Cantico – è nostra responsabilità rinnovare le scorte di quest’olio, in modo che il nostro cuore bruci del desiderio dell’incontro con lo Sposo… È nella capacità di tenere vivo oggi questo desiderio che si gioca il giudizio finale, cioè l’essere o meno riconosciuti dal Signore quando verrà alla fine dei tempi.

In questo tempo che va dalla resurrezione del Signore Gesù alla sua venuta nella gloria il grido della chiesa è quello della sposa che, insieme allo Spirito, invoca: «Vieni, Signore Gesù! Maranà tha!» (cf. Ap 22,17.20; 1Cor 16,22). E ogni cristiano, ascoltando questo grido, dovrebbe rispondere a sua volta con tutto il cuore, la mente e le forze: «Vieni!», sapendo che il desiderio bruciante della venuta del Signore è già, qui e ora, primizia della comunione con lui.


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APPROFONDIMENTI:


DAI "DISCORSI" di sant'Agostino, vescovo

DISCORSO 93

SULLE PAROLE DEL VANGELO DI MT 25, 1-13:
"
IL REGNO DEI CIELI SARÀ SIMILE ALLE DIECI VERGINI" ECC.

Quali sono da intendere le dieci vergini della parabola.

1. 1. Voi che ieri eravate presenti vi ricordate che vi abbiamo fatto una promessa; ebbene oggi sarà adempiuta, con l'aiuto di Dio, non solo per voi ma anche per gli altri numerosi fedeli che si sono qui riuniti. Non è facile indagare quali sono le dieci vergini, di cui cinque sono prudenti e cinque stolte. Tuttavia attenendoci al contenuto dello stesso passo, che ho voluto fosse letto anche oggi alla Carità vostra, per quanto il Signore si degna di farmi capire, non mi pare che questa parabola o similitudine si possa riferire alle sole vergini che si chiamano così nella Chiesa per la loro particolare e più alta santità e che, con un termine più comune, siamo abituati a chiamare "Santimoniali", [ossia monache]; ma, se non vado errato, questa similitudine si riferisce a tutta quanta la Chiesa. D'altro canto, anche se intendessimo come vergini quelle sole che si chiamano "santimoniali", sono forse soltanto dieci? Dio non voglia che una sì grande moltitudine di vergini sia ridotta a un numero così piccolo! Qualcuno forse potrebbe dire: "E che dire se molte sono tali di nome ma tanto poche lo sono realmente da trovarsene appena dieci?". No, non è così. Poiché se il passo volesse farci intendere che solo dieci sono buone, non ci mostrerebbe tra esse cinque stolte. Se infatti sono molte quelle chiamate vergini, perché la porta del palazzo viene chiusa solo in faccia alle cinque stolte?

Le dieci vergini sono qualunque anima della Chiesa.

2. 2. Dovremo dunque, carissimi, intendere che questa parabola si riferisce a noi tutti, cioè assolutamente a tutta quanta la Chiesa, non ai soli superiori, dei quali abbiamo parlato ieri, né ai soli fedeli laici, ma a tutti assolutamente. Ma perché allora cinque vergini sagge e cinque stolte? Queste vergini, cinque sagge e cinque stolte, sono assolutamente tutte le anime dei cristiani. Ma, per dirvi ciò che pensiamo per ispirazione di Dio, non sono le anime di qualsiasi specie, ma le anime che hanno la fede cattolica e si vedono praticare le opere buone nella Chiesa di Dio, eppure di esse cinque sono sagge e cinque stolte. Prima dunque vediamo perché sono indicate come cinque e come vergini e dopo consideriamo il resto. Ogni anima nel corpo è denotata col numero cinque perché fa uso dei cinque sensi. Noi infatti col corpo non percepiamo alcuna sensazione se non attraverso una porta di cinque sportelli: o con la vista, o con l'udito, o con l'odorato, o col palato, o col tatto. Orbene, chi si astiene dal vedere, dall'udire, dall'odorare, dal gustare o dal toccare cose illecite, riceve il nome di vergine.

Non basta né la verginità, né le opere buone.

2. 3. Ma se è un bene astenersi dai moti illeciti dei sensi e perciò qualunque anima cristiana ha ricevuto il nome di vergine, per qual motivo cinque di esse vengono fatte entrare e cinque sono respinte? Sono vergini eppure sono respinte. Non basta che siano vergini, ma hanno anche le lampade. Sono vergini in quanto si astengono dalle sensazioni illecite, hanno le lampade in quanto fanno le opere buone. Di queste opere il Signore dice: La vostra luce risplenda davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro ch'è nei cieli. Ai discepoli dice ugualmente: Siate sempre pronti con la cintura ai fianchi e le lampade accese. Nei fianchi legati con la cintura è denotata la verginità, nelle lampade accese le opere buone.

È vergine ogni anima cristiana.

3. 4. È vero che non si è soliti parlare di verginità a proposito di persone coniugate, eppure anche nel matrimonio esiste la verginità della fedeltà, la quale produce la pudicizia coniugale. Mi spiego: perché la Santità vostra si convinca che ciascuno o ciascun'anima è chiamata, in modo non inopportuno, vergine in relazione ai sentimenti intimi e all'integrità della fede, con cui ci si astiene dalle cose illecite e si compiono le opere buone; [ricordatevi che] tutta la Chiesa, formata di ragazze e ragazzi, di donne maritate e di uomini ammogliati, è chiamata con il nome di vergine al singolare. Come proviamo quest'affermazione? Ascolta l'Apostolo che dice, non solo alle donne consacrate a Dio, ma assolutamente a tutta la Chiesa: Vi ho promessi in matrimonio a un solo sposo, a Cristo, per presentarvi a lui come una vergine pura. E poiché bisogna tenersi lontani dal diavolo ch'è il corruttore di tale verginità, lo stesso Apostolo, dopo aver detto: Vi ho promessi in matrimonio a un solo sposo, a Cristo, per presentarvi a lui come una vergine pura, soggiunge subito e dice: Temo però che, come il serpente con la sua malizia ingannò Eva, così i vostri pensieri vengano traviati dalla purezza riguardo a Cristo. Quanto al corpo sono pochi ad avere la verginità, ma tutti debbono averla nel cuore. Se dunque è cosa buona l'astensione dalle azioni illecite, e da ciò ha preso nome la verginità, e sono lodevoli le opere buone simboleggiate dalle lampade, perché mai sono fatte entrare solo cinque e le altre cinque sono respinte? Se uno è vergine e porta le lampade e tuttavia non vien fatto entrare, dove potrà veder se stesso chi non conserva la verginità astenendosi dalle cose illecite e, trascurando di praticare le opere buone, cammina nelle tenebre?

Oltre alla continenza e alle opere buone si richiede la carità.

4. 5. Di costoro, dunque, fratelli miei, di costoro piuttosto cerchiamo di trattare. Chi non vuol vedere né udire ciò ch'è male, chi distoglie l'odorato dagli effluvi illeciti che esalano dai sacrifici pagani e il palato dagli illeciti cibi dei sacrifici, chi fugge l'amplesso con la donna d'altri, spezza il pane agli affamati, ospita in casa i forestieri, veste gl'ignudi, mette pace tra i litiganti, visita i malati, dà sepoltura ai morti: ecco chi è vergine, chi ha le lampade. Che cosa vogliamo di più? Desidero qualcosa di più. "Che cosa vuoi ancora?" si dirà. Desidero ancora qualcosa. Ha destato la mia attenzione il santo Vangelo. Le stesse vergini che portavano anche le lampade, alcune le chiama sagge, altre stolte. Ma come possiamo discernerle? da che cosa possiamo distinguerle? Dall'olio. L'olio è il simbolo di qualcosa di grande, di molto importante. Non è forse la carità? Questa che vi faccio è una domanda, anziché un'affermazione precipitosa. Vi dirò perché mi pare che l'olio sia simbolo della carità. L'Apostolo dice: Io v'indico una via più sublime. Quale via più sublime addita? Se sapessi parlare le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come una campana che suona o un tamburo che rimbomba. Ecco la via più sublime, cioè la carità, che a giusto titolo è simboleggiata dall'olio. L'olio infatti rimane al di sopra di tutti i liquidi. Se si mette dell'acqua in un vaso e vi si versa sopra dell'olio, l'olio rimane alla superficie. Se ci metti olio e vi versi sopra acqua, l'olio rimane a galla. Se lo lasci al suo posto naturale l'olio sta sempre al di sopra; se tu volessi cambiare la sua posizione naturale tornerebbe sempre a galla. La carità non cadrà mai.

Che significa andare incontro allo sposo.

5. 6. E allora, fratelli? Trattiamo ormai delle cinque vergini sagge e delle cinque stolte. Volevano andare incontro allo sposo. Che significa: "andare incontro allo sposo"? Andare col cuore, aspettare il suo arrivo. Ma quello tardava. Mentre egli tardava si addormentarono tutte. Che significa tutte? Tanto le sciocche quanto le sagge si assopirono tutte e si addormentarono. È forse buono questo sonno? Che significa questo sonno? Forse per il ritardo dello sposo, poiché il male sarà assai diffuso, si raffredderà la carità di molti? Dovremo forse intendere in questo senso tale sonno? Non sono d'accordo, e dico perché. Perché tra quelle vergini ci sono quelle sagge; e in ogni modo quando il Signore disse: Poiché il male sarà assai diffuso, si raffredderà la carità di molti, soggiunse e disse: Ma chi persevererà sino alla fine sarà salvo. Dove volete che si trovino queste prudenti? Non volete forse che si trovino tra coloro che perseverarono sino alla fine? Non per altro motivo, fratelli, assolutamente per alcun altro motivo sarebbero state fatte entrare se non perché avevano perseverato sino alla fine. Non s'insinuò dunque di nascosto in esse il freddo della carità, in esse non si raffreddò la carità, ma continuò ad ardere sino alla fine. Poiché continuò ad ardere sino alla fine, si aprirono per esse le porte dello sposo; per questo fu detto loro di entrare come a quell'ottimo servo: Entra e partecipa alla gioia del tuo Signore. Che significa dunque: Furono prese tutte dal sonno? Si tratta d'un altro sonno che non può essere evitato da nessuno. Non vi ricordate di quanto dice l'Apostolo: Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza riguardo a quelli che dormono, cioè riguardo a coloro che sono morti? E per qual motivo si chiamano "dormienti" se non perché nel giorno destinato risorgeranno? Si addormentarono dunque tutte. Forse perché una è prudente non morrà? Che una vergine sia sciocca o saggia, tutte dovranno sottostare al sonno della morte.

6. 7. Talora però la gente dice: "Ecco che viene il giorno del giudizio, tanti sono i tristi eventi, tanto si moltiplicano le tribolazioni; ecco, si sono adempiute quasi tutte le predizioni dei Profeti, ormai è imminente il giorno del giudizio". Coloro che dicono così, e lo dicono con fede, vanno con siffatti pensieri, per così dire, incontro allo sposo. Ma ecco una guerra dopo l'altra, una tribolazione dopo l'altra, un terremoto dopo l'altro, una carestia dopo l'altra, un popolo si solleva contro un altro popolo ma lo sposo ancora non viene. Quando dunque ancora si aspetta che venga, si addormentano tutti coloro che dicono: "Ecco, viene il giorno del giudizio e ci troverà ancora in vita". E mentre parlano in questo modo si addormentano. Ciascuno dunque sia vigilante fino a quando arriva il sonno e perseveri nella carità fino al momento di prendere sonno; il sonno lo trovi in attesa dello sposo. Supponiamo che si sia addormentato. Colui che dorme non si volgerà forse per risorgere?. Tutte dunque si addormentarono: sia le sagge che le sciocche, si addormentarono tutte.

Il grido a mezzanotte.

7. 8. Ecco che a mezzanotte si udì un grido. Che significa: a mezzanotte? Quando non si spera, quando non si crede affatto. Dice "notte" nel senso di "ignoranza". Qualcuno tra sé e sé fa questo calcolo: "Ecco, da Adamo sono passati tanti anni e siamo ormai al termine di seimila anni; ora, secondo i calcoli d'alcuni interpreti, deve venire senz'altro il giorno del giudizio". Ma tutti questi calcoli se ne vanno e passano e lo sposo tarda ancora a venire, e sono immerse nel sonno le vergini che gli erano andate incontro. Ma ecco che, mentre non si spera più, mentre si dice: "Sono passati i seimila anni che aspettavamo, e come potremo sapere ora quando verrà?", egli verrà a mezzanotte. Che significa: "Verrà a mezzanotte"? Verrà quando non lo saprai. Perché verrà quando non lo saprai? Ascolta il Signore in persona: Non spetta a voi sapere il tempo che il Padre si è riservato di fissare. Il giorno del Signore - dice l'Apostolo - verrà come un ladro di notte. Veglia dunque di notte per non essere sorpreso dal ladro. Poiché, volere o no, il sonno della morte verrà.

La risurrezione e l'olio nei vasetti.

7. 9. Ma ciò avverrà solamente quando a metà della notte si farà udire un grido. Qual è questo grido, se non quello di cui parla l'Apostolo? In un batter d'occhio, quando si sentirà l'ultimo suono di tromba. Poiché sonerà la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Orbene, dopo che a mezzanotte si sarà fatto sentire il grido con cui si annuncerà: Ecco, arriva lo sposo, che cosa seguirà? Si alzarono tutte. Che cosa vuol dire si alzarono tutte? Verrà un'ora - lo disse il Signore in persona - in cui tutti i morti, che sono nelle tombe udranno la sua voce e verranno fuori. Si alzarono dunque tutte all'ultimo suono della tromba. Ma le sagge avevano portato con loro l'olio nei vasetti; le stolte invece non avevano portato l'olio con loro. Che vuol dire: non avevano portato l'olio nei loro vasetti? Che significa: nei loro vasetti? Nei loro cuori. Per questo l'Apostolo dice: il nostro vanto consiste nella testimonianza della nostra coscienza. Lì dentro c'è l'olio, un olio importante; quest'olio proviene da un dono di Dio. Per conseguenza gli uomini possono mettere olio entro i vasetti, ma non possono creare un ulivo. "Ecco, io ho l'olio"; sei stato forse tu a creare l'olio? Esso è un dono di Dio. Se hai l'olio, portalo con te. Che cosa vuol dire: "portalo con te"? Abbilo nel tuo intimo, lì devi piacere a Dio.

Che vuol dire portare l'olio con sé.

8. 10. Ebbene, ecco queste vergini stolte che non hanno portato l'olio con loro: con la loro continenza per cui sono chiamate vergini, e con le opere buone, quando sembra che portino le lampade, desiderano solo piacere agli uomini. Ma se desiderano solo piacere agli uomini e a tale scopo compiono tutte queste azioni lodevoli, non portano l'olio con loro. Tu dunque portalo con te, portalo nel tuo interno dove ti vede Dio; lì dentro devi portare la testimonianza della tua coscienza. Chi invece si propone quale movente delle proprie azioni la testimonianza proveniente dagli altri, non porta l'olio con sé. Se dunque ti astieni dalle cose illecite e compi opere buone, per essere lodato dalla gente, nel tuo intimo non c'è l'olio. Per conseguenza, quando la gente non ti loderà, si spegneranno le lampade. La Carità vostra consideri quindi attentamente questa circostanza: prima che le vergini si addormentassero, il Vangelo non dice che le loro lampade si fossero spente. Le lampade delle sagge ardevano per l'olio interno, per la tranquillità della loro coscienza, per il vanto intimo, per l'intima carità. Ardevano tuttavia anche le lampade delle sciocche. Perché allora ardevano? Perché non mancavano le lodi umane. Al contrario, dopo essersi svegliate, cioè nella risurrezione dei morti, presero a preparare le lampade, cioè a prepararsi a render conto delle proprie azioni a Dio. Ma allora non ci sarà nessuno che loderà, ciascuno penserà al proprio caso e tutti penseranno a se stessi; ecco perché non c'era nessuno che vendesse l'olio, le lampade cominciarono a spegnersi e le sciocche si rivolsero alle sagge dicendo: Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Chiedevano quello a cui erano abituate, cioè a risplendere con l'olio degli altri, a comportarsi alla stregua delle lodi loro fatte dagli altri. Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.

Le vergini sciocche derise dalle sagge.

8. 11. Ma quelle risposero: Perché potrebbe non bastare né a noi né a voi; andate piuttosto a comprarvelo dai venditori. Questa non è una risposta di persone che consigliavano, ma che canzonavano. Perché di persone che canzonavano? Perché quelle vergini erano sagge, perché avevano in sé la saggezza. In realtà però non erano sapienti per loro merito, ma avevano in sé la sapienza, della quale in un libro sacro sta scritto che a coloro che la disprezzano, quando si troveranno nelle sciagure da essa minacciate, dice: Anch'io mi riderò della vostra sventura. Che c'è di strano se le sagge scherniscono le sciocche? Che vuol dire "schernire"?

Chi vende e chi compra l'olio.

9. 12. Andate dai venditori e compratelo, poiché eravate solite vivere bene solo perché vi lodava la gente che vi vendeva l'olio. Che significa: "vendevano l'olio"? Vendevano le lodi. Chi sono i venditori di lodi, se non gli adulatori? Quanto meglio sarebbe stato se non vi foste accontentate delle lodi degli adulatori e aveste portato nel vostro intimo l'olio e aveste fatto le opere buone solo per avere la testimonianza della vostra coscienza! Allora avreste detto: Il giusto mi riprenderà con misericordia e mi sgriderà, ma l'olio del peccatore non ungerà la mia testa. È meglio per me - dice - che mi riprenda, mi sgridi, mi schiaffeggi, mi corregga il giusto, anziché mi unga la testa l'olio del peccatore. Che significa "l'olio del peccatore", se non le lusinghe dell'adulatore?

L'umiltà delle vergini sagge.

9. 13. Andate dunque dai venditori, come siete abituate a fare. Ma noi non ve lo diamo. Perché? Forse potrebbe non bastare né a noi né a voi. Che significa: potrebbe non bastare? Non è una risposta suggerita da mancanza di speranza, ma da sobria e santa umiltà. Quantunque una persona dabbene abbia la coscienza pulita, come fa a sapere in qual modo giudicherà Colui che non è ingannato da nessuno? Ha la coscienza serena; non è solleticato da colpe che aveva concepite nel cuore ma, a causa di qualche peccato che si commette ogni giorno della vita umana, sebbene abbia la coscienza tranquilla, tuttavia dice a Dio: Rimetti a noi i nostri debiti, perché ha messo in pratica l'affermazione che segue: Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. Ha spezzato di cuore il pane agli affamati, ha vestito di cuore gli ignudi; ha compiuto le opere buone in virtù dell'olio interiore, eppure la stessa buona coscienza è trepidante a causa del giudizio di Dio.

Le lodi umane non valgono nulla nel giorno del giudizio.

9. 14. Vedi che cosa vuol dire: Dateci un po' d'olio. Si sentirono rispondere: Andate piuttosto dai venditori. Abituate come siete a vivere bene per le lodi umane, per questo voi non portate l'olio con voi, ma noi non ve lo diamo perché potrebbe non bastare né a noi né a voi. In realtà noi a mala pena osiamo giudicare noi stesse, tanto meno possiamo giudicare voi. Che vuol dire: "A mala pena osiamo giudicare noi stesse"? Vuol dire che quando il re della giustizia si sarà assiso in trono, chi si potrà vantare d'avere il cuore puro?. Forse tu non trovi nulla di riprovevole nella tua coscienza, ma lo vede Colui che ci vede meglio, il cui sguardo divino penetra nei segreti più profondi: vede forse qual cosa, trova forse qualcosa di male. Quanto faresti meglio a dirgli: Non entrare in giudizio col tuo servo. E quanto meglio faresti a dirgli: Rimetti a noi i nostri debiti. Poiché a causa di quelle fiaccole, di quelle lampade sarà detto anche a te: Avevo fame e mi hai dato da mangiare. Che dire dunque? Non fecero così anche le stolte? Sì, ma non lo fecero agli occhi di Dio. Ma allora in qual modo lo fecero? Lo fecero come proibisce di farlo il Signore, che disse: Badate di non fare le vostre opere buone davanti alla gente per essere ammirati da essa; altrimenti non riceverete alcuna ricompensa dal Padre vostro, ch'è in cielo. E quando pregate, non imitate gl'ipocriti, poiché amano stare in piedi sulle piazze e pregare per essere visti dalla gente. Io vi assicuro che hanno già ricevuta la ricompensa. Comprarono l'olio, sborsarono il prezzo; comprarono, non furono defraudati delle lodi umane; andarono in cerca delle lodi umane, le ebbero. Nel giorno del giudizio però queste lodi umane non potranno servir loro a nulla. Ma quelle altre come agirono? Le vostre opere buone risplendano davanti alla gente, perché vedano le vostre buone azioni e diano gloria al Padre vostro ch'è nei cieli. Non dice: "Diano gloria a voi". L'olio infatti non l'hai per merito tuo. Vàntati e di': "Io ce l'ho, ma perché datomi da lui". In realtà che cosa hai che non hai ricevuto?. Quelle agirono in quel modo, queste invece in quest'altro modo.

9. 15. Non c'è da meravigliarsi però che, mentre [le stolte] vanno a comprare, mentre cioè vanno in cerca d'individui da cui esser lodate, ma senza trovarli, mentre vanno in cerca d'individui da cui ricevere incoraggiamenti, ma senza trovarli, si apre la porta, arriva lo Sposo e la sposa, cioè la Chiesa già glorificata con Cristo in modo che tutte le membra si riuniscano a tutto il corpo. [Le sagge allora] entrarono con lui nella sala del banchetto nuziale e la porta fu chiusa. Arrivarono poi anche le stolte, ma riuscirono forse a comprare l'olio o trovarono chi glielo vendesse? Per questo motivo trovarono le porte chiuse; si misero a bussare, ma troppo tardi.

Perché a chi bussa non viene aperto.

10. 16. È stato detto, ed è vero, è stato detto senza inganno: Bussate e vi sarà aperto, ma si deve bussare adesso ch'è il tempo della misericordia, non quando sarà il tempo del giudizio. Poiché questi tempi non possono confondersi, dal momento che la Chiesa canta al proprio Signore la misericordia e la giustizia. Pèntiti ora ch'è tempo di misericordia. Ti pentirai forse al tempo del giudizio? Se farai così ti troverai tra le vergini alle quali fu chiusa in faccia la porta. Signore, Signore, aprici. Non si pentirono forse di non aver portato l'olio con loro? Ma che cosa giovò la tardiva resipiscenza, quando furono derise dalla vera sapienza? La porta, dunque, fu chiusa. E che cosa fu detto loro? Non so chi siete. Non le conosceva forse Colui che conosce tutto? Che significa allora: Non so chi siete? Io non vi approvo, ma vi riprovo. Io non vi riconosco conformi alla mia sapienza creatrice; essa non conosce i vizi ma, cosa da sottolineare, non li conosce eppure li giudica. L'ignora perché non li ha fatti, ma li giudica perché li biasima. In questo senso dunque io non vi conosco.

Come imitare le cinque vergini prudenti.

10. 17. Le cinque vergini prudenti andarono [incontro allo sposo] ed entrarono [nella sala]. Siete molti, fratelli miei, che vi chiamate cristiani; magari ci fossero fra voi quelle cinque prudenti, ma non dovete essere solo cinque di numero. Ci siano tra voi persone come le cinque vergini sagge, appartenenti cioè alla saggezza raffigurata dal numero cinque. Verrà infatti l'ora, ma non sappiamo quando verrà. Verrà a mezzanotte: vegliate. Così conclude il Vangelo: Vegliate perché non sapete né il giorno né l'ora. Se dunque è inevitabile addormentarci, in qual modo potremo vegliare? Veglia col cuore, con la fede, con la speranza, con la carità, con le opere; e quando ti sarai addormentato col corpo, verrà il momento d'alzarti. Quando poi ti sarai alzato, prepara le lampade. Allora non si spengano, allora vengano alimentate dall'olio interno della coscienza; allora lo sposo venga abbracciato con amplessi spirituali; allora t'introduca nella casa ove non dovrai mai dormire, dove la tua lampada non potrà spegnersi mai. Oggi al contrario ci affanniamo e le nostre lampade sono agitate dai venti di questo mondo e dalle tentazioni; ma la nostra fiamma arda per la fortezza d'animo in modo che il vento della tentazione, anziché spegnerla, accresca la fiamma.