Di seguito il messaggio di monsignor Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro, scritto in occasione della ricorrenza di Halloween, i cui "riti" dilagano anche in Italia.
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Anche quest'anno tornano a farci triste compagnia i riti delle feste di Halloween, questa ormai accettata e indiscutibile manifestazione di un anticristianesimo sempre più radicale e sempre più diffuso anche perché sponsorizzato da grandi centrali del business internazionale.
Questi riti che si affidano ad una concezione sostanzialmente panteistica della realtà magico- mitologica in cui la fantasia viene definita realtà e la realtà fantasia in cui questi piccoli o grandi mostri entrano a far parte dell'immaginario anche di bambini e ragazzi.
Ormai sembra che questo tipo di festeggiamenti abbiano quasi completamente sostituito, nel cuore e nella vita di tanti cristiani, le grandi, tradizionali e felicissime feste dei Santi e dei Morti. Nel cuore della vita della Chiese la festività dei Santi e la festività dei Morti aprono, dentro il cuore della Chiesa stessa, e quindi di ogni cristiano, la grande esperienza di una sintesi fra la mestizia, legata al risentire lontananze e assenze, qualche volta determinate, in modo assolutamente eccezionale: morti di giovani, dopo lunghe malattie ecc.. Questa mestizia viene come tutta circondata e avvolta dalla grande certezza, piena di letizia, che la vita non è mai distrutta, e nel cuore della festività dei Santi e dei Defunti la Chiesa è chiamata a vivere con verità la grande e pacificante esperienza della comunione dei Santi.
Ogni cristiano sulla terra non è solo, non è solo perché vive ogni giorno un legame indistruttibile, misterioso ma non meno reale- che con quelli che sono vivi accanto a noi- con coloro che sono già nell'abbraccio di Dio e quindi sono un sostegno misterioso al nostro cammino quotidiano.
Ecco, il dolore e la riprovazione del Vescovo verso il dilagare di queste esperienze si accompagnano a un impegno che vorrei potermi assumere insieme a tutti i sacerdoti della nostra diocesi, a riscoprire la verità, dura ma pacificante, della festa dei Santi e dei Defunti. Peraltro, non mi sento solo in questa posizione perché ho recuperato un brano di straordinaria concretezza del grande, possiamo dirlo, “santo” Don Oreste Benzi, di cui celebrerò la Messa dell’ anniversario proprio il giorno 2, a Rimini, e mi sembra un brano che, soprattutto dagli educatori e dai genitori, è interessante venga conosciuto e utilizzato.
Eccolo “Sappiano i genitori cristiani e tutti coloro che credono nei valori della vita che la festa di Halloween è l’adorazione di Satana che avviene anche in modo subdolo attraverso la parvenza di feste e di giochi per giovani e bambini. Il sistema imposto da Halloween proviene da una cultura esoterico-satanica in cui si porta la collettività a compiere rituali di stregoneria, spiritismo, satanismo che possono anche sfociar, e in alcune sette, in sacrifici rituali, rapimenti e violenze. Halloween è per i satanisti il giorno più magico dell’anno e in queste notti fomentano i rituali satanici come le messe nere, le iniziazioni magico-esoteriche e l’avvio allo spiritismo e stregoneria”.
Pennabilli, 31 Ottobre 2011
+Luigi Negri
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Canti per i Defunti: la sequenza (francescana) del Dies Irae
Questo splendido canto, consacrato dall'uso centenario della Chiesa in occasione delle messe per i defunti, fu scritto verso il 1250, con tutta probabilità dal francescano Tommaso da Celano, primo e autorevole biografo di Francesco d'Assisi.
Il testo non si trova nei Messali anteriormente alla seconda metà del XIII secolo e fa la sua comparsa proprio nei Messali dell'Ordine Francescano come "prosa de mortuis", pur anonima. Si sa che il Messale serafico e le rubriche di Aimone di Faversham (ministro generale dei Francescani), mutuati dal Messale della Curia Romana, furono poi a loro volta adottati dalla stessa Chiesa Romana, con le feste e i testi che intanto vi erano entrati. E così il Dies irae, dalla liturgia francescana transitò alla liturgia della Chiesa Latina. La diffusione rapidissima e il favore popolare di questa sequenza sono una testimonianza del fatto che essa è stata prestissimo portata in tutta Europa grazie all'itineranza francescana e all'uniformità della liturgia serafica, la quale era molto apprezzata dal popolo.
Il Dies irae presenta il pensiero e le meditazione del Giudizio universale, il secondo dei quattro novissimi, le realtà ultime: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Una meditazione quanto mai appropriata per i vivi che partecipano ad una commemorazione dei defunti, la quale richiama, oltre alla fede, anche la responsabilità personale nell'aldiquà per godere con i santi nell'aldilà. Il Dies irae, che ispirò capolavori altissimi come quelli di Haydn, Mozart e Verdi, cadde purtroppo sotto la scure della riforma postconciliare. Aveva resistito all'attacco di Pio V che aveva vietato tutte le sequenze, abbondantissime all'epoca, tranne 5, salvando - anzi prescrivendo in modo universale - la popolare sequenza dei defunti.
Giovanni XXIII, nel 1962 aveva reso opzionale il suo uso nelle messe quotidiane per i defunti. Nel rito moderno semplicemente non si trova più il testo di questa sequenza nei lezionari. Oggi solo quattro sono le sequenze superstiti: Pasqua (Victimae Pascalis), Pentecoste (Veni Sancte Spiritus), Corpus Domini (Lauda Sion) e B.V.M. Addolorata (Stabat Mater, anche questa di origine francescana).
Ma grazie alla flessibilità del rito romano contemporaneo, nulla in realtà vieta di cantare questa sequenza ai funerali o il giorno della commemorazione dei defunti, magari alla fine della celebrazione, per tenere un certo clima di raccoglimento e di preghiera per i propri cari trapassati: "Pie Iesu Domine dona eis requiem".
Ma grazie alla flessibilità del rito romano contemporaneo, nulla in realtà vieta di cantare questa sequenza ai funerali o il giorno della commemorazione dei defunti, magari alla fine della celebrazione, per tenere un certo clima di raccoglimento e di preghiera per i propri cari trapassati: "Pie Iesu Domine dona eis requiem".
Per questo vi fornisco tutto il necessario: spartito, testo e video dei monaci di San Maurizo e Mauro in Lussemburgo per imparare questa famossisima - e ahimè accantonata - sequenza di origine francescana:
Dies Irae, dies illa solvet saeclum in favilla teste David cum Sybilla. Quantus tremor est futurus, Quando judex est venturus, Cuncta stricte discussurus. Tuba, mirum spargens sonum per sepulcra regionum coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, cum resurget creatura, judicanti responsura. Liber scriptus proferetur, in quo totum continetur, unde mundus judicetur. Judex ergo cum sedebit, quidquid latet, apparebit: nil inultum remanebit. Quid sum miser tunc dicturus? quem patronum rogaturus, cum vix justus sit securus? Rex tremendae majestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis. Recordare, Jesu pie, quod sum causa tuae viae ne me perdas illa die. Quaerens me, sedisti lassus, redemisti Crucem passus: tantus labor non sit cassus. Juste judex ultionis, donum fac remissionis ante diem rationis. Ingemisco, tamquam reus, culpa rubet vultus meus supplicanti parce, Deus. Qui Mariam absolvisti, et latronem exaudisti, mihi quoque spem dedisti. Preces meae non sunt dignae, sed tu bonus fac benigne, ne perenni cremer igne. Inter oves locum praesta, et ab haedis me sequestra, statuens in parte dextra. Confutatis maledictis, flammis acribus addictis, voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, cor contritum quasi cinis: gere curam mei finis. Lacrimosa dies illa, qua resurget ex favilla judicandus homo reus. Huic ergo parce, Deus: pie Jesu Domine, dona eis requiem. Amen. | Giorno dell’ira sarà quel giorno dissolverà il mondo terreno in cenere come annunciato da David e dalla Sibilla. Quanto terrore verrà quando giungerà il giudice a giudicare severamente ogni cosa. La tromba diffondendo un suono stupefacente tra i sepolcri del mondo spingerà tutti davanti al trono. La Morte si stupirà, e anche la Natura quando risorgerà ogni creatura per rispondere al giudice. Sarà portato il libro scritto nel quale tutto è contenuto, dal quale si giudicherà il mondo. E dunque quando il giudice si siederà, ogni cosa nascosta sarà svelata, niente rimarrà invendicato. In quel momento che potrò dire io, misero, chi chiamerò a difendermi, quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro? Re di tremenda maestà, tu che salvi per grazia chi è da salvare, salva me, fonte di pietà. Ricorda, o Gesù pio, che io sono la causa della tua venuta; non lasciare che quel giorno io sia perduto. Cercandomi ti sedesti stanco, mi hai redento patendo la Croce: che tanta fatica non sia vana! Giusto giudice di retribuzione, concedi il dono del perdono prima del giorno della resa dei conti. Comincio a gemere come un colpevole, per la colpa è rosso il mio volto; risparmia chi ti supplica, o Dio. Tu che perdonasti Maria di Magdala, tu che esaudisti il buon ladrone, anche a me hai dato speranza. Le mie preghiere non sono degne; ma tu, buon Dio, con benignità fa’ che io non sia arso dal fuoco eterno. Assicurami un posto fra le pecore, e tienimi lontano dai capri, ponendomi alla tua destra. Smascherati i malvagi, condannati alle aspre fiamme, chiamami tra i benedetti. Prego supplice e in ginocchio, il cuore contrito, come ridotto in cenere, prenditi cura del mio destino. Quel giorno sarà un giorno di lacrime, quando risorgerà dalla cenere il peccatore per essere giudicato. Perdonalo, o Dio: pio Signore Gesù, dona a loro la pace. Amen. |
