Di seguito il Vangelo di oggi 8 novembre, martedi della XXXII settimana del T.O., con un commento e qualche breve testo di riflessione.
Se mi accade di pensare o dire una cosa che piaccia alle mie sorelle,
trovo del tutto naturale che se ne impadroniscano come di una loro proprietà.
Questo pensiero appartiene allo Spirito Santo e non a me,
poiché san Paolo dice che non possiamo,
senza quello Spirito di amore,
chiamare «Padre» il Padre nostro che è nei Cieli.
È perciò ben libero di servirsi di me per dare un buon pensiero a un'anima;
se stimassi che quel pensiero fosse mio,
sarei come «l'asino che portava le reliquie»,
il quale credeva che gli omaggi resi ai santi fossero rivolti a lui.
S. Teresa di Lisieux, Storia di un'anima.
Lc 17, 7-10
In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimbóccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
IL COMMENTO
Siamo stati comprati a caro prezzo. Il Sangue di Cristo ci ha strappato da una vita davvero inutile e meschina per trasferirci nel Suo Regno. Già ora, già oggi. Ci ha riscattati perchè gli appartenessimo come il Suo tesoro più prezioso. Per questo la nostra vita può donarsi gratuitamente. Senza "utili", senza altro guadagno che Lui. E ci pare poco? E' Lui la nostra ricompensa, la nostra eredità. E con Lui ogni cosa è trasfigurata, liberata dai pesi del possesso e dei compromessi; ogni uomo diviene oggetto delle nostre attenzioni, dell'oblazione gratuita della nostra vita. E' questo il senso delle Parole del Signore secondo il testo greco. Inutili è proprio senza "utile", e non senza utilità come normalmente comprendiamo seguendo l'interpretazione della traduzione latina della "Vulgata". E' pur certo che siamo anche davvero nulla, e che senza di Lui non possiamo fare niente. "Puro impedimento" come diceva S. Ignazio di Loyola. Ma anche la consapevolezza della nostra povertà, dell'estrema debolezza che caratterizza ogni nostra azione è una porta che dischiude sull'abbandono totale alla sua potenza. E' Lui che opera tutto in noi, e per questo qualsiasi pensiero, azione, in famiglia come nella Chiesa, al lavoro come a scuola, è naturalmente gratuito: non ci appartiene, è suo!
La castità ad esempio: è il segno della gratuità, dell'amore autentico, il dono che non ricerca utili per se stesso. La castità pre-matrimoniale e poi matrimoniale è la cifra di un amore che guarda al bene dell'altro, purificato dalla soddisfazione di se stesso, e non rende l'altro un oggetto da utilizzare. La castità è l'amore che serve, che fa quello che deve fare nella sessualità, perchè risponde autenticamente alla sua natura di persona creata ad immagine e somiglianza di Dio, che è puro amore e dono senza riserve: "Uomo e donna, nel mistero della creazione, sono un reciproco dono... E l’uomo vi riscoprirà continuamente se stesso come custode del mistero del soggetto, cioè della libertà del dono, così da difenderla da qualsiasi riduzione a posizioni di puro oggetto. Il corpo, infatti, e soltanto esso, è capace di rendere visibile ciò che è invisibile: lo spirituale e il divino. Esso è stato creato per trasferire nella realtà visibile del mondo il mistero nascosto dall’eternità in Dio, e così esserne segno. L’uomo appare nel mondo visibile come la più alta espressione del dono divino, perché porta in sé l’interiore dimensione del dono. " (Giovanni Paolo II,Catechesi del 20 febbraio 1980). Quanto scritto dal Beato Giovanni Paolo II è validoper ogni relazione umana, chiamata ad essere casta perchè a servizio del bene dell'altro, orientata al dono, alla gratuità. Per questo in un altro momento il Signore ci ammonisce a non invitare a pranzo quanti hanno di che ricambiare. Siamo chiamati a fare quanto Dio ha preparato per noi, ad essere sua immagine, perfetti come il Padre nostro: un figlio fa quello che deve fare non per obbligo ma per la natura che lo rende somigliante: ha gli occhi di suo padre, il suo modo di camminare, spesso proprio il suo stesso carattere e il suo modo di fare; così se siamo figli di Dio il Lui ameremo come Lui, anche il nemico dal quale non solo non ci aspettiamo gratitudine, ma, al contrario, insulti, rancore, odio e gelosia, e forse anche la morte: "amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste... Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt, 5, 33 ss.).
Siamo dunque servi che appartengono interamente al loro Signore. Ogni istante ed ogni opera sono da Lui, per Lui e in Lui. Servi che vivono in una specialissima intimità con il loro Signore. Scriveva Elisabetta della Trinità: "Vorrei dire a tutte le anime quali sorgenti di forza, di pace e anche di felicità troverebbero se provassero a vivere in questa intimità con Dio. Egli è l’Amore, e vuole che noi viviamo in sua compagnia". Eseguire gli ordini di un Signore che ha donato tutto se stesso per i suoi servi vuol dire pace, gioia, libertà, vita piena. E Lui i suoi servi li chiama amici, attratti nella Sua intimità, oggetto delle Sue più intime confidenze. Amici ai quali consegna, come perle preziose, le parole udite dal Padre. Parole come gocce di Grazia a suscitare in noi il volere e l'operare la volontà di Dio. Gli ordini del Signore che danno luce agli occhi e pace al cuore, sono le stesse parole del Padre che ci fanno liberi. Servi nel Servo per vivere nell'obbedienza imparata, con il Signore, attraverso la Croce e le sofferenze di ogni giorno. L'obbedienza che, istante dopo istante, ci salva, e ci fa essere quello che Dio ha pensato per noi. Senza aspettare o sperare ricompense in questo mondo. Qui si tratta di perdere la vita, per essere eternamente laddove è il Signore. Il Vangelo di oggi ci invita a guardare al Cielo, alla corona che ci aspetta dopo aver lottato e combattuto la buona battaglia. Fare tutto pensando alle cose di lassù ci fa gustare la libertà che, sola, può farci vivere intensamente le cose della terra. Intensamente perchè autenticamente, come occasioni per donare e servire, sperando solo il riscatto di ogni uomo.
In questo contesto si comprende anche la missione della Chiesa, chiamata a servire l'umanità, senza nulla sperare se non lo stesso destino del suo Signore: persecuzione, croce e morte. Tutto il resto è pura menzogna: al di fuori della Croce non abbiamo su questa terra dove reclinare il capo; consolazioni, successi, prestigio, ricompense non si coniugano con l'amare. La Chiesa è mossa dalla carità di Cristo che urge e spinge sino ai confini della terra, senza sperare alcun utile. La Chiesa è la serva inutile come Cristo, il servo più disinteressato, che lava i piedi di coloro che lo tradiranno e lo abbandoneranno. Laddove la Chiesa è libera di chinarsi e lavare i piedi gratuitamente, quando fissa il Cielo ove riportare i figli dispersi, può annunciare la Verità, perchè questa sarà sempre intrisa di misericordia, senza i compromessi che le servano quale salvacondotto per le coscienze e passaporto per essere accettata. Nella Chiesa siamo tutti chiamati ad essere servi che fanno quello che devono fare, la parte assegnata dalla provvidenza, secondo l'azione dello Spirito Santo. Chi pastore, chi madre, chi padre, chi sul letto del dolore, chi nella vedovanza, chi nella verginità o nei mille altri modi escogitati dalla fantasia di Dio colma di zelo per ogni anima. Ogni giorno servi senza alcuna bramosia di utili, abbandonati alla fedeltà di Dio, nella certezza che Lui opera anche laddove sembra il contrario, nel fallimento umano, nella totale inutilità. Servi che, come aveva scoperto il Card. Van Thuan nel carcere dove nulla ormai poteva fare, servono Dio e non le sue opere: "Una notte, dal profondo del mio cuore ho sentito una voce che mi suggeriva: «Perché ti tormenti così? Tu devi distinguere tra Dio e le opere di Dio. Tutto ciò che tu hai compiuto e desideri continuare a fare, visite pastorali, formazione dei seminaristi, religiosi, religiose, laici, giovani, costruzione di scuole, di foyer per studenti, missioni per l'evangelizzazione dei non cristiani... tutto questo è un' opera eccellente, sono opere di Dio, ma non sono Dio! Se Dio vuole che tu abbandoni tutte queste opere, mettendole nelle sue mani, fallo subito, e abbi fiducia in lui. Dio lo farà infinitamente meglio di te; lui affiderà le sue opere ad altri che sono molto più capaci di te. Tu hai scelto Dio solo, non le sue opere!».
Card. Van Thuan
DIO E LA SUA OPERA
A causa del tuo amore infinito,
Signore,
mi hai chiamato a seguirti,
a essere tuo figlio e tuo discepolo.
Poi mi hai affidato una missione
che non somiglia a nessun'altra,
ma con lo stesso obiettivo degli altri:
essere tuo apostolo e testimone.
Tuttavia, l'esperienza mi ha insegnato
che io continuo a confondere le due realtà:
Dio e la sua opera.
Dio mi ha dato il compito delle sue opere.
Alcune sublimi,
altre più modeste;
alcune nobili,
altre più ordinarie.
Impegnato nella pastorale in parrocchia,
tra i giovani,
nelle scuole,
tra gli artisti e gli operai,
nel mondo della stampa,
della televisione e della radio,
vi ho messo tutto il mio ardore
impiegando tutte le capacità.
Non ho risparmiato niente,
neanche la vita.
Mentre ero così appassionatamente
immerso nell'azione,
ho incontrato la sconfitta
dell'ingratitudine,
del rifiuto di collaborazione,
dell'incomprensione degli amici,
della mancanza di appoggio dei superiori,
della malattia e dell'infermità,
della mancanza di mezzi...
Mi è anche capitato, in pieno successo,
mentre ero oggetto di approvazione,
di elogi e di attaccamento per tutti,
di essere all'improvviso spostato
e cambiato di ruolo.
Eccomi, allora, preso dallo stordimento vado a tentoni,
come nella notte oscura.
Perché, Signore, mi abbandoni?
Non voglio disertare la tua opera.
Devo portare a termine il tuo compito,
ultimare la costruzione della Chiesa...
Perché gli uomini attaccano la tua opera?
Perché la privano del loro sostegno?
Davanti al tuo altare, accanto all'eucaristia,
ho sentito la tua risposta, Signore:
«Sono io colui che segui e non la mia opera!
Se lo voglio mi consegnerai il compito affidato.
Poco importa chi prenderà il tuo posto;
è affar mio.
Devi scegliere Me! ».
Nell'isolamento
a Hanoi (Nord Viet Nam),
11 febbraio 1985,
Memoria dell' Apparizione dell'Immacolata a Lourdes
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
A Simple Path, p. 106
« Siamo servi inutili »
Non preoccupatevi di cercare la causa dei grandi problemi dell’umanità ; accontentatevi di fare ciò che potete fare per risolverli, portando il vostro aiuto a coloro che ne hanno bisogno. Alcuni mi dicono che facendo la carità agli altri, solleviamo gli Stati dalle loro responsabilità verso i bisognosi e i poveri. Non per questo m’inquieto, perché, di solito, gli Stati non offrono l’amore. Faccio semplicemente quanto posso fare, il resto non è di mia competenza.
Dio è stato tanto buono per noi ! Lavorare nell’amore, è sempre un mezzo per avvicinarsi a lui. Guardate ciò che Cristo ha fatto durante la sua vita sulla terra ! L’ha passata beneficando (At 10,38). Ricordo alle mie sorelle che egli ha passato i tre anni della sua vita pubblica curando i malati, i lebbrosi, i bambini e altri ancora. Proprio questo facciamo predicando il Vangelo con le nostre azioni.
Consideriamo un privileggio servire gli altri ; e proviamo ad ogni istante di farlo con tutto il cuore. Sappiamo bene che la nostra azione non è altro che una goccia di acqua nell’oceano, eppure senza la nostra azione, questa goccia mancherebbe.
