Decine di milioni di musulmani hanno celebrato nei giorni scorsi in tutto il mondo l'Id al-Adha, la festa del sacrificio (*), la piu' importante ricorrenza islamica che in Arabia Saudita, a La Mecca, ha portato finora almeno tre milioni di fedeli, il 5% in più rispetto all'anno scorso. Una festa del sacrificio particolare, la prima dopo l'inizio della Primavera Araba che ha portato alla caduta dei regimi di Tunisia, Egitto e Libia e che continua a sconvolgere la Siria e lo Yemen, dove le contestazioni vengono tuttora represse nel sangue.
Per l'occasione riporto il Mattutino, rubrica di "Avvenire" curata da Gianfranco Ravasi, di oggi 9 novembre. Parla di un "devoto" musulmano, ma va benissimo anche per tanti di noi "devoti"cristiani...(*): La Festa del sacrificio, Id al-Adha o Id el Kebir, secondo la tradizione islamica si svolge due mesi e dieci giorni dopo la fine del Ramadan con l'uccisione rituale del montone in memoria del patriarca delle tre religioni Abramo. Secondo la tradizione Abramo, per mostrare la sua fedeltà assoluta a Dio, decise di immolare suo figlio Isacco (Ismael per i musulmani) ma Dio fermo' la sua mano all'ultimo istante e gli chiese di immolare al suo posto un montone. Da qui nasce l'Id al Adha, che cade il 10 del mese Dhou-al-Hijja, ultimo mese del calendario musulmano, dopo la 'waqfat Arafa', la salita al monte Arafat.
L'evento segna inoltre la fine del pellegrinaggio alla Mecca dei fedeli che accorrono in massa per partecipare alla 'lapidazione' di Satana. I pellegrini arrivano a Mina, vicino alla Mecca, in uno stato di semi-trance e al grido di 'Allah Akbar' scagliano ognuno 7 sassi contro le Jamarat, le steli che segnano il punto dove, secondo la tradizione, Satana si presentò ad Abramo per tentarlo. Le steli sono collocate su un ponte pedonale attraversato ogni anno da migliaia di persone e che spesso si e' trasformato per i fedeli in una trappola mortale. Nel 2007, 345 persone morirono schiacciate nella calca. La festa del sacrificio ed il pellegrinaggio alla Mecca sono due eventi religiosi strettamente intrecciati che presentano inoltre dei risvolti economici non irrilevanti. Ogni famiglia musulmana che si rispetti, a costo di indebitarsi, acquista un montone vivo alcuni giorni prima, lo nutre e lo cura nella propria casa prima di sacrificarlo.