domenica 11 settembre 2011

Letture della Preghiera Notturna Certosina (XXIV Settimana del T. O. - Ciclo A)


Di seguito le letture della preghiera notturna dei Certosini

Anno A Tempo Ordinario Ventiquattresima Domenica


Dal vangelo secondo Matteo.


6,24-34

Poiché i discepoli si erano avvicinati a Gesù sulla montagna, egli dichiarò
loro: "Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o
berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita
non vale più del cibo e il corpo più del vestito?".

* * *


Dai Discorsi di Giovanni Taulero.

Sermon pour le 15e dim. après la Trinité. Sermons de Tauler, trad. Hugueny,
Théry, Corin, "La vie spirituelle", Paris, 1927, t. III, 77-84.



Notate come accada che pochissimi osano confidare in Dio che può ogni
cosa, e gli uomini si affannano, si danno da fare, lavorano, agiscono,
ognuno come se dovesse vivere eternamente. Tutto ciò proviene dal fondo di
cupidigia che è in noi. Se vi si guardasse dentro, ci si potrebbe
spaventare nel vedere come l'uomo in tutte le cose cerca il proprio
tornaconto a spese degli altri, nelle parole, nelle opere, nei doni, nei
servizi; ha sempre di mira il suo bene personale, si tratti di piacere, di
utilità, di onore, di servizio: sempre qualcosa per sé. Tale ricerca è
portata avanti dappertutto, sia in ordine a Dio sia in ordine alle
creature.

Questo difetto ha messo radici così profonde che tutte le pieghe più
riposte dell'animo ne sono piene, al punto che l'uomo vede solo le realtà
della terra. Proprio come quella donna ricurva di cui parla il vangelo, che
era completamente piegata verso terra e non poteva guardare sopra di sé.
Povero cieco che sei, religioso in apparenza e non in verità! Perché non
confidi in Dio che ti ha donato tanti benefici e ti ha liberato
dall'assillo avvelenato del mondo falso e cattivo?




La sollecitudine delle cose esteriori produce tre sorta di grossi
danni nell'uomo: in primo luogo accieca la ragione e l'intelletto; spegne
il fuoco dell'amore fervido e ardente; infine rovina e ostruisce la via
dell'accesso interiore a Dio, proprio come una cattiva nebbia e un denso
fumo, che alzandosi impediscono all'uomo il respiro.

Questa sollecitudine nasce dal peccato e dal vizio della cupidigia.
Badate a ciò che vi preoccupa mentre siete ancora in tempo, cercate il
regno di Dio, affinché si trovi e si scopra là dove sta nascosto ed è
soffocato, nel fondo dell'anima. Ci vogliono molte battaglie perché non si
trova mai veramente se prima non cade questo difetto: cosa che non avviene
in un giorno.

Ciò di cui l'uomo vuole impossessarsi deve conquistarlo con fatica e
impegno; prima che l'uomo esteriore si sottragga all'amore delle cose
fugaci e delle sollecitudini esteriori, si richiede una diligenza molto
accorta.




Occorre che ci esercitiamo ad attirare l'uomo esteriore nell'uomo
interiore e ragionevole; poi i due uomini, cioè le facoltà sensibili e le
facoltà razionali, dovranno trasferirsi completamente nell'uomo più
interiore, nell'arcano dello spirito, dove sta la vera immagine di Dio.
Quando l'uomo, così raccolto, si slancia totalmente nell'abisso divino in
cui era eternamente prima della sua creazione, allora, non appena Dio trova
l'uomo rivolto verso di lui con tanta purità e nudità di spirito, l'abisso
divino s'inclina e discende nel fondo così convertito; trasforma il fondo
creato e lo attira mediante tale trasformazione nell'increato, per cui lo
spirito diventa uno con Dio.

Se l'uomo potesse vedersi in tale condizione, si vedrebbe così nobile
da credere di essere per così dire Dio stesso. Si vedrebbe centomila volte
più nobile di quanto lo sia in se stesso, e vedrebbe tutti i pensieri,
intenzioni, parole, opere e modi di agire suoi e di tutti gli uomini. Tutto
ciò che è mai avvenuto lo conosceresti a fondo se potessi giungere in
questo regno, e in tale nobiltà sparirebbe e cadrebbe ogni sollecitudine.




San Paolo ammonisce a conservare l'unità dello Spirito per mezzo del
vincolo della pace. Figli, la pace che si trova nello Spirito e
nell'interiorità merita la nostra attenzione, perché nella pace si trova
tutto ciò che si è detto: là si scoprono e si trovano il regno e la
giustizia. L'uomo non deve lasciarsi togliere la pace da nessuno, qualunque
cosa capiti, danno o profitto, onore o ignominia.

Mantieni sempre l'uomo interiore nella vera pace, nel vincolo della
pace, cioè nella carità universale e indivisa: amare ognuno come se stesso.

Ponetevi davanti l'amabile modello, nostro Signore Gesù Cristo, e
considerate come ha operato la sua carità che l'ha portato a soffrire più
di quanto hanno mai sofferto tutti i santi e tutti gli uomini. Egli in
tutti i suoi giorni fu privo di consolazione di quanto lo fosse mai stato
ogni uomo, finì con la più amara morte di cui mai uomo sia morto e tuttavia
le sue facoltà superiori non erano meno beate di quanto lo sono ora.