Propongo oggi come lettura spirituale la seconda parte (1) del testo dell'Ufficio delle Letture, tratto:
Dall'"Omelia" di un autore del secondo secolo
Fratelli miei, facciamo la volontà del Padre, il quale ci ha chiamati perchè, praticando la virtù, avessimo la vita; correggiamo le cattive inclinazioni che ci dispongono ai delitti e fuggiamo l'empietà perchè non ci sorprendano dei mali. Se infatti cercheremo di fare il bene, ci seguirà sempre la pace. Questa non si lascia trovare da coloro che sono guidati da timori umani e preferiscono i beni presenti alla promessa dei beni futuri. Essi non sanno quante amarezze nascondono i piaceri di questo mondo, quali delizie invece i beni futuri. E se fossero soli nel tenere questa linea di condotta il male non sarebbe tanto grande. Il peggio si è che con le loro perverse opinioni corrompono anime innocenti e non sanno che, così facendo, incontreranno una doppia condanna per sè e per chi li ascolta. Cerchiamo di servire Dio con cuore puro e saremo giusti. Se invece non lo serviremo per mancanza di fede nelle sue promesse, saremo ben miserabili. E' stato scritto infatti: Miseri sono coloro che hanno l'animo doppio e incostante e dicono: Tutto questo lo abbiamo già sentito al tempo dei nostri padri; ma noi, pur aspettando di giorno in giorno, non abbiamo visto nulla di ciò che fu predetto. O stolti, paragonatevi a una pianta da frutto. Prendete come esempio una vite. In un primo tempo è priva anche di foglie. In seguito spuntano le gemme, quindi viene il tenero grappolo acerbo e finalmente ecco l'uva matura. Così anche il mio popolo ha sopportato calamità e angustie; ma poi non ne riceverà che bene.
Fratelli miei, non siamo di animo doppio, ma sopportiamo pieni di speranza, per riportare a suo tempo il premio. Colui che ha promesso è fedele, e renderà a ciascuno in misura delle proprie opere. Se compiremo opere di giustizia davanti a Dio, entreremo nel suo regno e riceveremo in premio ciò che orecchio non udì, nè occhio vide, nè mai entrò in cuore d'uomo (cfr. 1 Cor 2, 9). Attendiamo di ora in ora il regno di Dio nella carità e nella giustizia, poichè non conosciamo il giorno della venuta del Signore. Facciamo penitenza in tempo, diamoci con salda volontà a fare il bene, perchè siamo pieni di stoltezza e di malizia. Cancelliamo dalla nostra anima i peccati di ieri e dedichiamoci a una vera penitenza, per meritare la salvezza. Guardiamoci dall'adulazione e procuriamo di fare del bene non solo ai fratelli, ma anche a coloro che sono estranei alla nostra fede. Pratichiamo con essi la giustizia, perchè il nome di Dio non sia bestemmiato per colpa nostra (cfr. Rm 2, 24).
Dice il Signore: Il mio nome è bestemmiato tra tutti i popoli (cfr. Is 52, 5). E ancora: Guai a colui a causa del quale il mio nome viene bestemmiato (cfr. Rm 2, 24). Ma perchè viene bestemmiato? Perchè noi non mettiamo in pratica ciò che insegniamo. Infatti la gente, sentendo dalla nostra bocca le parole di Dio, ne resta stupita, perchè quelle parole sono buone, sono stupende. Ma poi, notando che le nostre azioni non corrispondono alle parole che diciamo, ecco che prorompono in bestemmie, affermando che tutto ciò non è che una favola e una serie di inganni.
Sentono da noi ciò che dice Dio: Non è per voi un merito, se amate quelli che amano voi; merito lo avete se amate i vostri nemici e coloro che vi odiano (cfr. Mt 5, 46). Udendo ciò, ammirano la nobiltà di tanto amore. Ma vedono poi che noi, non soltanto non amiamo quelli che ci odiano, ma nemmeno quelli che ci vogliono bene. Allora si fanno beffe di noi e così il nome di Dio è bestemmiato. Fratelli, compiamo la volontà di Dio, Padre nostro, e faremo parte di quella Chiesa spirituale che fu creata prima ancora del sole e della luna. Ma se non faremo la volontà del Signore, sarà per noi quell'affermazione della Scrittura che dice: La mia casa è diventata una spelonca di ladri (cfr. Ger 7, 11; Mt 21, 13). Perciò facciamo la nostra scelta, cerchiamo di appartenere alla Chiesa della vita, per essere salvi. Penso che sappiate che la Chiesa viva è corpo di Cristo (1 Cor 12, 27). Ecco perchè la Scrittura dice: Dio creò l'uomo maschio e femmina (Gn 1, 27; 5, 2). L'uno è Cristo, l'altra è la Chiesa. Del resto anche la Scrittura e gli apostoli affermano che la Chiesa non ha avuto origine in questo tempo, ma è da sempre, perchè è spirituale, come il nostro Gesù; ma si è manifestata in questi ultimi tempi per dare a noi la salvezza. Questa Chiesa, che è spirituale, è apparsa nella carne di Cristo per ricordarci che, se uno di noi le è fedele nella carne e non l'abbandona, la riceverà nello Spirito Santo. In realtà questa carne è immagine dello spirito. Chi dunque perderà la copia, non potrà ricevere il modello originale. Perciò così ci parla, o fratelli: rispettate la carne, per essere partecipi dello spirito.
Ma se diciamo che la carne è la Chiesa e lo spirito è Cristo, ne consegue che chi profana la carne, profana anche la Chiesa. Egli, di conseguenza, non sarà partecipe dello spirito che è Cristo. Questa carne, dunque, può ricevere, con l'aiuto dello Spirito Santo, una vita mirabile e la stessa incorruzione, e nessuno è in grado di spiegare o dire ciò che Dio ha preparato per i suoi eletti.
La norma che vi ho dato per una vita morigerata e santa non è da poco. Anzi, è tale che se uno la mette in pratica, non avrà da pentirsi, ma salverà se stesso e anche me che l'ho ammaestrato. E' veramente guadagno non piccolo ricondurre sul cammino della salvezza un'anima che si era smarrita o perduta. E questo guadagno noi potremo presentarlo al Signore che ci ha creati, se chi parla e chi ascolta parla e ascolta con fede e carità. Restiamo saldi in ciò che crediamo, nella giustizia e nella santità, e preghiamo fiduciosamente Dio il quale ci dice: Mentre tu ancora parli, risponderò: Eccomi a te (cfr. Is 58, 9). Questa espressione include una grande promessa, poichè ci fa intendere che è più pronto il Signore a dare, che noi a chiedere. Ma poichè siamo tutti partecipi di questa grande bontà, procuriamo di non invidiarci a vicenda i beni senza numero ricevuti dal Signore.
Pensiamo quanta è la gioia che quelle parole arrecano alle anime operose. Ebbene altrettanta è l'amarezza di condanna che esse portano alle anime disobbedienti.
Fratelli, prendiamo questa bella occasione per far penitenza, e mentre ne abbiamo tempo convertiamoci a Dio che ci ha chiamati e che è sempre pronto ad accoglierci. Se lasceremo tutte le voluttà e non permetteremo che la nostra anima rimanga preda dei cattivi desideri, saremo partecipi della misericordia di Gesù. Sappiate intanto che già viene il giorno del giudizio, rovente come un forno, e si dissolveranno in parte i cieli (cfr. Ml 3, 19) e tutta la terra, come piombo che si discioglie al fuoco, e allora si manifesteranno tutte le azioni degli uomini, quelle occulte e quelle già note.
Pertanto buona cosa è l'elemosina come penitenza dei peccati. Il digiuno vale più della preghiera, ma l'elemosina conta più di ambedue: La carità copre una moltitudine di peccati (1 Pt 4, 8). La preghiera, fatta con animo puro, libera dalla morte, ma è beato colui che è trovato perfetto mediante l'elemosina. Questa infatti libera dal peccato. Facciamo dunque penitenza con tutto il cuore, perchè nessuno di noi perisca. Se noi abbiamo l'obbligo di richiamare altri dal culto degli idoli e istruirli, quanto più dobbiamo impegnarci a salvare tutte le anime che già godono della vera conoscenza di Dio! Perciò aiutiamoci l'un altro, così da condurre al bene anche i deboli e salvarci tutti, migliorandoci per mezzo della correzione fraterna.
Procuriamo di far parte anche noi del numero di coloro che ora rendono grazie a Dio a motivo del servizio che gli resero in vita, e non degli empi che debbono temere il giudizio. Anch'io pur riconoscendomi carico di mille peccati e soggetto alla tentazione, sbattuto fra tante insidie del demonio, mi sforzo di seguire la via della giustizia, cercando se non altro di accostarmi ad essa mediante il timore salutare del futuro giudizio.
Fratelli e sorelle, dopo che avete ascoltato il Dio della verità, ascoltate anche l'esortazione che vi viene letta dal presente scritto, perchè, facendo seriamente attenzione a quanto vi dico, salviate voi stessi e colui che legge in mezzo a voi. Per il dono che vi faccio chiedo come ricompensa che vi convertiate sinceramente. Così vi assicurerete la salvezza e la vita.
Con una condotta santa daremo un buon esempio a tutti i giovani che intendono impegnarsi seriamente ad amare e servire Dio. Non alteriamoci e non indigniamoci quando qualcuno ci riprende. Se ci offendessimo saremmo degli stolti. La correzione infatti ha lo scopo di farci passare dal male alla via della santità. Talvolta infatti, a motivo della nostra malizia e del nostro orgoglio, pur facendo il male, non ce ne avvediamo, perchè la vista del nostro spirito è annebbiata dalle passioni. Compiamo dunque opere di giustizia per giungere alla salvezza. Beati coloro che obbediscono a questi precetti! Anche se per breve tempo sopportano i mali in questo mondo, un giorno raccoglieranno il frutto incorruttibile della risurrezione. Perciò non si rattristi colui che è pio se in questo mondo deve sopportare l'avversità. Lo attende un tempo felice. Allora, risorgendo con i padri, godrà per tutta l'eternità senza ombra di tristezza.
Non lasciamoci turbare vedendo che spesso i cattivi vivono nella prosperità, mentre i servi di Dio sono nella miseria. Convinciamoci di questo, fratelli e sorelle: noi siamo messi alla prova da Dio e ci esercitiamo in questa vita, per essere coronati nella vita futura. Tra i giusti nessuno ha mai ricevuto la ricompensa troppo presto, ma ha dovuto aspettarla. Se infatti Dio desse subito la ricompensa che spetta ai giusti, ne avremmo certo un vantaggio immediato, ma perderemmo un'occasione per dimostrare l'amore e la speranza in Dio.
La nostra non sarebbe una santità di buona lega se, anzichè sull'amore, si basasse sull'interesse. Ecco perchè il santo autentico è chi ama veramente, non si turba e non si sente come paralizzato nella sua attività al pensiero del giudizio divino.
All'unico e invisibile Dio, al Padre della verità, a Colui che ci ha inviato il Salvatore, l'autore dell'immortalità e il rivelatore della verità e della vita celeste, sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
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(1): La prima parte l'ho pubblicata ieri 8 novembre.