Di seguito il Vangelo di oggi, 10 novembre, giovedi della XXXII settimana del T.O., con un commento e un testo poetico del card. Van Thuan.
Per te, il momento più bello è il momento presente.
Vivilo appieno nell' amore di Dio.
La tua vita sarà meravigliosamente bella
se sarà come un cristallo formato da milioni di tali momenti.
Vedi come è facile?»
Card. Van Thuan, Il Cammino della speranza, n. 997.
Lc 17,20-25
In quel tempo, interrogato dai farisei: “Quando verrà il regno di Dio?”, Gesù rispose: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!”.
Disse ancora ai discepoli: “Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete.
Vi diranno: Eccolo là, o eccolo qua; non andateci, non seguiteli. Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione”.
In quel tempo, interrogato dai farisei: “Quando verrà il regno di Dio?”, Gesù rispose: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!”.
Disse ancora ai discepoli: “Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete.
Vi diranno: Eccolo là, o eccolo qua; non andateci, non seguiteli. Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione”.
IL COMMENTO
Scoop. Siamo sempre assetati di notizie da prima pagina, eventi straordinari nella nostra vita, capaci di dare finalmente una sterzata al grigiore dei nostri giorni. In attesa di un evento tanto atteso, un figlio, un lavoro, la guarigione da una malattia, una riconciliazione, un sogno realizzato, una vacanza. Ma il Regno di Dio non è nulla di tutto questo; non è in un terremoto, in una burrasca. Il Regno di Dio si cela nella brezza leggera che ogni mattino dischiude dinanzi a noi la realissima vita che ci attende. La famiglia, i figli, la salute o la malattia, il denaro e la precarietà, il lavoro o la disoccupazione, la solitudine, i fallimenti o le gioie. La vita che viviamo ogni giorno, esattamente quella e nessun'altra, è il luogo del Regno di Dio. Nessun'isola che non c'è: "« È lungo i sentieri dell'esistenza quotidiana
che potete incontrare il Signore!... Questa è la fondamentale dimensione dell'incontro:
non si ha a che fare con qualcosa, ma con Qualcuno, con il "Vivente" » (Giovanni Paolo II, Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997).
L'autentica rivoluzione cristiana è l'assolutamente impensabile: vivere ogni giorno dentro a quel giorno, sino in fondo. Scriveva il Card. Van Thuan: "Sono in prigione, se aspetto il momento opportuno per fare qualcosa di veramente grande, quante volte nella vita mi si presenteranno simili occasioni? No, afferro le occasioni che si presentano ogni giorno,
per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario". Vivere, in pace e felici, nel grigio quotidiano è la vera novità cristiana, dalla quale tutti vogliono invece fuggire. Stare dove il Signore ci ha posti, senza sperare un altro luogo, senza voli mentali in paradisi illusori, base d'ogni ideologia e d'ogni idealismo. Per chi guarda gli eventi con gli occhi di Cristo il grigio rivela i colori meravigliosi che nasconde. Le ferite di Cristo sono le porte che ci aprono il cammino alla Vita eterna dentro la vita quotidiana. C'è un "prima" intinto nelle sofferenze e nel ripudio, per il Signore e per ciascuno di noi. Un "prima" necessario del quale non possiamo fare a meno: ciascuno di noi reca la ferita del peccato ed il male si contrappone quotidianamente al Regno di Dio. Questa tensione ci coinvolge e ci costituisce, offrendoci da un lato la possibilità del perdono, dall'altra di partecipare al combattimento escatologico inaugurato con il Mistero Pasquale di Cristo.
Scappare dal male anestetizzando l'esistenza, o resistergli cercando la giustizia della carne, significherebbe svilire la nostra umanità. Non è eludendolo o combattendolo che si ha ragione del male: il male si assume, ed è stata la via rivelata e compiuta dal Signore. Per questo è necessario soffrire molto, essere rifiutati, gettati fuori, per trascinare il male nella vittoria di Cristo, che "con la sua morte ha vinto la morte" (Liturgia bizantina, Tropario di Pasqua). Il rifiuto e la sofferenza hanno condotto il Signore sin dentro all'inferno, per strappare ai suoi tentacoli la vita di tutti gli Adamo e le Eva d'ogni generazione. E' necessaria la sofferenza, è il cammino della salvezza. Ogni giorno anche per noi, il rifiuto di chi, legato agli inganni del demonio, non capisce, non accetta, respinge le parole, i consigli, anche gli atti d'amore. Quante volte abbiamo rifiutato il Signore, quanta sofferenza Gli abbiamo procurato... E quante volte ha preso su di sé il nostro rigetto e si è caricato il nostro male per ricrearci nella sua misericordia... Così, in noi, è Cristo che scende in ogni mattino a prendere il ripudio di questa generazione. Per salvare ad ogni costo qualcuno. E' questa la nostra vita, e un giorno senza sofferenza e senza rifiuto è un giorno perso. Come Isacco, legati alla Croce di oggi, con il Signore, per puro amore d'ogni uomo. Scendere agli inferi di ogni nostro prossimo per aprire loro il Cielo, perchè incontrino Lui, il nostro e il loro unico Salvatore.
Ma già in questo "prima", come un seme gettato in terra, è presente ed operante il "dopo", il Regno eterno di Dio. Fermi e crocifissi con Cristo nelle nostre storie, senza seguire i falsi profeti che annunciano futuri radiosi, assaporando, proprio nel dolore lancinante dei chiodi che ci trapassano, l'infinita dolcezza dell'amore di Cristo. La vita nella morte, la vita più forte della morte. Anche dove sembra che non si veda nulla è nascosta la perla preziosa, la vittoria definitiva del Signore. Anche nelle diverse prigioni dove spesso è condotta la nostra esistenza, dove si sperimenta la necessità di soffrire molto ed essere rifiutati dalla carne e dal mondo anche per essere purificati e vivere autenticamente e pienamente l'essenziale della vita vivere l'unico necessario: "Una volta, Madre Teresa di Calcutta mi ha scritto: «L'importante non è il numero di azioni che facciamo, ma l'intensità di amore che mettiamo in ogni azione». Come attingere questa intensità di amore nel momento presente? Penso che devo vivere ogni giorno, ogni minuto come l'ultimo della mia vita. Lasciare tutto ciò che è accessorio, concentrarmi soltanto sull'essenziale. Ciascuna parola, ciascun gesto, ciascuna telefonata, ciascuna decisione è la cosa più bella della mia vita, riservo a tutti il mio amore, il mio sorriso; ho paura di perdere un secondo, vivendo senza senso..." (Card. van Thuan). Vivere nella precarietà che solo la sofferenza è capace di svelare al profondo del nostro intimo, la radicale e cruda verità del nostro essere, per imparare a non sprecare nulla, neanche un frammento, perchè il Regno di Dio è in mezzo a noi, dentro l'istante presente che ci è dato.
Come l'istante nel quale Giacomo e Andrea incontrarono il Signore, il Regno di Dio lì, a un passo dalla loro vita. Un incontro e quel Regno, quella gioia, quella pace, quella sobrietà che abbracciava tutto della loro esistenza e la pervadeva di una luce nuova, così che nulla era più come prima; quel regno che era come un Paese nuovo rimanendo il Paese di sempre, i volti, la famiglia, il lavoro, gli amici, tutto diverso rimanendo quello che è sempre stato; quel Regno era carne ed ossa, uno sguardo e parole mai udite, era in mezzo a loro, in loro, di più, erano in Lui e Lui in loro: "Ciò che quell’uomo aveva detto loro corrispondeva al loro cuore, all’attesa del loro cuore, così intensamente, così evidentemente, così immediatamente che era come se dicessero: «Se non crediamo a quest’uomo, non dobbiamo credere più neanche ai nostri occhi»." (Mons. Luigi Giussani).
Ma il Regno, la vita nuova di Cristo in noi, va custodito dalla dissipazione e il suo scudo è proprio il dolore e l'impossibilità di fondare la vita su nulla e nessuno che non sia Cristo. Pesa una maledizione su chi pone la sua fiducia nella carne e nell'uomo; la illumina il Profeta Geremia: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere" (Ger. 17, 5-6). E' la maledizione di non vedere il bene, il Regno quando arriva e quando è in mezzo alla vita; la maledizione di non poterne gioire, di non avere la semplicità di gustare le sue delizie incastonate nel dolore. La maledizione di una vita arida, che spera una moglie diversa, un figlio laureato, un lavoro migliore, una vacanza tranquilla, o anche un diverso se stesso... E, soprattutto, quella di sprecare le occasioni per poi marcire nel rimorso per quanto si avrebbe potuto fare, godere, gioire. Perchè arriveranno giorni di silenzio assoluto, il tempo in cui, anche desiderandolo, vorremmo vedere il Regno, e sarà il vuoto, la notte, l'angoscia, il sepolcro del Signore. Per questo è necessario il "prima" della Croce e della sofferenza, dove sperimentare la presenza unica del Signore; dove la fede diviene adulta, a prova di deserto, perchè fondata sulla Roccia della sua resurrezione fattasi perdono e misericordia innumerevoli volte. Con la caparra dello Spirito Santo, invisibile eppure operante, il sigillo del Regno dentro di noi, potremmo incamminarci anche sui sentieri oscuri, dove nulla si sente e si prova, senza consolazioni e gratificazioni. E sarà il passo decisivo al Regno compiuto nella visione eterna dello Sposo, alle nozze eterne nel suo amore incorruttibile.
IN PRIGIONE, PER CRISTO
Card. Van Thuan
Gesù,
ieri pomeriggio, festa di Maria Assunta,
sono stato arrestato.
Trasportato durante la notte da Saigon fino a Nhatrang
quattrocentocinquanta chilometri di distanza
in mezzo a due poliziotti,
ho cominciato l'esperienza di una vita di carcerato.
Tanti sentimenti confusi nella mia testa: tristezza, paura, tensione,
il mio cuore lacerato
per essere allontanato dal mio popolo.
Umiliato, ricordo le parole della Sacra Scrittura:
«E stato annoverato tra i malfattori
- et cum iniquis deputatus est» (Lc 22,37).
Ho attraversato in macchina le mie tre diocesi, Saigon, Phanthiet, Nhatrang:
con tanto amore verso i miei fedeli,
ma nessuno di loro sa che il loro Pastore sta passando,
la prima tappa della sua Via crucis.
Ma in questo mare di estrema amarezza,
mi sento più che mai libero. Non ho niente con me,
neanche un soldo, eccetto il mio rosario
e la compagnia di Gesù e Maria.
Sulla strada della prigionia ho pregato:
«Tu sei il mio Dio e il mio tutto ».
Gesù,
ormai posso dire come san Paolo:
«Io Francesco, a causa di Cristo, ora sono in prigione
- ego Franciscus, vinctus Jesu Christi pro vobis» (Ef 3,1).
Nel buio della notte
in mezzo a questo oceano di ansietà, d'incubo,
piano piano mi risveglio:
«Devo affrontare la realtà ».
«Sono in prigione,
se aspetto il momento opportuno
per fare qualcosa di veramente grande,
quante volte nella vita mi si presenteranno
simili occasioni?
No, afferro le occasioni che si presentano ogni giorno,
per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario ».
Gesù,
io non aspetterò, vivo il momento presente, colmandolo di amore.
La linea retta è fatta di milioni di piccoli punti uniti uno all'altro.
Anche la mia vita è fatta di milioni di secondi e di minuti uniti uno all'altro.
Dispongo perfettamente ogni singolo punto
e la linea sarà retta.
Vivo con perfezione ogni minuto
e la vita sarà santa.
Il cammino della speranza è lastricato di piccoli passi di speranza.
La vita di speranza è fatta di brevi minuti di speranza.
Come tu, Gesù, che hai fatto sempre ciò che piace al Padre tuo.
Ogni minuto voglio dirti:
Gesù, ti amo,
la mia vita è sempre una «nuova ed eterna alleanza» con te.
Ogni minuto voglio cantare con tutta la Chiesa:
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...
Residenza obbligatoria
a Cây-Vông (Nhatrang, Centro Viet Nam),
16 agosto 1975,
all'indomani dell'Assunzione di Maria
