giovedì 17 aprile 2014

Un impegno per la famiglia, in Italia e in Europa



Il Comitato "Sì alla famiglia" ha pubblicato i nomi dei parlamentari e dei candidati che hanno sottoscritto il manifesto che li impegna a sostenere l'istituto familiare


“Mentre è in corso in Parlamento l’esame di provvedimenti pesantemente ostili alla famiglia – al Senato si vota il ddl Scalfarotto sull’omofobia e il ddl sulle unioni civili e alla Camera il ddl sulla droga e il divorzio breve – e la Corte costituzionale legittima la fecondazione eterologa, si intensifica l’attività del Comitato Sì alla famiglia”. Così inizia un comunicato diffuso in queste ore.
“Nella serata di ieri, a Roma, nella sede del Comitato si è tenuto un incontro fra il prof. Massimo Introvigne, presidente nazionale del Comitato, e parlamentari nazionali ed europei, che hanno sottoscritto l’atto di impegno a orientare le proprie scelte politiche ai contenuti del manifesto”.
I nomi dei candidati sono i seguenti: i parlamentari europei, nuovamente candidati al Parlamento europeo Roberta Angelilli (Ncd-circoscrizione Centro), Carlo Fidanza (FdI-Nord Ovest), Elisabetta Gardini (FI-Nord Est), Erminia Mazzoni (Ncd-Sud) e Sergio Silvestris (FI-Sud); i parlamentari nazionali Paolo Alli (Ncd), Angelo Attaguile (Lega), Laura Bianconi (Ncd), Paola Binetti (Udc), Stefano Borghesi (Lega), Filippo Busin (Lega), Raffaele Calabrò (Ncd), Gianfranco Chiarelli (FI), Massimo Corsaro (FdI-AN) Aldo Di Biagio (PI), Massimiliano Fedriga (Lega), Benedetto Fucci (FI), Vincenzo Garofalo (Ncd), Gian Luigi Gigli (PI), Maurizio Gasparri (FI), Alberto Giorgetti (FI), Guido Guidesi (Lega), Lucio Malan (FI), Rudi Marguerettaz (Lega), Roberto Marti (FI), Giuseppe Marinello (Ncd), Antonino Minardo (Ncd), Nicola Molteni (Lega), Alessandro Pagano (Ncd), Sergio Pizzolante (Ncd), Emanuele Prataviera (Lega), Eugenia Roccella (Ncd), Mario Sberna (PI), Rosanna Scopelliti (Ncd), Paolo Tancredi (Ncd), Paolo Vella (FI); i candidati alle prossime elezioni europee Gianni Alemanno (FdI-Sud) e Giovanni Paolo Azzaro (Ncd-Centro); l’ex senatore Stefano De Lillo.
“L’attività di Sì alla famiglia - si legge ancora nel comunicato -, oltre alla formazione e alla informazione sui temi del manifesto, ha avviato il sito www.siallafamiglia.it. Esso contiene una  sezione – SìJus – con aggiornamenti in tempo reale sulle novità legislative e giurisprudenziali europee e italiane in tema di famiglia, sull’azione di governo (dalle iniziative Unar a quelle del Miur) e letture critiche delle stesse, potendo contare su collaboratori scientificamente attrezzati”.
Il Comitato ha inoltre organizzato una rete di avvocati sull’intero territorio nazionale per garantire concreta assistenza, anche solo in termini di consulenza, a quei dirigenti scolastici, docenti, genitori e studenti che vivano condizioni di disagio per l’imposizione a scuola, e in altri ambienti pubblici, della propaganda fondata sull’ideologia del gender. “La prospettiva - annuncia il Comitato - non è quella di promuovere azioni legali spettacolari, ma di affiancare competenza ed esperienza a chi spesso non ha idea di come regolarsi, stretto fra la consapevolezza della gravità di certi messaggi e la necessità di non isolare il bambino o l’adolescente”.

*

Il Forum propone misure di equità familiare

Per dare 80 euro di più al mese il Forum delle Associazioni familiari propone di aiutare di più le famiglie con figli e ridurre i costi stimati dal Governo

Il Forum delle associazioni familiari ha inviato oggi a tutti i ministri una lettera aperta in cui si evidenziano le criticità del provvedimento, atteso per domani, di riduzione del Cuneo fiscale.
“In particolare” ha spiegato il presidente, Francesco Belletti, “ci soffermiamo sul fatto che il provvedimento del governo non tiene conto dei carichi familiari che gravano sul reddito e dell'annoso problema degli incapienti”.
“Per riequilibrare uno strumento che riveste una grande importanza, le associazioni familiari hanno elaborato una proposta che introduce due parametri: i carichi familiari che gravano sul reddito e il problema di non riesce a mantenere la famiglia, i cosiddetti “incapienti”.
Ci siamo accorti che affrontando questi due problemi - ha concluso Belletti - riusciamo a far risparmiare allo Stato qualche centinaio di milioni l’anno rispetto alle previsioni. Una ragione in più che contiamo possa spingere il governo a tenere conto della proposta”.
Il documento del Forum osserva che in merito alla manovra di riduzione della pressione fiscale sulle famiglie, sono state sollevate e molte questioni di equità
In particolare si è discusso  dei lavoratori dipendenti, con reddito annuo individuale lordo inferiore ai 25.000 euro senza tener conto della situazione familiare del beneficiario e quindi di non distinguere se il nucleo è mono o bireddito, se ci sono o meno figli a carico.
Bisogna inoltre chiarire come riuscire ad estendere questo beneficio anche agli “incapienti” che avendo guadagni modesti o molti carichi di famiglia, non pagano imposte e quindi non possono godere delle detrazioni e dei loro aumenti e che quindi si vedrebbero escluse dal beneficio dei famosi “80 euro in mese in busta paga da maggio”.
La misura, secondo i primi conteggi proposti dal governo, dovrebbe costare circa 6,4 miliardi di euro per gli 8 mesi del 2014 (circa 9,6 miliardi annui), considerando circa 10 milioni di dipendenti nelle condizioni indicate dal governo. Il costo salirebbe a poco meno di 8,8 miliardi, sempre per gli 8 mesi residui del 2014, se estesa anche ai circa 4 milioni di “incapienti”.
I nuclei con carichi familiari verrebbero così certamente penalizzate: in primo luogo perché l’aumento andrebbe, uguale, sia a chi non ha figli, sia a chi ne ha 2, 3 o 4; in secondo luogo perché una coppia con due redditi da 20.000 euro pro capite beneficerebbe del doppio beneficio (160 euro), anche senza figli, mentre una famiglia monoreddito con 35.000 euro, anche se avesse figli, ne sarebbe esclusa.
Mantenendo parità di costi complessivi il Forum propone una soluzione per diminuire l’ingiustizia familiare, e cioè  abbassare l’aumento base in busta a 60 euro al mese, e aggiungere 20 euro in più per ogni familiare a carico.
Così, un lavoratore single percepirebbe comunque un aumento annuo potenziale di 720 euro (60 euro per 12), mentre un lavoratore con tre persone/figli a carico avrebbe in più in busta paga, all’anno, 1.440 euro (60+20+20+20 x 12).
Secondo le stime del Forum sulla presenza e numero di familiari a carico, con questi valori il costo complessivo sarebbe uguale a quello degli “80 euro per tutti”.
Però balza agli occhi che finalmente ci sarebbe una misura che riconosce il diverso peso dei carichi familiari: ogni mese, anziché 60 euro, si ricevono 120 euro.
Non è ancora la piena equità del Fattore Famiglia, ma almeno è un primo passo non simbolico.
Inoltre, per evitare di penalizzare gli incapienti, l’ulteriore detrazione dovrebbe andare in credito di imposta, trasferibile al datore di lavoro che versa il dovuto in busta paga e 'recupera' sulle imposte aziendali.
E' molto importante evidenziare che le soglie di incapienza non riguardano "solo" chi ha redditi inferiori agli 8.000 euro annui, ma dipendono in modo diretto dai carichi familiari.
Così, se gli aumenti promessi sono sottoposti alla "tagliola dell'incapienza", le famiglie con carichi familiari più forti ne resteranno sostanzialmente escluse, e comunque le cifre avranno un andamento "esattamente iniquo": a parità di reddito, maggiori sono i carichi familiari (e quindi le detrazioni già ricevute), minore sarà la cifra in busta paga".
Una famiglia con 4 figli a carico è già "incapiente" a 25.000 euro di reddito (ha già detratto dalle tasse tutto quello che poteva), e quindi oggi l'intervento del governo porterebbe a questa famiglia un beneficio pari a 0 euro mensili, che moltiplicato 8 mesi (nel 2014) fa ancora 0 euro, e che, anche per 12 mesi, fa sempre zero euro.
I costi (stimati) della Proposta Forum risulterebbero inferiori a quelli della Manovra del governo (circa 135 milioni in meno, sugli 8 mesi del 2014, circa 250 milioni, su 12 mesi).
Ci pare che questa proposta sia semplice, non aggiunga oneri, e finalmente introduca un criterio di equità familiare finora assente da ogni scelta dell’attuale governo – e, purtroppo, di quasi tutti i governi precedenti. Perché non adottare questa soluzione? Siamo pronti, subito, a fornire ogni ulteriore dettaglio, perché, sulla famiglia si esca dalla retorica, e si passi finalmente ai fatti: anzi, all’equità nei fatti.

*

Per la libertà dei giornalisti, contro il "pensiero unico" dell'Unar

Azioni contro le direttive dell'Unar ai giornalisti, ritenute contrarie alla nostra Costituzione che tutela la libertà d'espressione e la pluralità d'informazione

Nei giorni scorsi Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, ha impugnato presso il Tar del Lazio le cosiddette “linee guida” emanate dall’Unar (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali) “per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”. Contestualmente, la rivista Notizie Pro Vita ha lanciato una campagna per sostenere con un contributo economico le spese legali.
Quali i motivi che hanno fatto sentire un giornalista minacciato a tal punto della sua libertà da ricorrere ad un Tribunale? Se ne trova traccia in un comunicato diffuso sul sito di Notizie Pro Vita, nel quale si accusa l’ufficio dell’Unar di voler “imporre un vero e proprio ‘pensiero unico’ ai giornalisti riguardo alle tematiche LGBT”. Si sostiene infatti che alle Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT  “dovranno attenersi tutti i giornalisti italiani”.
Dopo aver ricordato ai giornalisti di “sottolineare gli aspetti positivi della ‘visibilità’ degli omosessuali e il coraggio di chi si rende visibile”, Notizie Pro Vita spiega che le “linee guida” in questione impongono che il giornalista non deve associare transessuali e prostituzione e mai parlare di prostitute o prostituti”. Si chiede, invece, di utilizzare una sorta di neologismo edulcorato per descrivere i transessuali che vendono il proprio corpo: “lavoratrici del sesso trans”.
Al giornalista viene poi chiesto di assumere un ruolo che trascende la mera narrazione dei fatti, giacché - si legge sul sito di Notizie Pro Vita - “dovrà anche educare i suoi lettori a considerare cosa buona e giusta il ‘matrimonio’ omosessuale”, nonché far notare che “il matrimonio non esiste in natura, mentre in natura esiste l’omosessualità”. Per questo saranno bandite espressioni come “famiglia naturale” o “famiglia tradizionale” e anche “famiglia gay” o “famiglia omosessuale”, dovendosi preferire la locuzione “famiglie omogenitoriali”, oppure “famiglie con due papà, due mamme”. Ma è ritenuto “meglio ancora parlare, semplicemente, di famiglie” ed evitare così di contrapporre tali realtà al concetto di “famiglie tradizionali”.
In virtù di una presunta “letteratura scientifica”, sarà dunque vietato al giornalista sostenere che un bambino “ha bisogno di una figura maschile e di una femminile come condizione fondamentale per la completezza dell’equilibrio psicologico”.
Il comunicato di Notizie Pro Vita ricorda poi che non si potrà più scrivere “uteri in affitto”, considerata “un’espressione dispregiativa”, in luogo di una più delicata “gestazione di sostegno”.
“Queste imposizioni - si legge nel comunicato - sono contrarie alla nostra Costituzione poiché violano la libertà di espressione e il pluralismo informativo (artt. 13 e 21 Cost.) e sono in diretto contrasto con l’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.
Dopo aver ricordato il successo ottenuto dalla petizione che ha impedito la diffusione nelle scuole degli opuscoli Educare alla diversità, sempre pubblicati dall’Unar, Notizie Pro Vitainvita a sposare questa battaglia per la libertà dei giornalisti anche solo rispondendo a un questionario pubblicato sul proprio sito.
F. Cenci