Il tweet di Papa Francesco: "Com’è dolce stare davanti al Crocifisso, semplicemente rimanere sotto lo sguardo pieno d’amore del Signore! (EG 264) " (12 aprile 2014)
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11 aprile 2014, dal discorso di papa Francesco all’udienza con i rappresentanti del Movimento per la Vita
“La vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita [...] Oggi dobbiamo dire ‘no a un’economia dell’esclusione e della inequità’. Questa economia uccide… Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo; un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio a quella cultura dello ‘scarto’ che, addirittura, viene promossa’. E così viene scartata anche la vita”.
[...]“Occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia. Ricordiamo le parole del Concilio Vaticano II: ‘La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli’ ”.
[...]“Proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Vi incoraggio a farlo sempre con lo stile della vicinanza, della prossimità: che ogni donna si senta considerata come persona, ascoltata, accolta, accompagnata”.
Testo proveniente dal sito Radio Vaticana
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L’immagine dei genitori con la loro bambina in braccio che si accostano all’altare papale durante la Messa conclusiva della Gmg di Rio, nel luglio 2013, ha fatto il giro del mondo, grazie alle cronache dei media e alle immagini tv. I tre milioni e passa di giovani che partecipavano al rito sulla spiaggia di Copacabana forse nemmeno se ne accorsero, ma la piccola che mamma e papà portavano al Papa durante l’offertorio era anencefala, sottratta all’aborto raccomandato dai medici grazie al loro caparbio amore. Dono tra i doni, la piccola era al centro di un abbraccio commosso e grato, il segno di una scelta mostrata in mondovisione che abbagliava in un istante il buio delle vite gettate nelle molteplici discariche degli "scarti" umani.
È con gesti come questo che il Papa annuncia il Vangelo della vita e mostra «il luminoso piano di Dio sulla famiglia», come ha detto ai cardinali aprendo il recente Concistoro. I suoi due incontri di ieri mattina – uno dietro l’altro, in una sequenza che pare non casuale – hanno aggiunto al linguaggio esplicito e diretto dei gesti così caratteristici di Francesco la forza di parole chiare e nette, che non consentono sconti – in primis alla Chiesa – tale è la loro autoevidenza. A cominciare da quanto Bergoglio ha detto all’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia parlando con toni accorati degli «abusi sessuali sui bambini» da parte di «alcuni sacerdoti» e affermando di sentirsi «chiamato a farmi carico di tutto il male» commesso da «uomini di Chiesa». Sgorga da questa ferita un’umile invocazione personale, quel «chiedere perdono per il danno» che altri hanno compiuto ma che la Chiesa non può che sentire integralmente suo.
E passa attraverso il toccante «farsi carico» di una croce infamante – perché «con i bambini non si scherza» – la decisa rivendicazione che il Papa subito aggiunge del «diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli», col «rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini» («non sono cavie da laboratorio!») che ricorda il monito dell’omelia di giovedì sul «pensiero unico» col quale si «lapida la libertà delle coscienze» ma anche le parole con cui nell’ultimo Consiglio permanente Cei il cardinale Bagnasco denunciava la pretesa di trasformare le scuole in «campi di rieducazione, di indottrinamento» e di «omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni». Per la «maturazione affettiva» dei bambini – sono le esplicite parole offerte ieri dal Papa – occorre il «confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre», ricordando che «non sono spariti» gli «orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del XX secolo».
Toni più che preoccupati sui quali si staglia l’appello finale alla «tenerezza», anche quando fosse «necessario combattere»: un monito per non dimenticare che «le nuove sfide che ci pone la cultura nuova» vanno affrontate non col cipiglio corrucciato degli assediati ma «con i valori positivi della persona umana». È il tono incoraggiante e fiducioso che percorre anche l’altra udienza di ieri, quella al Movimento per la vita italiano, echeggiante pianti di bambini tra le braccia di decine di madri accompagnate dal Progetto Gemma nella loro scelta di accogliere una vita a tutta prima non desiderata. Davanti a questa singolare platea di madri e piccoli Francesco ricorda «la più ferma opposizione a ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa», citando la dura condanna del Concilio su aborto e infanticidio («delitti abominevoli») ma stemperando infine il clima nel dolce invito a madri preoccupate dagli schiamazzi dei figli – per il Papa «una musica bellissima» – a dargli «da mangiare, per favore, qui tranquillamente».
La parola e il gesto – sempre – in Bergoglio sono parti inseparabili dello stesso linguaggio. Ecco perché la «testimonianza evangelica» che chiede di rendere, proteggendo la vita «con coraggio e amore in tutte le sue fasi», è associata alla richiesta di adottare «lo stile della vicinanza, della prossimità»: c’è speranza che il cuore accetti di aprirsi, la cultura di mettersi in discussione, la società di interrogarsi sulle sue incoerenze talora letali solo se i cristiani sapranno vivere le tre azioni proposte da Francesco come atteggiamento verso le donne, spesso lasciate sole dagli uomini padri, indecise sul destino della propria gravidanza: ascoltare, accogliere, accompagnare. Su vita e famiglia, natura umana e filiazione, etica e sfide educative, la parola non sarà persuasiva, se resta senza uno sguardo nuovo e sincero che l’accompagna.
È con gesti come questo che il Papa annuncia il Vangelo della vita e mostra «il luminoso piano di Dio sulla famiglia», come ha detto ai cardinali aprendo il recente Concistoro. I suoi due incontri di ieri mattina – uno dietro l’altro, in una sequenza che pare non casuale – hanno aggiunto al linguaggio esplicito e diretto dei gesti così caratteristici di Francesco la forza di parole chiare e nette, che non consentono sconti – in primis alla Chiesa – tale è la loro autoevidenza. A cominciare da quanto Bergoglio ha detto all’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia parlando con toni accorati degli «abusi sessuali sui bambini» da parte di «alcuni sacerdoti» e affermando di sentirsi «chiamato a farmi carico di tutto il male» commesso da «uomini di Chiesa». Sgorga da questa ferita un’umile invocazione personale, quel «chiedere perdono per il danno» che altri hanno compiuto ma che la Chiesa non può che sentire integralmente suo.
E passa attraverso il toccante «farsi carico» di una croce infamante – perché «con i bambini non si scherza» – la decisa rivendicazione che il Papa subito aggiunge del «diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli», col «rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini» («non sono cavie da laboratorio!») che ricorda il monito dell’omelia di giovedì sul «pensiero unico» col quale si «lapida la libertà delle coscienze» ma anche le parole con cui nell’ultimo Consiglio permanente Cei il cardinale Bagnasco denunciava la pretesa di trasformare le scuole in «campi di rieducazione, di indottrinamento» e di «omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni». Per la «maturazione affettiva» dei bambini – sono le esplicite parole offerte ieri dal Papa – occorre il «confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre», ricordando che «non sono spariti» gli «orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del XX secolo».
Toni più che preoccupati sui quali si staglia l’appello finale alla «tenerezza», anche quando fosse «necessario combattere»: un monito per non dimenticare che «le nuove sfide che ci pone la cultura nuova» vanno affrontate non col cipiglio corrucciato degli assediati ma «con i valori positivi della persona umana». È il tono incoraggiante e fiducioso che percorre anche l’altra udienza di ieri, quella al Movimento per la vita italiano, echeggiante pianti di bambini tra le braccia di decine di madri accompagnate dal Progetto Gemma nella loro scelta di accogliere una vita a tutta prima non desiderata. Davanti a questa singolare platea di madri e piccoli Francesco ricorda «la più ferma opposizione a ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa», citando la dura condanna del Concilio su aborto e infanticidio («delitti abominevoli») ma stemperando infine il clima nel dolce invito a madri preoccupate dagli schiamazzi dei figli – per il Papa «una musica bellissima» – a dargli «da mangiare, per favore, qui tranquillamente».
La parola e il gesto – sempre – in Bergoglio sono parti inseparabili dello stesso linguaggio. Ecco perché la «testimonianza evangelica» che chiede di rendere, proteggendo la vita «con coraggio e amore in tutte le sue fasi», è associata alla richiesta di adottare «lo stile della vicinanza, della prossimità»: c’è speranza che il cuore accetti di aprirsi, la cultura di mettersi in discussione, la società di interrogarsi sulle sue incoerenze talora letali solo se i cristiani sapranno vivere le tre azioni proposte da Francesco come atteggiamento verso le donne, spesso lasciate sole dagli uomini padri, indecise sul destino della propria gravidanza: ascoltare, accogliere, accompagnare. Su vita e famiglia, natura umana e filiazione, etica e sfide educative, la parola non sarà persuasiva, se resta senza uno sguardo nuovo e sincero che l’accompagna.
Francesco Ognibene (Avvenire)
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Papa in campo contro aborto e gender
L’11 aprile 2014 Papa Francesco ha ricevuto, in separate udienze, il Movimento per la Vita e l’Ufficio Internazionale Cattolico per l’Infanzia (BICE). Com’è noto, il Papa ha più volte affermato che su alcuni temi – indicando come esempi in due note della Evangelii gaudium quelli relativi al «matrimonio» omosessuale – dovrebbero essere i vescovi locali, e non il Pontefice, a intervenire su progetti di legge discutibili, mentre nella stessa esortazione apostolica ha affermato che il numero ormai spaventoso di aborti «grida vendetta al cospetto di Dio», «offende il Creatore dell’uomo» e dunque giustifica l’intervento diretto del Magistero pontificio. Partendo dai diritti dei bambini, l’11 aprile Papa Francesco ha però ritenuto di aggiungere personalmente qualche richiamo in tema di educazione che allude in modo del tutto trasparente ai danni provocati dall’ideologia di genere.
Cominciando dall’aborto, al Movimento per la vita il Papa ha detto che «la vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita». Oggi un’ideologia di morte «considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo; un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio a quella cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. E così viene scartata anche la vita». Questo insegnamento, ha ricordato il Pontefice, è declinato nella Evangelii gaudium anche con riferimento all’economia e alla politiche che «scartano» i poveri: ma si tratta sempre di richiamare «norme etiche elementari» che derivano da una nozione di «natura umana sempre più trascurata». «Occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia. Ricordiamo le parole del Concilio Vaticano II: “La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli”».
A braccio, Papa Francesco ha ricordato un suo incontro argentino con un medico: «Uno mi ha chiamato da una parte. Aveva un pacchetto e mi ha detto: “Padre, io voglio lasciare questo a lei. Questi sono gli strumenti che io ho usato per abortire. Ho trovato il Signore, mi sono pentito, e adesso lotto per la vita!”. Mi ha consegnato tutti questi strumenti. Pregate per quest’uomo bravo!». «La vita umana fin dal suo concepimento» va difesa e promossa «in tutte le sue fasi», ha concluso il Papa, non dimenticando i vecchi e «i nonni», anche loro minacciati da una cultura che non rispetta la vita.
All’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia il Pontefice ha parlato del grave fenomeno del «reclutamento di bambini-soldato» e di quanto la Chiesa sta facendo per contrastare la pedofilia dei sacerdoti. «La Chiesa è cosciente di questo danno! E’ un danno personale e morale loro ... ma di uomini di Chiesa! E noi non vogliamo compiere un passo indietro in ciò che riguarda il trattamento di questo problema e le sanzioni che devono essere comminate. Al contrario credo che dobbiamo essere molto forti! Con i bambini non si gioca!».
Più in generale, ha detto il Papa, «occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre».
Casomai non fosse chiara l’allusione a chi propone forme diverse di famiglia, e insegna a forza ai bambini ideologie «alternative», il Pontefice ha invitato a «sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli». «A questo proposito – ha aggiunto – vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico’”». Il 10 aprile nell’omelia di Santa Marta il Papa era tornato su questa dittatura, imposta anche al Terzo Mondo minacciando di togliere gli aiuti economici: «Oggi si deve pensare così e se tu non pensi così, non sei moderno, non sei aperto o peggio. Tante volte dicono alcuni governanti: “Ma, io chiedo un aiuto, un aiuto finanziario per questo”, “Ma se tu vuoi questo aiuto, devi pensare così e devi fare questa legge, quell’altra, quell’altra...” Anche oggi c’è la dittatura del pensiero unico», che nel XX secolo «ha finito per uccidere tanta gente».
Qualche volta oggi, ha detto Papa Francesco al BICE, non si capisce se «si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione», un chiaro riferimento alla prolusione del cardinale Bagnasco al Consiglio permanente della CEI dove l’espressione «campi di rieducazione» bollava la propaganda dell’ideologia di genere nelle scuole italiane.
Il Papa ha concluso evocando il logo della Commissione della protezione dell’infanzia e dell’adolescenza di Buenos Aires: la fuga in Egitto di Maria e Giuseppe per difendere il loro Bambino. «A volte per difendere, è necessario scappare; a volte è necessario fermarsi per proteggere; a volte è necessario combattere. Però sempre bisogna avere tenerezza».
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LA FAMIGLIA FA LA DIFFERENZA
Documento conclusivo della Settimana sociale dei cattolici italiani.
È la famiglia che fa la differenza. All’indomani del duplice intervento della presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) — sulla trascrizione a Grosseto di un matrimonio tra persone dello stesso sesso e sulla decisione della Corte costituzionale in materia di fecondazione eterologa medicalmente assistita — la Chiesa in Italia torna a far sentire la propria voce sulla famiglia che rappresenta «la differenza fondamentale» tra una società aperta e una società chiusa in un individualismo autosufficiente.
La famiglia fa differenza. Per il futuro, per la città, per la politica è appunto l’articolato titolo del documento conclusivo della quarantasettesima Settimana sociale dei cattolici italiani, svoltasi a Torino nel settembre 2013 e che, come si ricorderà, ha avuto per tema proprio la famiglia, quale soggetto di «speranza» e di «futuro» per la società italiana.
Il documento, presentato questa mattina a Roma dal presidente del Comitato scientifico-organizzatore, Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, e dal vicepresidente, Luca Diotallevi, richiama nelle sue prime righe il messaggio che Papa Francesco volle inviare ai partecipanti alla Settimana sociale di Torino per esprimere vicinanza alla «sofferenza di tante famiglie» che, soprattutto in un contesto di crisi economica che per molti versi ricorda quella del dopoguerra, sperimentano il peso di povertà sociali e morali. «L’azione e il pensiero di Papa Francesco — ha chiarito introducendo l’incontro con la stampa monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei — stanno restituendo maggiore evidenza al principio per cui “tutto si tiene insieme” e non si può parlare di famiglia semplicemente a partire da una descrizione astratta e avulsa dal contesto storico-sociale, ma neanche lasciarsi schiacciare solo sui presunti dati di fatto, a cui sarebbe giocoforza conformarsi».
In tale prospettiva, dopo avere approfondito i fondamenti della visione cattolica sulla famiglia, il documento prende in considerazione alcuni aspetti legati all’attualità politica e culturale. Così parla delle «priorità» che «l’agenda della politica» del Paese dovrebbe assumere riguardo alle famiglie, le quali rappresentano il tessuto portante della società. Infatti, si afferma: «Non abbiamo paura di chi pone il problema della identità e del ruolo pubblico della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. Né abbiamo paura che il problema sia posto. Abbiamo paura di chi vuole imporre una soluzione evitando che la questione sia pubblicamente discussa e che le alternative in gioco e le loro principali implicazioni appaiano per quello che sono. E abbiamo paura di chi minimizza la scala dei problemi che coinvolgono la famiglia e anche di chi strumentalizza le questioni familiari riducendole a bandiera ideologica». Di qui anche la necessità di «rendere più efficace il riconoscimento del valore e del ruolo pubblico dell’istituto familiare». In tal senso, è anche «necessario e urgentissimo che la pressione fiscale sia abbassata e allo stesso tempo anche riformata in modo da riconoscere lo specifico e costoso contributo che l’istituto familiare fornisce alla collettività».
L'Osservatore Romano
Il documento, presentato questa mattina a Roma dal presidente del Comitato scientifico-organizzatore, Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, e dal vicepresidente, Luca Diotallevi, richiama nelle sue prime righe il messaggio che Papa Francesco volle inviare ai partecipanti alla Settimana sociale di Torino per esprimere vicinanza alla «sofferenza di tante famiglie» che, soprattutto in un contesto di crisi economica che per molti versi ricorda quella del dopoguerra, sperimentano il peso di povertà sociali e morali. «L’azione e il pensiero di Papa Francesco — ha chiarito introducendo l’incontro con la stampa monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei — stanno restituendo maggiore evidenza al principio per cui “tutto si tiene insieme” e non si può parlare di famiglia semplicemente a partire da una descrizione astratta e avulsa dal contesto storico-sociale, ma neanche lasciarsi schiacciare solo sui presunti dati di fatto, a cui sarebbe giocoforza conformarsi».
In tale prospettiva, dopo avere approfondito i fondamenti della visione cattolica sulla famiglia, il documento prende in considerazione alcuni aspetti legati all’attualità politica e culturale. Così parla delle «priorità» che «l’agenda della politica» del Paese dovrebbe assumere riguardo alle famiglie, le quali rappresentano il tessuto portante della società. Infatti, si afferma: «Non abbiamo paura di chi pone il problema della identità e del ruolo pubblico della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. Né abbiamo paura che il problema sia posto. Abbiamo paura di chi vuole imporre una soluzione evitando che la questione sia pubblicamente discussa e che le alternative in gioco e le loro principali implicazioni appaiano per quello che sono. E abbiamo paura di chi minimizza la scala dei problemi che coinvolgono la famiglia e anche di chi strumentalizza le questioni familiari riducendole a bandiera ideologica». Di qui anche la necessità di «rendere più efficace il riconoscimento del valore e del ruolo pubblico dell’istituto familiare». In tal senso, è anche «necessario e urgentissimo che la pressione fiscale sia abbassata e allo stesso tempo anche riformata in modo da riconoscere lo specifico e costoso contributo che l’istituto familiare fornisce alla collettività».
L'Osservatore Romano