Domani 13 aprile, Domenica delle Palme, come è ben noto si celebra in tutte le diocesi del mondo la XXIX Giornata della gioventù. In Vaticano, Piazza San Pietro, alla presenza di Papa Franfesco ci sarà il tradizionale "passaggio" della Croce della GMG e dell’Icona mariana della Salus Populi Romani. In quest'occasione la Croce e l'Icona dalle mani dei giovani brasiliani passerà a quelle dei coetanei polacchi che le porteranno in pellegrinaggio sino a Cracovia, sede della prossima GMG, in programma dal 25 luglio al 1° agosto 2016.
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«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5, 3)
Cari giovani, è impresso nella mia memoria lo straordinario incontro che abbiamo vissuto a Rio de Janeiro, nella XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù: una grande festa della fede e della fraternità! La brava gente brasiliana ci ha accolto con le braccia spalancate, come la statua del Cristo Redentore che dall’alto del Corcovado domina il magnifico scenario della spiaggia di Copacabana. Sulle rive del mare Gesù ha rinnovato la sua chiamata affinché ognuno di noi diventi suo discepolo missionario, lo scopra come il tesoro più prezioso della propria vita e condivida questa ricchezza con gli altri, vicini e lontani, fino alle estreme periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo. (...)
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Convegno in vista della gmg di Cracovia. Dove Wojtyła è stato giovane
«Rimettere in moto le parrocchie, far uscire i movimenti ecclesiali da sé stessi, incontrare i giovani che sono fuori dai nostri ambienti, privilegiare i più poveri, creare familiarità tra i vescovi e i giovani, dare una scossa alle vocazioni, imprimere un’impronta cristiana alla nostra epoca». Sono le aspettative della Chiesa di Cracovia, che dal 26 al 31 luglio 2016 ospiterà la giornata mondiale della gioventù. Le ha illustrate il cardinale arcivescovo Stanisław Dziwisz, venerdì 11 aprile, intervenendo alla seconda giornata del convegno internazionale di pastorale giovanile organizzato dal Pontificio Consiglio per i laici a Sassone di Ciampino.
Il porporato ha ricordato come tutte le città e le diocesi toccate dalle gmg ne siano uscite trasformate dal punto di vista spirituale, pastorale, culturale. «Ogni volta — ha detto — è un balzo in avanti che la gioventù del mondo imprime alla nazione e alla città ospitante. In due direzioni: è il contesto pastorale e sociale che riceve una scossa; ma è anche l’esperienza in sé delle gmg che resta intaccata dall’interpretazione che ne viene fatta in una determinata cultura. Ogni volta la giornata mondiale risorge come inedita: è sempre se stessa, ma con i connotati della terra che la ospita».
Il porporato ha ricordato come tutte le città e le diocesi toccate dalle gmg ne siano uscite trasformate dal punto di vista spirituale, pastorale, culturale. «Ogni volta — ha detto — è un balzo in avanti che la gioventù del mondo imprime alla nazione e alla città ospitante. In due direzioni: è il contesto pastorale e sociale che riceve una scossa; ma è anche l’esperienza in sé delle gmg che resta intaccata dall’interpretazione che ne viene fatta in una determinata cultura. Ogni volta la giornata mondiale risorge come inedita: è sempre se stessa, ma con i connotati della terra che la ospita».
Ciò varrà, a maggior ragione, «nella terra in cui l’ideatore delle gmg, Giovanni Paolo II, è stato a sua volta giovane». A Cracovia, infatti, «è fermentata la sua vocazione, è diventato sacerdote, e ha imparato ad amare i giovani, a stare con loro». Con la sua esistenza — ha aggiunto il porporato — egli «appare come il manifesto vivente della santità attraente». Il primo significato della gmg di Cracovia, infatti, «non può non essere la proposta dell’ideale storico-concreto della santità accessibile a tutti, ai giovani in particolare. Essa anzi è progetto che si attaglia particolarmente a loro, perché i giovani osano denunciare la nausea e la noia di certa esistenza, e dunque riconoscono che l’unica vera tristezza è quella di non essere santi».
Da tali premesse, ha detto ancora l’arcivescovo di Cracovia, sono maturate «l’idea alta di Giovanni Paolo circa i giovani» e «la prima convocazione del Papa ai giovani di Roma e del mondo» nel 1984. Quello di trent’anni fa, ha commentato, «era un invito che umanamente non si sapeva come sarebbe stato accolto. Non mancarono gli scettici. Ma la risposta superò ogni attesa: fu una sorpresa, una rivelazione». E «da quell’esito scenico fiorì una scelta strategica. I giovani cercavano espressione, chiedevano attenzione. Dopo l’exploit del ’68, con le sue mitologie e le sue vaghezze, a cui seguì presto una sorta di desertificazione che riportò i giovani nuovamente ai margini, ecco che c’era bisogno di qualcuno che li chiamasse di nuovo in causa. Li convocasse. Dicesse loro che meritano fiducia».
La giornata successiva del congresso del dicastero per i laici è stata dedicata alla riflessione comune sul tema: «Le gmg e la loro integrazione nella pastorale giovanile ordinaria». Celebrando la messa il cardinale presidente Stanisław Ryłko ha sottolineato come «le giornate mondiali della gioventù si offrano come laboratori educativi, capaci di insegnare tante cose importanti. E non solo: esse sono anche un grande segno di speranza che ci riempie di rinnovato coraggio e zelo pastorale nei confronti delle giovani generazioni». Infatti, ha aggiunto, «dopo le gmg, i giovani tornano nei propri ambienti di vita — nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nei posti di lavoro — più forti; maturano un concetto di Chiesa diverso: non più un’istituzione fredda e lontana, ma una compagnia di gente amica». Ai lavori è intervenuto anche il vescovo segretario Josef Clemens, che ha illustrato l’impegno della Chiesa per i giovani, da Giovanni Paolo II a Papa Francesco. È seguita una tavola rotonda sulle attese dei giovani; infine, attraverso gli interventi dei delegati, è stato fatto il punto sulle risposte della pastorale giovanile alle nuove sfide poste dal pontificato di Francesco.
L'Osservatore Romano
Da tali premesse, ha detto ancora l’arcivescovo di Cracovia, sono maturate «l’idea alta di Giovanni Paolo circa i giovani» e «la prima convocazione del Papa ai giovani di Roma e del mondo» nel 1984. Quello di trent’anni fa, ha commentato, «era un invito che umanamente non si sapeva come sarebbe stato accolto. Non mancarono gli scettici. Ma la risposta superò ogni attesa: fu una sorpresa, una rivelazione». E «da quell’esito scenico fiorì una scelta strategica. I giovani cercavano espressione, chiedevano attenzione. Dopo l’exploit del ’68, con le sue mitologie e le sue vaghezze, a cui seguì presto una sorta di desertificazione che riportò i giovani nuovamente ai margini, ecco che c’era bisogno di qualcuno che li chiamasse di nuovo in causa. Li convocasse. Dicesse loro che meritano fiducia».
La giornata successiva del congresso del dicastero per i laici è stata dedicata alla riflessione comune sul tema: «Le gmg e la loro integrazione nella pastorale giovanile ordinaria». Celebrando la messa il cardinale presidente Stanisław Ryłko ha sottolineato come «le giornate mondiali della gioventù si offrano come laboratori educativi, capaci di insegnare tante cose importanti. E non solo: esse sono anche un grande segno di speranza che ci riempie di rinnovato coraggio e zelo pastorale nei confronti delle giovani generazioni». Infatti, ha aggiunto, «dopo le gmg, i giovani tornano nei propri ambienti di vita — nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nei posti di lavoro — più forti; maturano un concetto di Chiesa diverso: non più un’istituzione fredda e lontana, ma una compagnia di gente amica». Ai lavori è intervenuto anche il vescovo segretario Josef Clemens, che ha illustrato l’impegno della Chiesa per i giovani, da Giovanni Paolo II a Papa Francesco. È seguita una tavola rotonda sulle attese dei giovani; infine, attraverso gli interventi dei delegati, è stato fatto il punto sulle risposte della pastorale giovanile alle nuove sfide poste dal pontificato di Francesco.
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