sabato 12 aprile 2014

Quando Dio indossa la toga

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(Marcello Veneziani su “Il Giornale” del 12/04/2014)Non dirò nulla sulla fecondazione eterologa ma dopo i commenti, in gran parte euforici sull’intervento della Corte costituzionale sulla legge 40 restano due cose di ordine generale.
La prima è che il legislatore e i rappresentanti del popolo sovrano, i medici, i sacerdoti e gli scienziati non contano nulla, possono solo proporre; ma a disporre alla fine è il magistrato. È lui che detiene il monopolio assoluto in materia di vita e di morte, di leggi e di valori, di libertà e divieti. Il giudice è dio in terra e ultima istanza suprema, detentore della Verità e del monopolio della Forza. A lui solo è concesso il decisionismo negato agli altri poteri. A me non piace vivere in un Paese in cui tutto è relativo meno il potere dei giudici, tutto è opinabile salvo le scelte ideologiche della Corte, c’è la divisione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario ma il potere giudiziario sovrasta gli altri due. Non contano le leggi del Parlamento né i costumi e le tradizioni dei popoli. Il giudice è l’unico Assoluto in una società relativista. Gli altri, parlamentari, medici, preti ed esperti al più sono i suoi periti, in tutti i sensi.
La seconda cosa da notare è che nel giro di poche settimane le grandi riforme annunciate e scadenzate non si sono viste, a cominciare dalla riforma elettorale, i grandi tagli si riducono a robetta, si spacciano accendini per termosifoni, più la vendita spettacolare di auto usate, passando dalla rottamazione all’autosalone. Poche migliaia d’euro che non basterebbero neanche a una concessionaria per vivere, figuriamoci a uno Stato come il nostro. In compenso è stato smantellato a tambur battente tutto un apparato legislativo, dalle leggi in materia di droga alle leggi sull’immigrazione clandestina, fino alle leggi sul concepimento. È scarsa la capacità di fondare, costruire, promuovere leggi; ma è inesorabile la capacità di demolire, smantellare, distruggere tutto quel che c’era.
Un rullo compressore nel nome del Progresso contro la Reazione. È considerato infatti reazionario scoraggiare l’uso delle cosiddette droghe leggere, anche se risulta ormai diffusamente modificato il principio attivo della cannabis e decuplicato il suo potenziale nocivo. È reazionario scoraggiare con norme dissuasive lo sbarco dei clandestini già decuplicato in questo primo scorcio d’anno, con il relativo, prevedibile caos che seguirà nei centri d’accoglienza. Ed è reazionario tutelare la famiglia come è sempre stata, secondo natura e civiltà. La tecnica è sempre la stessa: sbandierare casi estremi o pietosi, tenere storie, e poi far passare sotto le comprensibili aspettative di alcune coppie in cerca di figli, norme che relativizzano la famiglia e la natura. Seguirà a ruota la fecondazione artificiale per le coppie gay; come aperitivo, il tribunale di Grosseto ha sancito che le nozze gay sono legittime. In un colpo, un giudice solitario si sostituisce ai comuni, al popolo e ai suoi rappresentanti e decide da solo cosa fare. Insomma il Verbo del presente ridotto in sintesi è il seguente: l’umanità finora ha sbagliato, il progressismo ci dona d’un colpo la Verità negata nei secoli e Dio non è più in cielo perché presta servizio in tribunale. (Marcello Veneziani su “Il Giornale” del 12/04/2014)
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Si allargano nei Paesi Bassi le possibilità di costruire forme di famiglia differenti attraverso l’estensione dei diritti di adozione che renderà più semplice “mettere su famiglia” alle coppie lesbiche. Come riporta l’agenzia di stampa olandese ANP, lo scorso martedì 1 aprile, sono, infatti,  entrate in vigore le nuove norme che permetteranno alle madri lesbiche di riconoscere ufficialmente i figli della propria partner.
Grazie a questa nuova legge entrambe le donne  della coppia potranno, dunque, essere riconosciute legalmente come genitori dei bambini senza dover passare attraverso complesse e costose procedure di adozione. Le stesse regole non si applicheranno alle coppie maschili, in quanto la “genitorialità legale” spetterà sempre alla madre che non la potrà trasferire a terzi.
L’associazione olandese per i diritti LGBT Cultuur en Ontspanningscentrum (COC) ha accolto con scontato entusiasmo il rivoluzionario provvedimento dichiarando che, nel primo giorno di entrata in vigore della nuova legge, 20 coppie hanno approfittato delle nuove regole riconoscendo formalmente i bambini dei loro partner.
L’Olanda,  nell’aprile 2001, fu il primo paese a approvare un legge sul matrimonio civile per le coppie gay con identici diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione. La decisione di estendere i diritti di adozione ad entrambe le partners delle coppie lesbiche costituisce una nuova vittoria dell’imperante ed agguerrito fronte LGBT e un ulteriore passo in avanti verso il baratro morale fondato sull’ideologico slogan “tutto è famiglia”. (L.G.)

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Il matrimonio gay? I magistrati lo impongono
di Gianfranco Amato
A Grosseto, il matrimonio gay è stato riconosciuto dal Comune. Per ordine del tribunale, le nozze celebrate a New York, nel 2012, con rito civile fra due italiani, sono state trascritte nel registro di stato civile della città toscana. Secondo il giudice, nel codice civile «non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie» al matrimonio. Protagonisti della storia sono Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, un architetto e un giornalista. Si tratta del primo caso in Italia.
Qualcuno un giorno ricorderà il tempo in cui l’Italia era una repubblica parlamentare. Prima, cioè, della sua trasformazione in repubblica giudiziaria. Prima della mutazione genetica istituzionale avvenuta attraverso Il potere dei magistrati-legislatori. Sintomatici, in particolare, i recenti interventi giurisprudenziali capaci persino di ribaltare la prospettiva antropologica che sottendeva alcuni provvedimenti legislativi approvati da un parlamento che ingenuamente si riteneva investito del potere di legiferare, in virtù del mandato popolare conferitogli attraverso libere e democratiche elezioni.
È stato, ad esempio, il Tribunale per i minorenni di Bologna a disporre l’affidamento di una minore di tre anni ad una coppia convivente di uomini omosessuali, ignorando del tutto il fatto che tale anomala coppia non può considerarsi un «ambiente familiare idoneo» ai sensi dell’art. 2, primo comma, della Legge 4 maggio 1983, n. 184, in grado di assicurare al minore affidato «il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno». Anche in questo caso non conta la ratio della legge, né tantomeno la volontà del legislatore, ma solo la Weltanschauung personale del singolo magistrato chiamato ad applicarla.
È stato, ad esempio, il Tribunale di Rovereto a ritenere legittima la riattribuzione del genere anagrafico senza il ricorso all’intervento chirurgico, obbligando il Comune a rilasciare una carta d’identità ad un uomo cinquantenne che si sentiva donna, con la precisazione del sesso femminile.
Si è così introdotto nel nostro ordinamento giuridico il concetto di identità di genere, senza un approfondito e pubblico dibattito parlamentare ma attraverso la pericolosa scorciatoia della via giudiziaria. Si è trattato di un intervento volto ad incidere profondamente nella stessa prospettiva antropologica dell’uomo, con inevitabili gravi conseguenze, e in pochi hanno denunciato il fatto che si tratti di una questione troppo seria per essere lasciata alle sperimentazioni da laboratorio di magistrati che si arrogano il diritto di assurgere al ruolo di giudici-legislatori.
È stata, ad esempio, la Corte costituzionale, ad infliggere l’ultimo colpo di piccone alla Legge 40/2004 dichiarando incostituzionale il divieto alla procreazione medicalmente assistita eterologa. In pratica, capovolgendo la volontà dell’organo legislativo costituzionalmente previsto (il parlamento), la Consulta ha demolito una disposizione normativa che, da un lato, aveva la fondamentale funzione di salvaguardare il diritto del nascituro a conoscere le proprie origini – anche al fine di tutelarne l’identità personale, oltre che garantirne la tutela sanitaria e sociale –, e dall’altro lato di evitare il lucroso commercio di gameti che va sotto il falso nome di donazione ed il conseguente squallido sfruttamento delle donne. Questo pensava il parlamento democraticamente eletto quando ha approvato la norma che è finita sotto la mannaia della Corte costituzionale.
È stato, infine, il Tribunale di Grosseto a ordinare al Comune del capoluogo maremmano «di trascrivere nei registri di stato civile il matrimonio» fra due uomini, italiani, celebrato con rito civile nel dicembre 2012 a New York, sulla considerazione, tra l’altro, che nel codice civile «non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie». Scontato il tripudio del senatore PD Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay e membro della Commissione giustizia del senato che sta discutendo in questi giorni il disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia. Ha affermato, infatti, il senatore Lo Giudice: «È un precedente unico per il nostro Paese, è la prima volta che un matrimonio gay viene riconosciuto in Italia». Sono quindi i giudici del Tribunale di Grosseto, i primi magistrati a “celebrare” le nozze omosessuali in Italia.
L’eccesso di zelo mostrato nel voler compiacere la deriva politically correct ed apparire più gay friendly dell’Arcigay, ha portato i magistrati maremmani, forse, ad esagerare un pochino. Non solo hanno voluto, in questo caso, sostituirsi alla volontà del legislatore in materia di matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma hanno persino preteso di invadere il campo saldamente presidiato dalla nobile Accademia della Crusca. Sì, perché gli stessi giudici nel sostenere che nel codice civile non contiene «alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie», non hanno considerato, tra l’altro, che l’art. 143 dello stesso codice parla espressamente di «marito» e di «moglie». Ora, secondo la prestigiosa istituzione che vigila sul bell’idioma italico, il lemma «marito» viene definito, fin nella prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1621), come «huomo congiunto in matrimonio», mentre il lemma «moglie» è definito come «donna congiunta in matrimonio». La decisione del Tribunale di Grosseto rappresenta un ulteriore passo in avanti. In questo caso, infatti, i giudici non hanno voluto soltanto sostituirsi al legislatore, ma hanno persino ritenuto di poter modificare la lingua italiana piegandola alla logica delle proprie convinzioni. Forse hanno davvero esagerato.

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Aggressione alle radici civili e cristiane dell'Italia
di Luca Volontè

Il direttore ha intelligentemente commentato la decisione della Corte delle Filippine, dimostrando come anche questa decisione sia frutto di un attacco globale alla persona e alla famiglia.
Nello stesso senso si sta muovendo una aggressione alle radici civili e anche cristiane della civiltà italiana. Proposta di Legge Scalfarotto, con relativa ripresa forzata della discussione al Senato, Libretti Unar (promossi e ritirati) ancora oggi nei loro contenuti di fondo propagandati in molte scuole, Matrimonio breve o divorzio breve, distruzione sistematica della Legge 40, il tutto nascosto al grande pubblico dalla simpatia aggressiva del Primo Ministro italiano Renzi.
Tutti questi elementi della aggressione 'globale' italiana ci mostrano molte facce di un paese ancora inconsciente della propria radice civile e del proprio valore nell'ambito del contesto internazionale ed europeo. A spingere per l'approvazione della proposta Scalfarotto, al di la delle belle intenzioni pubblicizzate a ridosso della formazione del nuovo esecutivo ( 'faremo un mediazione su questo tema all'interno delle forze di Governo'), non ci sono solo le pressioni di talune e sinistre associazioni LGBT, c'è anche una parte della magistratura che si concepisce 'punta di diamante' della innovazione e promotrice della 'felicità umana'. Ieri infatti il Tribunale di Grosseto ha riconosciuto la legittimità del matrimonio omosex di una coppia che l'aveva celebrato all'estero.Di fatto ci si avvia verso una 'parificazione' tra il matrimonio civile e quello omosex, di fatto con i casi di affidamento di minori a Bologna e Genova, si stanno aprendo le porte alle 'adozioni' da parte di coppie LGBT.
Nell'ambito del diritto umano della libertà di pensiero, con qualunque 'salsa' sarà condita, la proposta Scalfarotto porterà a un affievolimento della libertà di opinione, espressione e manifestazione di qualunque pensiero contrario alla ideologia LGBT. Le felici notizie sul ritiro dei libretti Unar, seppur caratterizzate dalla assoluta mancanza di applicazione del principio di responsabilità nei confronti del Direttore Unar, non chiudono il problema, ma lo esaltano.Infatti, proprio perché nessuno è stato ritenuto responsabile e nessuno ha pagato per la sconcezza irregolare del finanziamento e della distribuzione di quei libretti, oggi in molte scuole molti insegnanti ritengono loro 'dovere' continuare a propagandare la ideologia LGBT. I post facebook e twitter di moltissimi genitori italiani, dimostrano la certezza dell'impunibilità di molti insegnati che da un lato 'violentano' i bambini insegnando a loro la bellezza di sentirsi 'femmine/maschi/etero/omo/trans, dall'altro violano allegramente i diritti dei genitori. Ahimè, come dimostra il nuovo Governo francese dopo la nomina di Laurence Rossignol alla famiglia, "i bambini non appartengono più ai loro genitori", ma allo Stato.
Con la approvazione unanime del testo base da parte della Commissione Giustizia del Senato per la riduzione dei tempi del divorzio, si giunge dopo 11 anni di battaglie alla conclusione che deve essere previsto anche nel nostro ordinamento anche un terzo matrimonio, oltre a quello religioso e civile con promesse definitive, quello 'breve'. Lo scopo ultimo della norma, giustificato con la lunghezza dei procedimenti, scusante ridicola nei casi previsti dalla nuova proposta normativa, è quello di assecondare la tendenza all'aumento dei divorzi come se essa fosse di per sé positiva. Certo il classico provincialismo italiano di non voler vedere gli effetti sociali devastanti del 'matrimonio breve' in Spagna,i costi per il welfare in Norvegia, la banalissima 'scomposizione sociale' spingono ad un 'coro' stonato di consensi, accelerando invecchiamento e marginalità del nostro Paese. Tutto ciò in una Italia nella quale ovviamente la famiglia continua a scendere pericolosamente sotto la soglia di povertà, pur avendo svolto la funzione impropria di 'ammortizzatore sociale' durante la crisi. Nell'ottobre del 2003, la proposta Montecchi venne bocciata, oggi il 'picconamento finale' della cellula fondamentale delle società appare più facile.
Sempre in questi giorni, dopo mesi e anni di lanciati allarmi, la Corte Costituzionale Italiana ha definitivamente chiuso il cerchio e ridotto in macerie quella legge 40 che era costata un decennio di dibattiti parlamentari e, quantomeno, aveva limitato i danni del far west procreativo.
C'è da aspettare le motivazioni della sentenza, soprattutto leggere le eventuali opinioni dissenzienti e capire la rottura avvenuta nel seno della Corte, tuttavia questa decisione ha distrutto il principio filosofico e del diritto comune che cioè il figlio sia una persona con la propria dignità umana e non invece, come affermato direttamente o indirettamente dalla sentenza, un oggetto di desideri altrui. Così facendo il diritti dei figli a conoscere e vivere con i propri genitori vanno in soffitta e, non siamo distanti, al momento che anche la diversità sessuale dei genitori venga archiviata come vetusta tradizione retrograda.
Tutto ciò accade nell'ordinaria confusione politica e mass mediatica italiana, aggravata da incomprensibile strategia ecclesiale. Infatti, dopo la presidenza Ruini e i primi anni di Bagnasco, ora moltissimi cittadini italiani si sentono 'senza bussola', mancano cioè quei giudizi forti e pubblici che indicavano pericoli e aprivano orizzonti di azione. Questo è un male per molte ragioni: sino agli anni '90 la Dc diceva e faceva spesso il bene comune, poi era la Cei ad occupare lo spazio pubblico.Ora non solo mancano riferimenti di partiti di massa ancorati al bene comune e alle radici cristiane, manca pure la costante presenza di un giudizio autorevole. Non tutto il male viene per nuocere, ora è il tempo dei laici cristiani e non, un tempo di verità nel quale sarà più facile l'incontro tra uomini 'veri', più proficua la loro amicizia, più essenziale la loro opera ricostruttiva.