Quanto sta accadendo nelle Filippine ci richiama al fatto che la battaglia che stiamo combattendo in Italia per fermare la legge sull’omofobia e i tentativi di sessualizzare perfino i bambini delle scuole materne, non ha una dimensione né italiana né europea, ma globale. Lo vogliamo o meno è in atto una “guerra mondiale del sesso” che si sta combattendo casa per casa, cioè paese per paese.
Cosa è accaduto dunque nelle Filippine? Ieri la Corte Costituzionale ha dato il via libera alla legge sulla Salute Riproduttiva, che ora perciò entra in vigore. In realtà, tale legge, che prevede la distribuzione gratuita dei contraccettivi e incentiva il “non più di due figli per famiglia” pur vietando l’aborto 8per ora), era stata approvata alla fine del 2012 dopo anni di battaglie durissime che hanno visto la Chiesa cattolica (l’80% degli abitanti nelle Filippine è cattolico) opporsi fieramente a questa imposizione, fortemente sostenuta dalle agenzie dell’Onu e da alcune ben note organizzazioni non governative internazionali, come l’IPPF (International Planned Parenthood Federation). Opposizione che è proseguita anche dopo l’approvazione della legge che infatti è stata sospesa e poi congelata dalla Corte Costituzionale a cui erano arrivati ben 14 ricorsi che denunciavano come le misure anti-natalità della legge contrastassero con il rispetto per la vita sancito dalla Costituzione.
Alla fine ieri la Corte ha emanato il suo verdetto: la Legge sulla Salute Riproduttiva è costituzionale, ma i vescovi cattolici hanno espresso parziale soddisfazione perché almeno alcuni articoli importanti sono stati cassati dai giudici. Soprattutto è stata tolta la sezione 7, che obbligava anche gli istituti sanitari cattolici a distribuire anticoncezionali, ed è stata garantita l’obiezione di coscienza per il personale sanitario. Inoltre è stato riconosciuto che spetta ai genitori la responsabilità dell’educazione dei propri figli.
La vicenda filippina fa emergere in modo molto chiaro le forze in campo. Da una parte abbiamo un popolo, sì molto povero, ma anche tradizionalmente aperto alla vita, con una Chiesa cattolica molto presente nella società, la cui influenza è stata determinante per abbattere prima la dittatura di Fernando Marcos (1986) e per fermare poi i tentativi di introdurre politiche di controllo forzato delle nascite, anche promuovendo un Programma di genitorialità responsabile.
Dall’altra abbiamo un insieme di forze internazionali che vanno dalle agenzie Onu agli Stati Uniti (l’allora segretario di Stato Hillary Clinton nel 2009 fece clamorose pressioni dirette sul governo di Manila) che, con grande disponibilità economiche e ricatti politici (niente aiuti senza controllo delle nascite) hanno spinto i parlamentari a proporre e approvare questa legge sulla Salute Riproduttiva, attaccando e denigrando in tutti i modi la Chiesa cattolica.
Peraltro si tratta di un dispiegamento di forze che sarebbe illogico se le motivazioni fossero semplicemente quelle dichiarate: nonostante l’assenza di specifiche politiche nazionali al riguardo il tasso di crescita della popolazione nelle Filippine è in rapida discesa (dal 3% del 1960 all’1,8% del 2009), conseguenza del drastico calo della fertilità: dal 7% nel 1960 all’attuale 3%. Anche sostenendo la tesi per cui l’aumento della popolazione impedisce il miglioramento dei livelli di vita, si dovrebbe prendere atto che c’è stato un drastico calo della fertilità pur in assenza di una legge sulla Salute Riproduttiva, una tendenza destinata a continuare. Perché dunque investire tanti soldi su campagne che, bene che vadano, produrranno risultati comunque non molto diversi da quelli già ottenuti senza la distribuzione di contraccettivi? I motivi veri devono essere dunque altri e molto importanti se meritano un tale spiegamento di forze dall’Europa alle Filippine, dall’America Latina all’Africa.
In ogni caso dobbiamo aver chiaro che davvero la guerra è mondiale; e ci è stata dichiarata da un insieme di poteri che hanno una forza pervasiva impressionante. Motivo per scoraggiarci? No di certo, noi sappiamo chi è il Signore della Storia e stiamo partecipando della Sua vittoria. Ci è solo chiesto di combattere la buona battaglia fino in fondo, che consiste anzitutto nel testimoniare il di più di vita che Gesù ci dona. Anche nel cercare di fermare l’approvazione di una legge ingiusta, come quella sull’omofobia, che distruggerebbe la vita di molti bambini e giovani.
*
La legge contro l'omofobia è arrivata al Senato
Iniziata ieri in Commissione la discussione sul controverso Ddl Scalfarotto. L'alto numero di emendamenti presentati ne rallenta però l'iter d'approvazione
Il Ddl Scalfarotto torna d’attualità. È infatti iniziata ieri pomeriggio, in Commissione al Senato, la discussione sul disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia approvato alla Camera lo scorso 19 settembre.
Con sé il testo ha trascinato un nuovo carico di polemiche. Per il governo, era presente il sottosegretario Ivan Scalfarotto, relatore del disegno di legge; presenza considerata inopportuna, giacché l’esecutivo aveva garantito di rimettersi alla volontà della Commissione e poi dell’Aula.
Gli esponenti del Nuovo Centrodestra hanno adottato una linea all’insegna dell’ostruzionismo presentando 250 dei 386 emendamenti inseriti. Indice del fatto che il testo di legge continua a suscitare forti perplessità nel partito guidato da Angelino Alfano, nonostante l’approvazione alla Camera della proposta di Gregorio Gitti (Popolari per l’Italia) che esclude dall’applicazione della norma “la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee”, le “condotte conformi al diritto vigente” e quelle “assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o culto”.
L’eventuale approvazione definitiva della legge è considerata dai suoi detrattori una minaccia nei confronti di chi sostiene l’unicità del matrimonio naturale come sancito dalla Costituzione italiana.
Preoccupa inoltre un nuovo emendamento, presentato da Rosaria Capacchione (Pd), che prevede l’obbligatorietà di un percorso rieducativo presso associazioni omosessuali. Proposta ritenuta “peggiorativa” dagli oppositori al Ddl Scalfarotto.
Zenit
*
Documento