giovedì 10 novembre 2011

Come fu, così sarà


Di seguito il Vangelo di oggi, 11 novembre, venerdi della XXXII settimana del T.O., con un commento e un testo dal "Diario" di santa Faustina Kowalska.

Chagall, l'arca di Noè

L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione,
anche in quella del tempo... l'amore mira all'eternità.
Sì, amore è «estasi», ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza,
ma estasi come cammino,
come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso
verso la sua liberazione nel dono di sé,
e proprio così verso il ritrovamento di sé,
anzi verso la scoperta di Dio:
«Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà».
Gesù con ciò descrive il suo personale cammino,
che attraverso la croce lo conduce alla resurrezione.
Partendo dal centro del suo sacrificio personale
e dell'amore che in esso giunge al suo compimento,
egli con queste parole descrive anche l'essenza dell'amore
e dell'esistenza umana in genere.

Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 6.




Lc 17,26-37


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti.
Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà.
Vi dico: in quella notte due si troveranno in un solo letto; l’uno verrà preso e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo, l’una verrà presa e l’altra lasciata”.
Allora i discepoli gli chiesero: “Dove, Signore?”. Ed egli disse loro: “Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi”.


IL COMMENTO


Fa tremare la serietà con la quale, nel Vangelo, viene presa la vita. E quanta superficialità trasudi dalle pagine dei giornali e dalle nostre vuote chiacchiere che risuonano il vuoto angosciante dei nostri cuori e delle nostre coscienze. Mette i brividi scorrere le pagine d'un qualsiasi giornale, accendere anche solo un secondo la tv, sedersi ad un qualche muretto popolato di "nuovi barboni imberbi" accompagnati da sbiadite fanciulle acconciate in costumi quasi adamitici. Si tratta semplicemente di flash d'una realtà che si impone allo sguardo anche più frettoloso. E, peggio, se si approfondisce un po'....


Ma la superficialità costituisce la maggior parte della topografia delle nostre anime. Per questo il Vangelo è terribilmente serio. Senza vie di fuga. I nostri giorni, e le cose con le quali li riempiamo, e quelle che ci son date per darne un senso, sono tutte, indistintamente, le tavole con le quali ci trastulliamo a fare surf sulla vita. E' triste, ma è così. Tutto scivola, non inganniamoci, anche quando sembrano serie le cose, importanti gli impegni, oneste le faccende. Come ai tempi di Noè, ci sposiamo, lavoriamo, cerchiamo case, le abitiamo, facciamo figli, quando non possiamo ci accaniamo con mille provette e quando non li vogliamo li gettiamo in un chimico cestino, ci addormentiamo e ci svegliamo. Una routine, un empio "eterno ritorno" che surgela e scongela ogni cosa vissuta senza che nulla abbia davvero un senso. Ma dov'è il nostro cuore?


Un fatto, è sufficiente un piccolo fatto che sconvolga la nostra tranquillità, un'onda anomala, a farci precipitare tra le correnti incontrollabili che ci trascinano lontano dall'approdo. E ci sentiamo persi, depressi, e affiorano i più profondi sensi di giustizia violata senza motivo. E il diluvio ci uccide, e scopriamo che, per quanto abbiamo tentato di stringere stretti gli ormeggi, l'acqua è più forte delle nostre capacità, dell'astuzia, anche dell'esperienza, e la barca è travolta e non c'è nulla da fare. Il Signore ci dice oggi che vi è sempre qualcosa, nella vita, che ci sorpassa, in grado di farci morire, di portarsi via tutto. Mangiare, bere, prendere moglie, comprare, vendere, costruire: è la vita di ogni giorno, e può essere bruciata tra fuoco e zolfo. Perchè vivere empiamente e stoltamente è una possibilità reale, vicinissima a ciascuno di noi. La questione è come viviamo.


Il Signore ci offre oggi una certezza: arriva il giorno del Figlio dell'Uomo. Arriva il giorno della verità, quando sarà rivelato ciò che è autentico e ciò che è effimero. In quel giorno non si potrà far nulla, sarà distruzione e morte, o vita e amore. Si salverà solo chi sarà pronto a sfuggirlo, chi avrà imparato a non difendere la propria vita. Due uomini, due donne, apparentemente uguali, dormendo o lavorando; come le dieci vergini che nulla le distingueva se non la stoltezza e la saggezza. Ma queste si rivelano solo all'arrivo dello Sposo, nell'ora imprevista. Una donna macinerà con sapienza, un'altra stoltamente: così per qualunque attività, anche la più ordinaria, si può vivere con sapienza o con stolta superficialità. Sarà preso, eletto, chi avrà vissuto con l'unica sapienza autentica, quella della Croce, che non difende ma perde, dona, offre la propria vita; chi non torna a casa a raccogliere le sue cose, perchè la sua vera ricchezza è Cristo; chi lavora amando e non si volta indietro nel rimpianto, nel dubbio, cercando di riacciuffare cipolle e aglio dell'Egitto. Chi corre dimentico del passato e proteso verso il futuro, con lo sguardo del cuore fisso sulla corona che il Padre ha preparato nel Cielo. Sarà eletto ad entrare nel banchetto solo chi avrà riempito i vasi di Spirito Santo, accumulando tesori in Cielo, dimenticando se stesso, anche ciò che ha fatto, anche la missione, o l'essere madre di dieci figli, o marito fedele, o quello che sia. Sarà preso chi fugge dalle occasioni di peccato in un'urgenza di santità, e per questo vive già nascosto in Cristo, l'unico assoluto della propria vita, nel quale ogni istante acquista valore nell'essere donato senza riserve. Donato e dimenticato, senza appropriarsi di nulla, nella consapevolezza di appartenere a Lui, e per Lui fare tutto. Amare, come Lui ci ama, con il solo merito di avere accolto, nella debolezza e nell'indegnità, la sua misericordia.


Il Vangelo di oggi ci annuncia il giorno della verità, per chiamarci a vivere in essa ogni giorno. Solo così saremo pronti per l'avvento del Signore. Egli infatti prepara e anticipa la sua venuta nelle trame della nostra storia, attraverso persone e fatti. E così ci insegna ad essere "trovati in Lui", a sperimentare in tutto il suo amore così grande che ogni cosa o persona, al suo confronto e priva di lui, appare come spazzatura, un impedimento al possesso della vera vita. Quanti diluvi, quanto fuoco dal cielo resettano le nostre vite perchè impariamo a fare di Lui, e solo di Lui, il tesoro del nostro cuore. Gli eventi che rovesciano le nostre certezze sono puro amore di Dio, di fronte ai quali dobbiamo chiederci dove abbia messo le radici il nostro cuore. Sulla sabbia o sulla roccia? Il dramma della vita, con la sua serietà, è tutto in questa questione. In fondo, la certezza della precarietà della vita alberga il cuore di tutti. E' l'atteggiamento di fronte ad essa che decide la nostra esistenza.Carpe diem, cogliere tutto senza discernimento, perchè tutto scivola e sfugge, sino a fare indigestione di esperienze e arrivare a trent'anni esausti e senza più alcun interesse? Bruciare amori e sesso nella prima adolescenza per restare senza speranze a vent'anni? Oppure prendere di peso la fugacità della vita e abbandonarsi alla Volontà di Dio, al suo amore che provvede ogni giorno la manna di cui abbiamo bisogno?


Perdere la vita compiendo la volontà di Dio per sperimentare che, nella precarietà, esiste un sentiero di certezze granitiche, un senso che si manifesta ogni giorno di più come luce nelle tenebre della paura. Imparare a soffrire, a digiunare, a tacere. Non gettare cuore e mente al miglior offerente del giorno, ma custodire se stessi donandosi a Cristo perchè Lui ci doni agli altri in un autentico amore gratuito. Le fondamenta sulla sabbia, al passaggio del diluvio, crollano rovinosamente e lasciano tra le macerie poveri cadaveri, vite spente, pensieri narcotizzati; parodie di persone dove gli avvoltoi di questo mondo, medici-psicologi-avvocati, falsi amici, profeti di menzogne, lotterie dove spendere soldi e illusioni, dispensatori di droghe, alcool e narcotici vari si radunano in attesa della triste spartizione. Ma per noi è preparata la Roccia, Gesù Cristo e il suo amore infinito, la certezza che non passa, la moda giusta per il nostro cuore, inconfondibile e incorruttibile. Indossare il suo amore e attendere, ogni istante, d'essere preso da Lui per entrare, attraverso la storia che ci è data, in una meravigliosa avventura. Qualunque sia, dovunque sia.





Santa Faustina Kowalska (1905-1938), religiosa
Diario, § 1229 (Libreria Editrice Vaticana, 2004, fine 3° quaderno)

«Chi perderà la sua vita la salverà»

O giorno eterno, giorno desiderato,
ti attendo con nostalgia ed impazienza,
tra non molto l'amore scioglierà i veli,
e tu diverrai la mia salvezza.

Giorno stupendo, momento impareggiabile,
in cui vedrò per la prima volta il mio Dio,
lo Sposo della mia anima e il Signore dei Signori,
sento che la mia anima non proverà timore.

Giorno solennissimo, giorno luminoso,
in cui l'anima conoscerà Dio nella sua potenza,
e s'immergerà tutta nel Suo amore,
constatando che sono finite le miserie dell'esilio.

Giorno felice, giorno benedetto,
nel quale il mio cuore arderà per Te di ardore eterno
poiché fin d'ora Ti sento, sia pure attraverso i veli,
Tu, o Gesù, in vita e in morte sei per me estasi ed incanto.

Giorno che attendo da tutta la vita,
ed attendo Te, Dio,
poiché desidero soltanto Te.
Solo Tu sei nel mio cuore, tutto il resto è nulla per me.

Giorno di delizia, di eterne dolcezze,
Dio di grande Maestà, mio Sposo,
Tu sai che nulla soddisfa il cuore di una vergine.
Poserò il mio capo sul Tuo dolce Cuore.