Ad un anno esatto dalla nascita di questo blog (1), il testo che segue mi sembra perfetto per la celebrazione. Sta passando nell'Ufficio delle Letture proprio in questi giorni. Quando si dice che nulla capita a caso....
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Dall'«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 1, 1 - 2, 7; Funk, 1, 145-149)
(Capp. 3, 1 4, 5; 7, 1-6; Funk, 1, 149-152)
(Capp. 8, 1 - 9, 11; Funk, 1, 152-156)
(Capp. 3, 1 4, 5; 7, 1-6; Funk, 1, 149-152)
(Capp. 8, 1 - 9, 11; Funk, 1, 152-156)
Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina
Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell'estrema importanza della nostra salvezza. Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.
E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l'esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto? Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall'uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l'uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.
In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l'assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all'esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.
Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell'abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54,1). Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo…, esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera. Con l'espressione: Perché più numerosi sono i figli dell'abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.
Un altro passo della Scrittura dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.
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Riconosciamo Dio con la testimonianza della vita Il Signore ci ha dimostrato una misericordia così grande da non permettere che noi, esseri viventi, sacrificassimo a divinità morte, o che rivolgessimo loro la nostra adorazione, noi che per mezzo di Cristo abbiamo conosciuto il Padre della verità. Ora qual è la conoscenza che conduce a lui se non quella di Cristo, che ci ha rivelato il Padre? Egli stesso dice a questo riguardo: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio (cfr. Lc 12,8). Questa sarà dunque la nostra mercede, se riconosceremo colui dal quale venne la nostra salvezza. Ma in che modo lo riconosceremo? Facendo quel che ci dice e non disprezzando i suoi comandamenti; onorandolo non solo con le labbra, ma con tutto il cuore e con tutta la mente. Dice in fatti per bocca di Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me» (Is 29,13). Non contentiamoci dunque di chiamarlo Signore: questo non ci gioverebbe. Egli infatti ci ricorda: Non chiunque mi dice: Signore Signore, si salverà ma chi compirà il bene (cfr. Mt 7,21). Pertanto, fratelli, riconosciamolo nella vita pratica, amandoci l'un l'altro, fuggendo ogni impurità, la maldicenza, l'invidia, e vivendo con temperanza, misericordia e bontà. Ricordiamoci che la nostra regola di vita deve essere l'aiuto scambievole, non l'ingordigia del denaro. Riconosciamolo proprio facendo così e non facendo il contrario. Non dobbiamo temere gli uomini, ma piuttosto Dio. In caso contrario il Signore ci direbbe: Se sarete raccolti intorno a me e non metterete in pratica i miei comandamenti, vi respingerò dicendovi: Allontanatevi da me; non so di dove siete, operatori d'iniquità (cfr. Mt 7,23; Lc 13,27). Di conseguenza, fratelli, facciamo ogni sforzo, sapendoci impegnati in una nobile gara, mentre vediamo che molti volgono l'animo a varie competizioni. Ma non saranno coronati se non quelli che avranno lavorato seriamente e gareggiato con onore. Sforziamoci, ripeto, perché tutti possiamo ottenere la corona. Corriamo nella via giusta, lottiamo secondo le regole, navighiamo in molti vincendo gli ostacoli, per essere così coronati, ed anche se non tutti riporteremo il primo premio, almeno avviciniamoci ad esso più che sia possibile. Chi nella gara si comporta in maniera sleale viene squalificato. E non dovrà essere condannato chi non osserva le giuste regole nella gara per la vita eterna? Anzi è proprio di costoro che non hanno fatto onore al carattere dei cristiani che si dice: «Il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà, e saranno un abominio per tutti» (Is 66,24).
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La conversione sincera
Finché viviamo in questo mondo, facciamo penitenza. In realtà noi non siamo che un poco di fango tra le mani di chi lo plasma. se un vasaio, che lavora un pezzo di creta per ricavarne un vaso, vede che questo gli esce sformato o che gli si spezza tra le mani, lo impasta di nuovo. Se invece pensa di mettere nella fornace lo lascia com'è . Anche nella nostra esistenza c'è una situazione nella quale è possibile un rifacimento in meglio, e un'altra nella quale non lo è più. Infatti durante la vita terrena noi abbiamo tempo e modo di far penitenza dei nostri peccati e così ottenere la salvezza dal Signore.
Usciti che saremo da questo mondo, non potremo più convertirci né espiare il male commesso. Perciò, fratelli, compiamo la volontà del Padre, conserviamo casto il nostro corpo e osserviamo i comandamenti del Signore, e così raggiungeremo la vita eterna. Per questo dice il Signore nel vangelo: Se non sarete stati fedeli nel poco, chi vi affiderà il molto? Perciò vi dico: Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto (cfr. Lc 16, 10-11). Vuol dire questo: conservate casto il corpo e immacolato il carattere del cristiano per essere degni di riprendere la vita.
E nessuno di voi osi affermare che questo corpo non sarà glorificato e non risorgerà. Riflettete un poco: in quale situazione siete stati redenti e avete ricevuto la vita spirituale, se non mentre vivevate in questo corpo? Ecco perché dobbiamo custodire il corpo come un tempio di Dio. Ma poiché siete stati chiamati nel corpo, così nel corpo verrete anche giudicati. Se Cristo Signore, che ci ha salvati, volle prendere figura umana, mentre prima era solo spirito, e così ci ha chiamati a sé, anche noi riceveremo la nostra mercede in questo corpo. Amiamoci dunque gli uni gli altri, per giungere tutti nel regno di Dio. Finché abbiamo tempo per guarire, affidiamoci a Dio, nostro medico, e consegniamo nelle sue mani i nostri pochi meriti. Quali meriti? Quelli che si acquistano mediante la penitenza fatta con cuore sincero. Egli conosce ogni cosa prima che avvenga e nulla gli sfugge di tutto ciò che si agita nel nostro cuore. Diamogli lode, dunque, non solo con la bocca, ma anche col cuore, perché ci possa ricevere come figli. Per questo il Signore disse: Miei fratelli sono coloro che fanno la volontà del Padre mio (cfr. Lc 8, 21, ecc.).
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(1): A proposito, ho iniziato a mettere in ordine i post pubblicati secondo le etichette a lato. Non pensavo che fosse un lavoro così impegnativo. Mi auguro di terminare entro la fine dell'anno...